AGI – Energia e bilancio europeo sono i dossier che scaldano la prima giornata di lavori del Consiglio europeo. Il tema dell’impatto dei prezzi dell’energia è stato dibattuto tra i leader Ue, divisi sull’impostazione da dare alle soluzioni di breve periodo per offrire sollievo all’industria e alle famiglie europee dopo i rincari dovuti alla crisi di Hormuz e all’impatto dell’inflazione sui prezzi finali. Le preoccupazioni dei leader sono così evidenti che, rispetto al serrato programma della riunione odierna, si è reso necessario un ulteriore approfondimento nella tarda serata di oggi.
A sollevare il tema, in una lettera alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, era stata la premier italiana Giorgia Meloni, che aveva sottolineato come, quando in situazioni di emergenza un fattore esterno interviene gonfiando l’inflazione e i costi, secondo le regole del Patto di stabilità vi sia la possibilità per l’esecutivo europeo di considerare questi fattori come rilevanti e concedere un’ulteriore flessibilità di bilancio.
Un tema che oggi è stato riproposto da Meloni e che ha trovato l’appoggio del primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. Inoltre, secondo diverse fonti diplomatiche, l’Italia, la Grecia, Cipro e gli altri quattro Paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) sarebbero favorevoli a un rinvio dell’entrata in vigore dell’Ets2, che estende il mercato del carbonio a edifici e trasporto su strada, rispetto alla data prevista del 2028.
La spaccatura sul mercato del carbonio e la posizione della Germania
Molti leader europei avvertono l’urgenza di trovare soluzioni di breve termine per attenuare l’impatto dei prezzi. Nel dibattito entra anche il sistema di scambio delle emissioni di carbonio (Ets) e quei Paesi, tra cui l’Italia, che chiedono di sospenderlo per alleggerire i costi per le aziende energivore. Secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche, nelle conclusioni potrebbe entrare anche il tema dell’Ets2.
I nodi da sciogliere sono ancora stretti, come confermano fonti vicine al governo tedesco: “Sul tavolo ci sono adesso diverse proposte e ci siamo inseriti anche noi: c’è una proposta di riforma nostra e di altri, perché naturalmente nemmeno noi accettiamo che l’Ets venga di fatto affossato”, afferma la fonte, aggiungendo che, se non si dovesse trovare un accordo oggi, non ci sarebbero conclusioni del vertice Ue sulla parte relativa all’energia, “cosa con cui, francamente, potremmo convivere”.
Bilancio pluriennale: la frattura tra Frugali e Amici della Coesione
Non va meglio la discussione sul prossimo bilancio pluriennale, dove la polarizzazione tra Frugali e Amici della Coesione rischia di far svanire l’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine del 2026. Un auspicio che però non fa affievolire l’ottimismo del presidente del Consiglio europeo António Costa, che ancora oggi pomeriggio postava: “Il nostro obiettivo rimane quello di raggiungere un accordo entro la fine di quest’anno” e si è impegnato a convocare un nuovo Consiglio europeo il 26 novembre prossimo in cui presenterà la sua proposta negoziale agli stati.
Stamattina Italia e Romania hanno riunito attorno al tavolo i Paesi della Coesione, giungendo a una dichiarazione congiunta che ruota attorno a quattro richieste: risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni; salvaguardia dei capitoli relativi a coesione e agricoltura, sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento; contribuzioni eque da parte degli Stati membri; no agli sconti sui contributi nazionali. Anche la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che stamattina in apertura dei lavori si è rivolta ai leader, ha sottolineato la necessità che alle ambizioni si accompagnino risorse adeguate, facendosi portavoce dell’Eurocamera, che ha bocciato i tagli proposti dalla negobox irlandese.
L’asse dei Frugali e il rischio di un vertice senza intese
Di contro ci sono i Frugali, ai quali non interessa arrivare a un accordo senza tagli sostanziali e che sono pronti a portare i negoziati al nuovo anno. Lo scriveva ieri sera il cancelliere austriaco Christian Stocker, che per stamattina ha indetto una riunione ristretta sul bilancio con Germania, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Finlandia e Danimarca, ai quali si è aggiunto il Belgio. I “frugali” chiedono un bilancio più attento ai conti e con tagli sostanziali rispetto alla proposta della Commissione. Quando mancano ancora alcune ore al termine della prima giornata di Consiglio europeo, sui fascicoli più pesanti si confermano le previsioni della vigilia: discussioni intense, ma poche decisioni.



