AGI – Le proteste che stanno attraversando l’Asia e l’Europa occidentale, dalla Francia alla Spagna passando per l’Italia, sono il capitolo più recente di una lunga stagione di contestazioni giovanili nel mondo; scattata in numerosi Paesi su una convergenza di crisi diverse, aspettative economiche deluse, sfiducia nelle istituzioni, ingiustizie sociali, corruzione, clientelismo, rivendicazioni su diritti di donne e minoranze, la mobilitazione anti-governativa in generale, non solo dei giovani, nell’ultimo anno ha coinvolto più di 57 Paesi dalle Americhe all’Indonesia, secondo il Global Protest Tracker del Carnegie Endowment for International Peace.
Nel 2025, la Generazione Z si è sollevata in molti Paesi: diffondendo meme virali, autoconvocandosi su social e chat, adolescenti e ventenni in Indonesia, Marocco, Perù, Nepal e oltre, si sono schierati contro quella che vedevano come una vecchia guardia di politici corrotti e fuori dal mondo.
Di seguito una mappa delle proteste giovanili più significative.
Bangladesh: il precedente considerato un modello
BANGLADESH: il primo movimento di protesta della Gen Z considerato di successo e poi modello per le manifestazioni successive in altre nazioni è quello dell’estate 2024 in questo Paese del subcontinente asiatico, dove i giovani manifestanti, dopo una dura repressione, riescono a spodestare la premier Sheikh Hasina; al suo posto, si insedia come capo del governo ad interim il Premio Nobel 2006 per l’Economia Muhammad Yunus, ma la transizione democratica resta complessa.
Nepal: la vittoria politica della Gen Z
NEPAL: nel settembre 2025, il divieto di numerose piattaforme social ha innescato una rivolta giovanile contro corruzione e privilegi delle élite. La mobilitazione ha contribuito alla caduta del governo. Un partito sostenuto dai giovani ha vinto le elezioni con un ampio margine, portando un rapper 35enne a diventare primo ministro. Si tratta di gran lunga della vittoria più grande della Gen Z fino a oggi.
Albania: la “Rivoluzione dei Fenicotteri”
ALBANIA: le mobilitazioni avviate a maggio scorso e ancora in corso nel Paese, ribattezzate come la “Rivoluzione dei Fenicotteri”, nascono contro un progetto turistico di lusso sull’isola di Sazan, in cui è coinvolto il genero di Donald Trump, Jared Kushner. Si sono intrecciate alla denuncia della corruzione e alla contestazione del premier Edi Rama. In autunno le proteste si sono intensificate. Il caso mostra come una disputa circoscritta possa diventare un catalizzatore del malcontento verso le istituzioni.
Serbia: dagli studenti alla sfida elettorale
SERBIA: il movimento studentesco nato dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre 2024, costato la vita a 16 persone, ha trasformato la richiesta di giustizia in una contestazione della corruzione e del sistema politico del presidente nazionalista Aleksandar Vučić.
Le proteste che vanno avanti da due anni rappresentano la base del movimento politico che il prossimo 25 ottobre sarà il principale avversario del partito di Vučić nelle elezioni parlamentari anticipate.
India: gli “Scarafaggi” contro governo e sistema
INDIA: le mobilitazioni studentesche avviate a maggio dal movimento Cockroach Janta Party, più semplicemente noto come “Scarafaggi”, per le prospettive occupazionali e le irregolarità negli esami si intrecciano oggi con le contestazioni sulla trasparenza elettorale e sul ruolo della Commissione elettorale.
A luglio, i giovani hanno ottenuto le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, ma le accuse di parzialità e scarsa trasparenza sul voto sono respinte dal governo di Narendra Modi.
Spagna: il caro casa accende la protesta
SPAGNA: le mobilitazioni contro il caro affitti, sfratti e difficoltà di accesso alla casa hanno una base intergenerazionale, ma colpiscono in modo particolare i giovani.
La mobilitazione è scoppiata nella seconda metà di settembre dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87enne disabile, a cui un fondo di investimento aveva aumentato l’affitto del 230%. Maricarmen è morta due settimane dopo, in seguito al suo ricovero in ospedale, rinfocolando la rabbia del movimento.
Le proteste hanno interessato una cinquantina di città con una partecipazione massiccia.
I manifestanti chiedono affitti calmierati, la fine degli sfratti e il divieto per i fondi di investimento di acquistare immobili. La questione abitativa è diventata un terreno di scontro politico e una misura della capacità delle istituzioni di rispondere a bisogni quotidiani.
Il primo ministro socialista spagnolo, Pedro Sánchez, ha tentato di approvare una legge d’emergenza in materia di alloggi che avrebbe tutelato gli inquilini nel mercato degli affitti. La bocciatura della legge da parte dei partiti di destra e di estrema destra al Congresso lo ha spinto a indire elezioni anticipate per il 29 novembre, dichiarando pubblicamente di aver bisogno di una “maggioranza progressista più ampia” per far approvare le nuove riforme.
Portogallo: il costo della vita sotto accusa
PORTOGALLO: sulla scia della Spagna, questo mese, migliaia di persone si sono riunite a Porto e Lisbona per protestare contro l’aumento del costo della vita e dei prezzi delle abitazioni che ostacolano la conquista da parte dei giovani di un’autonomia economica.
Le proteste, organizzate anche ad Aveiro, Braga e Funchal, sono state promosse da una piattaforma chiamata “Non si può più vivere così”.
Secondo i dati ufficiali, tra il 2015 e il 2024 i prezzi delle case in Portogallo sono aumentati del 124%, circa il doppio rispetto alla media dell’Ue, riporta il Guardian.
Francia: dalle scuole alla protesta sociale
FRANCIA: le proteste studentesche iniziano nelle scuole superiori il 21 settembre a Créteil e dal 17 ottobre si ampliano a sindacati e altri settori sociali.
Le rivendicazioni iniziali riguardavano la carenza di insegnanti, le classi sovraffollate e il deterioramento degli istituti; questo mese si sono aggiunti il costo della vita, i servizi pubblici e le contestazioni alla legge di bilancio.



