mercoledì, Ottobre 7, 2026
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7 ottobre, dalla prigionia alla politica: l’odissea degli ex ostaggi di Hamas

AGI – Giovani, vecchi, uomini, donne e anche bambini, 251 in tutto: le loro immagini mentre vengono trascinati a Gaza dai terroristi di Hamas su motociclette, auto e pickup la mattina del 7 ottobre 2023 hanno fatto il giro del mondo.

Da poco più di un anno, l’incubo degli ostaggi si è concluso, con la liberazione degli ultimi 20 vivi, mentre il corpo del 24enne Ran Gvili è tornato in Israele solo lo scorso gennaio, mettendo la parola fine a questa dolorosa odissea che ha segnato non solo i protagonisti ma anche le centinaia di persone che ne sono state toccate, anche solo indirettamente.

I libri dopo la prigionia

Una volta liberati, c’è chi ha scritto un libro come parte di un percorso di guarigione ancora in corso. È il caso di Eli Sharabi, Aviva Siegel, Maxim Herkin e Bar Kupershtein.

“Preferisco affrontare le cose con umorismo e risate, essere felice con la mia famiglia e guardare avanti, non indietro”, ha affermato Bar Kupershtein, rimasto nelle mani di Hamas a Gaza per 738 giorni. Anche Herkin è rimasto sotto sequestro due anni e ha dato alla stampa il diario che ha segretamente scritto mentre era prigioniero.

La testimonianza all’Onu

Ilana Gritzewsky, ex ostaggio, ha trovato il coraggio di presentarsi davanti al Consiglio Onu per i Diritti Umani per denunciare pubblicamente di essere stata sessualmente molestata. “Non ci sono prove? Io sono la prova”, ha affermato, dopo essere stata liberata dopo pochi mesi con la mascella e l’anca rotte e una grave bruciatura sulla gamba.

La difficile ripresa della vita quotidiana

La 43enne Hagar Brodutch ha raccontato a Reuters le difficoltà che ancora attraversa, parlando di una “enorme lotta quotidiana”. Un “antidoto”, se così si può dire, sono i corsi di pasticceria che ha di recente iniziato a frequentare a Tel Aviv per “trovare una nuova strada, creare qualcosa con le mie mani e costruire, passo dopo passo, un futuro”.

L’effetto del 7 ottobre sulla politica

Ma l'”effetto 7 ottobre” è riscontrabile anche nella vita pubblica e politica mentre il Paese si avvia alle prime elezioni dal massacro di Hamas, in quelle che vengono viste come un referendum nei confronti della leadership di Benjamin Netanyahu. Tra i candidati, almeno nove hanno perso una persona cara, uccisa o presa in ostaggio, o si sono distinti combattendo contro Hamas quel giorno.

La candidatura di Talik Gvili

Si ritrovano in entrambi i due principali schieramenti: con il Likud del premier si è presentata Talik Gvili, madre del poliziotto Ran Gvili, decisa a portare avanti “la fiaccola” del figlio “che il 7 ottobre è andato a difendere il popolo d’Israele”. Netanyahu l’ha messa in nona posizione nella lista dei candidati e questo fa sì che abbia praticamente la vittoria in tasca per entrare alla Knesset.

L’eroe di Nahal Oz

Dall’altra parte, accolto tra le fila del partito centrista di Naftali Bennett e Yair Lapid, c’è Noam Tibon, generale in congedo divenuto un eroe nazionale quel giorno dopo aver guidato verso il kibbutz di Nahal Oz per mettere in salvo suo figlio, il giornalista Amir Tibon e la sua famiglia, radunando e inquadrando nel frattempo soldati allo sbaraglio per lottare contro Hamas.

Shira Shapira con Eisenkot

Con Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito ritenuto il favorito alle elezioni nel blocco dell’opposizione, si è schierata Shira Shapira, il cui figlio Aner respinse le granate lanciate da Hamas mentre cercava riparo, proteggendo altre persone prima di rimanere ucciso.

Dall’impegno degli ostaggi alla candidatura

E se Eli Sharabi è stato il primo ex ostaggio a pubblicare un memoir della terribile esperienza, è stato liberato pelle e ossa dopo quasi un anno e mezzo a Gaza, mentre la moglie e le due figlie adolescenti sono state uccise nell’attacco, la politica è stata un richiamo per il fratello Sharon Sharabi. Questo, battutosi in prima linea per il ritorno di Eli, mentre l’altro fratello Yossi Sharabi è morto durante la prigionia, è passato dall’impegno come portavoce del principale gruppo di familiari degli ostaggi a candidarsi alle elezioni del 27 ottobre per Yisrael Beitenu di Avigdor Lieberman. La missione è quella di “andare in aiuto delle famiglie in lutto che sono state abbandonate dall’attuale governo”.

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