AGI – I ritardi nelle consegne dei missili intercettori Patriot, le continue restrizioni all’accesso a Starlink per i soldati ucraini e l’interruzione ingiustificata delle allerte sui lanci di missili russi. La situazione descritta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in una videochiamata con una rappresentanza bipartisan di rappresentanti americani del Congresso, è, dice, “la più difficile dall’inizio di questa guerra”.
A renderla tale è stato il repentino cambio di posizione dell’amministrazione Trump. Una svolta filorussa, lascia capire Zelensky, che rende Kiev, oggi, molto più vulnerabile agli attacchi di Mosca.
L’incontro con i parlamentari americani
L’incontro da remoto con il leader ucraino è stato voluto e organizzato dal senatore democratico Richard Blumenthal e dal collega repubblicano Thom Tillis, politici che in passato hanno spesso collaborato su iniziative bipartisan.
Un incontro che ha permesso a membri del Congresso di informarsi direttamente sulla situazione in campo ucraino, dando a Zelensky l’opportunità di stilare il suo “cahier de doléances” nei confronti dell’amministrazione. E cercare di ottenere risposte.
Le restrizioni a Starlink e Starshield
L’Ucraina, ha deplorato Zelensky, continua a subire restrizioni sulla velocità di funzionamento dei servizi Starlink e Starshield in vari settori del fronte. Restrizioni che compromettono la logistica in prima linea, le capacità di attacco a medio raggio dell’Ucraina e la sua capacità di difendersi dai droni russi.
“Non abbiamo ancora una spiegazione per tutto questo. Purtroppo sentiamo solo diverse storie strane”, ha osservato Zelensky secondo quanto riportato dai media ucraini.
Lo stop agli intercettori Patriot
Altri problemi sono arrivati, sempre secondo quanto riferito dal presidente ucraino, con l’interruzione della condivisione dell’intelligence e con il fatto che il segretario alla Difesa Pete Hegseth “non sta autorizzando la consegna degli intercettori per i sistemi Patriot e dei missili Aim-9X” destinati alla difesa aerea Nasams, “nonostante i Paesi Nato li abbiano già pagati”.
“Potremmo sospendere gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe per 30 giorni. In cambio”, ha sottolineato Zelensky, secondo quanto riportato da Ukrinform, “ci aspetteremmo che l’America ci aiutasse a proteggere i nostri cieli per quegli stessi 30 giorni, in particolare con i missili intercettori Patriot. Sarebbe giusto, ma purtroppo non abbiamo riscontrato alcuna disponibilità ad aiutarci nemmeno con questa opzione”.
I trasferimenti bloccati e il ruolo di Hegseth
Circostanza, quest’ultima, confermata ieri anche da funzionari statunitensi che al Washington Post, in condizione di anonimato, hanno spiegato come alcuni trasferimenti di missili intercettori Patriot provenienti da Paesi amici dell’Ucraina abbiano comunque bisogno dell’approvazione di Hegseth per essere trasferiti a Kiev.
Hegseth, sempre secondo quanto rivelato dai funzionari al Wp, “non ha formalmente respinto i trasferimenti, ma non ha nemmeno completato le procedure necessarie per approvarli”.
Le allerte mancate sui missili russi
Il leader ucraino ha fatto presente come i raid russi siano diventati ancora più brutali: “È già la terza volta in breve tempo che non abbiamo ricevuto alcun preavviso col sistema di allerta americano sull’arrivo di missili balistici. E non abbiamo ricevuto alcuna spiegazione chiara dai nostri partner, di Washington, sul perché stia accadendo questo”, ha lamentato, sottolineando che i raid non diminuiranno con l’arrivo dell’inverno.
E dopo avere informato i parlamentari Usa degli ultimi micidiali attacchi sferrati da Mosca nel fine settimana, mostrando loro le foto di un bimbo ucciso nel passeggino, “è così che la Russia risponde all’allentamento delle sanzioni e alla riduzione della pressione”, ha osservato Zelensky.
La distanza sempre più ampia con Trump
Se la testimonianza in videochiamata è valsa a Zelensky il rinnovato appoggio dei senatori e il loro sostegno negli sforzi per mettere fine all’aggressione russa, le dichiarazioni di Donald Trump, nel rush finale delle elezioni di mid-term, confermano invece una distanza sempre più profonda e una diffidenza reciproca tra i due leader difficilmente sanabile.
Dopo aver accusato Zelensky di non sapere di cosa stesse parlando, Trump ha infatti ribadito che “sarebbe ora che qualcun altro negoziasse per conto dell’Ucraina”.



