martedì, Settembre 29, 2026
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Clima, caldo estremo registrato in 11mila città: inondazioni e incendi tra i rischi

AGI – I segnali del cambiamento climatico legati alle temperature estreme sono già distinguibili dalla normale variabilità storica in tutte le oltre 11.000 città analizzate da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Urban Climate, al quale ha partecipato l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac). Per gli indicatori relativi alle giornate e alle notti molto calde, il 100% dei centri urbani ha superato questa soglia prima del 2025. I segnali legati a stress termico, siccità e condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi sono emersi nel 77-90% delle città, mentre quelli relativi alle precipitazioni estreme risultano più tardivi e differenziati.

I diversi rischi climatici urbani

Il gruppo di ricerca ha utilizzato simulazioni climatiche regionali ad alta risoluzione per studiare l’evoluzione di diversi rischi climatici urbani e individuare il cosiddetto Time of Emergence, cioè il momento in cui il segnale del cambiamento climatico diventa sufficientemente forte da distinguersi dalla variabilità naturale del clima. “I risultati mostrano una sequenza chiara: i segnali legati all’aumento delle temperature emergono per primi, mentre quelli legati alle precipitazioni sono più tardivi ed eterogenei”, spiega Rita Nogherotto del Cnr-Isac, prima autrice dello studio. Per le precipitazioni estreme, il segnale è emerso nel 20% delle città prima del 2025. Nella maggior parte dei casi, secondo le simulazioni, diventa distinguibile dalla variabilità storica tra il 2025 e il 2050.

La ricerca mostra quindi che i diversi rischi climatici non si manifestano con gli stessi tempi né con la stessa intensità nei centri urbani. Un altro risultato riguarda la differenza tra le medie climatiche regionali e le condizioni delle singole città. Per gli estremi di temperatura, oltre la meta’ dei centri analizzati presenta cambiamenti più intensi della media regionale. “I risultati evidenziano quindi la necessità di integrare le proiezioni regionali con informazioni climatiche specifiche alla scala urbana, utili alla pianificazione dell’adattamento”, osserva Nogherotto. Per gli estremi di temperatura, l’anticipazione dell’emergere del segnale in ambiente urbano è generalmente inferiore a due anni. La riduzione delle emissioni, invece, può posticiparne l’emergere di oltre 5-10 anni, secondo i risultati dello studio.

L’esposizione delle città alle inondazioni

La ricerca ha esaminato anche l’esposizione alle inondazioni in circa mille città costiere piccole e intermedie, confrontandole con 167 centri urbani con più di un milione di abitanti. In uno scenario di alte emissioni e in assenza di protezioni costiere, le città minori presentano quote più elevate di superficie urbana potenzialmente allagata. “I valori raggiungono il 19% in Asia, il 14% in Africa e il 10% in Europa e in America centrale e meridionale. Nelle grandi città l’esposizione relativa risulta generalmente inferiore”, riferisce Nogherotto. Le protezioni costiere riducono sensibilmente queste percentuali e attenuano le disuguaglianze associate alla capacita’ economica. In assenza di protezioni, le città economicamente meno forti risultano più esposte, soprattutto in Africa e in America centrale e meridionale. Con adeguati livelli di protezione, questa relazione si riduce sensibilmente o scompare in alcune regioni. Secondo i ricercatori, i risultati indicano l’importanza di affiancare alle proiezioni climatiche regionali informazioni specifiche per le singole città, integrando la riduzione delle emissioni e le misure di adattamento nella pianificazione urbana.

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