martedì, Ottobre 20, 2026
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img

L’addio della leggenda, Amanpour lascia la Cnn

AGI – Oltre quarant’anni in mezzo alle guerre del mondo con una telecamera davanti e una domanda da fare a chiunque avesse il potere di decidere il destino degli altri. Una leggenda che ha raccontato il conflitto nel Golfo, la Bosnia, il Ruanda, l’Afghanistan. Ha intervistato presidenti, capi di Stato, rivoluzionari e uomini convinti che la storia fosse una loro proprietà privata. Ora Christiane Amanpour a 68 anni lascia la Cnn. E la notizia riguarda qualcosa di più della fine di una carriera televisiva: riguarda un’idea di giornalismo che oggi appare insieme necessaria e sempre più difficile da difendere.

Il divorzio dalla Cnn a giugno

Amanpour ha annunciato che si separerà dalla rete a giugno, dopo avere cominciato a lavorarci nell’83 come assistente nella redazione di Atlanta. Prima di diventare uno dei volti più riconoscibili dell’informazione internazionale, era una ragazza alla quale un superiore aveva detto che non aveva le qualità per diventare corrispondente estera, né per apparire davanti a una telecamera. Quella previsione sbagliata appartiene ormai alla piccola storia delle occasioni mancate del giornalismo.

La prima guerra del Golfo

La sua carriera, invece, appartiene alla storia più grande: quella di una televisione che, nel momento in cui il mondo sembrava diventare più complicato, provò a portarlo dentro le case degli americani. La prima guerra del Golfo è stata la sua svolta. La televisione in diretta, con notizie in diretta ventiquattr’ore al giorno, aveva già cambiato il modo di guardare i conflitti, ma Amanpour contribuì a cambiare anche il modo di raccontarli. Non bastava mostrare le esplosioni, le colonne di fumo, le mappe illuminate negli studi. Bisognava spiegare che cosa accadeva alle persone intrappolate sotto quelle mappe.

La guerra in Bosnia

E bisognava farlo senza trasformare la distanza geografica in una distanza morale. Quando arrivò la guerra in Bosnia, il suo lavoro divenne il simbolo di questa convinzione: raccontare un massacro non significava limitarsi a registrare le versioni contrapposte, come se la verità fosse sempre equidistante dai fatti. “Sii sempre veritiero, non neutrale”, ha ricordato nel suo messaggio di commiato, in cui ha parlato di “salvare l’umanità” nel raccontare. È un messaggio che contiene la sua idea di giornalismo e, insieme, una delle questioni più controverse della professione.

La neutralità può essere una disciplina indispensabile quando significa non avere una parte da difendere. Amanpour ha costruito la propria reputazione proprio su questo confine: non rinunciare alla verifica, ma non nascondersi dietro la procedura quando i fatti raccontano una realtà moralmente insostenibile. Per decenni è stata una presenza familiare nei luoghi in cui la diplomazia cercava le parole e la guerra le rendeva insufficienti. Il suo volto è entrato nelle case insieme alle immagini di Sarajevo, alle crisi mediorientali, alle guerre che si aprivano mentre altre sembravano non finire mai. Ma il corrispondente di guerra vive una contraddizione che la televisione non può eliminare: deve essere abbastanza vicino alla sofferenza da comprenderla e abbastanza distante da raccontarla.

Celebrità del giornalismo

Con il passare degli anni, Amanpour è diventata anche una celebrità del giornalismo. Il suo nome ha acquistato un peso proprio, indipendente dai luoghi in cui si trovava e dalle persone che intervistava. È il destino di chi resta a lungo al centro dell’informazione, ma il merito di Amanpour è stato avere conservato, almeno come ambizione dichiarata, la gerarchia inversa: prima i fatti, poi chi li racconta. Il suo addio arriva in un momento delicato per la Cnn e per l’informazione in Usa.

La rete è entrata in una nuova fase proprietaria con l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte del gruppo controllato da Skydance, guidato da David Ellison, alleato del Presidente Donald Trump. Amanpour non ha indicato pubblicamente un legame diretto tra la sua decisione e il cambio di proprietà, anche se ha parlato di “scelta tormentata”, ma arriva in un momento in cui il giornalismo televisivo americano è attraversato da pressioni politiche, interessi economici e interrogativi crescenti sulla capacità delle grandi reti di conservare una propria indipendenza.

Amanpour ha anche conosciuto il prezzo personale di una carriera trascorsa sotto pressione. In passato ha parlato pubblicamente della diagnosi di cancro ovarico ricevuta nel 2021 e delle successive ricadute. Ma nel suo commiato non ha scelto il registro dell’eroina solitaria. Ha ringraziato le troupe, i collaboratori, le persone che hanno lavorato con lei sul campo e in redazione. 

 ​ Read More 

​ 

VIRGO FUND

PRIMO PIANO