mercoledì, Ottobre 7, 2026
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Manovra, energia e accise mobili: le mosse del governo tra Bruxelles e il taglio delle tasse

AGI – Energia, carburanti con il ritorno sul tavolo dell’ipotesi di attivare le accise mobili e rendimenti dei titoli di Stato sono al centro delle mosse del governo in vista della prossima manovra.

L’Italia è in pressing su Bruxelles per ottenere maggiori spazi di flessibilità in materia di energia, oltre a quelli già contrattati, vista la corsa dell’inflazione legata al rialzo dei prezzi dei beni energetici.

“Non stiamo chiedendo una spesa libera perché vogliamo essere allegri, si deve tenere in considerazione che nei nostri bilanci ci saranno miliardi in più da spendere senza averlo deciso”, specifica la premier Giorgia Meloni dal vertice Med9 di Spalato.

Giorgetti: serve più flessibilità

Sulla stessa linea il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Partendo dal principio che in questi anni abbiamo dimostrato di essere addirittura più rigorosi nel rispettare le regole di bilancio europee, riteniamo che questo ci legittimi a porre il tema, assieme ad altri Paesi”.

Il titolare del Mef porterà avanti le proposte italiane all’Ecofin in programma da giovedì 8 ottobre a Lussemburgo.

Attesa per la risposta della Commissione Ue

La risposta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen alla lettera di venerdì scorso della premier italiana dovrebbe arrivare non prima del Consiglio Ue della prossima settimana.

“È una questione sulla quale mi pare che ci sia interesse”, rivendica Meloni. Fonti europee intanto fanno sapere che giovedì dovrebbe arrivare l’ok alla clausola di salvaguardia nazionale richiesta dall’Italia per l’energia e la difesa.

La prossima settimana è previsto il voto in Parlamento sulla richiesta di scostamento di bilancio da circa 29 miliardi per il biennio 2027-2028. Poi l’ok finale di Bruxelles è atteso a novembre.

Torna l’ipotesi delle accise mobili

Intanto Meloni non chiude la porta al meccanismo delle accise mobili, visto che il 5 ottobre è terminato dopo oltre sei mesi il taglio delle accise sul gasolio ancora in vigore.

“Siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili. A settembre abbiamo circa 160 milioni di euro di extragettito Iva che possono essere spesi per questo obiettivo”, annota la premier.

Preoccupazione per i titoli di Stato

Oltre al dossier dell’energia, a destare preoccupazione c’è anche la pressione sui rendimenti dei titoli di Stato a livello globale.

Oggi i listini sono andati in rosso per una nuova ondata di vendite sui bond.

“Qui il problema”, osservava in Transatlantico il ministro della Difesa Guido Crosetto, “è piuttosto la crisi dei titoli sovrani. Se parte l’infezione sono guai per tutti, altro che 2008. Io sono preoccupato e Giorgetti è consapevole dei rischi, meno male che c’è lui e che ha tenuto sempre una linea di rigore”.

L’inflazione in Italia, rileva Crosetto, “non è alta come in altri Paesi. Ma la crisi dei titoli sovrani potrebbe coinvolgere non solo l’Europa ma anche gli Stati Uniti e la stessa Cina”.

Il richiamo alla prudenza sui conti pubblici

Proprio Giorgetti ricorda che la tenuta dei conti pubblici “significa anche sicurezza del Paese”.

“Osservando quello che accade nei mercati finanziari internazionali sappiamo perfettamente quanto sia importante mandare dei segnali di serietà”.

L’allarme del Fondo Monetario Internazionale

Intanto il Fondo Monetario Internazionale lancia un nuovo monito sul debito pubblico. La direttrice generale Kristalina Georgieva ha deplorato la mancanza di “azioni decisive” nelle economie avanzate fortemente indebitate, indicando diversi Paesi dell’Eurozona e sollecitando “scelte politiche molto difficili”.

In Italia il debito pubblico pesa per oltre 3mila miliardi di euro.

La ricerca delle risorse per la manovra

Nel frattempo al Mef prosegue la ricerca delle risorse in vista della manovra. Le banche, tramite l’Abi, ribadiscono il loro no a un nuovo contributo straordinario da parte degli istituti di credito, visto che è già stato siglato un accordo triennale.

L’obiettivo principale del governo per la prossima manovra resta il taglio delle tasse per il ceto medio, con l’estensione dell’aliquota Irpef al 33% ai redditi fino a 60 mila euro. E poi una flat tax al 5% sui salari degli under 35 per far crescere le buste paga.

 

 

 

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