mercoledì, Ottobre 21, 2026
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Ghana-Italia: ad Accra un incontro su migrazione e ritorno, la diaspora protagonista della…

AGI – Valorizzare il contributo della diaspora ghanese allo sviluppo sostenibile e rafforzare i legami tra Ghana e Italia attraverso competenze, esperienze professionali e nuove opportunità di partenariato. È stato questo il tema al centro di “Migration Stories & Opportunities: Voices from the Ghanaian Diaspora”, l’incontro che si è svolto giovedì 15 ottobre alla Piccola Biblioteca italiana di Accra.

La serata è stata organizzata dall’ufficio dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) in Ghana, con il sostegno dell’ambasciata d’Italia in Ghana, dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) Ghana e del Coordinamento italiano delle Diaspore per la cooperazione internazionale (Cidci).

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto “Diaspora for Climate Action and Food Security”, finanziato dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), che punta a coinvolgere le comunità della diaspora in iniziative per l’azione climatica e la sicurezza alimentare. All’evento hanno partecipato l’ambasciatrice d’Italia in Ghana, Laura Ranalli, l’onorevole Safia Mohammed, vice ministra per il Governo locale, il sistema dei capi tribali e gli Affari religiosi, ed Edmund Nminyem Delle Chiir VIII, re tradizionale del regno di Nandom, laureatosi in medicina all’università di Padova con specializzazione in dermatologia in seguito a studi conseguiti grazie ad un progetto finanziato dal ministero degli Esteri ed eseguito dall’ong Cuamm-Medici per l’Africa. 

Testimonianze di professionisti e imprenditori ghanesi che hanno vissuto e lavorato in Italia

Al centro dell’incontro le testimonianze di professionisti e imprenditori ghanesi che hanno vissuto e lavorato in Italia e che, attraverso percorsi di ritorno o mantenendo relazioni con entrambi i Paesi, hanno trasformato le esperienze maturate all’estero in risorse per le proprie comunità.

Competenze, reti professionali, conoscenze e iniziative imprenditoriali sono state presentate come strumenti capaci di contribuire alla crescita economica e sociale del Ghana, oltre che al rafforzamento degli scambi culturali con l’Italia.

Nel suo intervento, l’ambasciatrice Laura Ranalli ha sottolineato il valore dei legami umani che uniscono le due società, ricordando il contributo della comunità ghanese alla vita economica, culturale e sociale italiana. Un rapporto che, ha evidenziato, va oltre le dimensioni della diplomazia e del commercio e si alimenta attraverso le esperienze individuali, le relazioni familiari, le iniziative imprenditoriali e lo scambio di conoscenze.

La comunità ghanese in Italia diventa un “ponte vivo” tra i due paesi

“La comunità ghanese in Italia rappresenta uno degli esempi più significativi e dinamici di questi legami. Da decenni, i cittadini ghanesi contribuiscono alla società italiana attraverso il proprio lavoro, l’imprenditorialità, la cultura, il talento e l’impegno. Allo stesso tempo, mantengono saldi i legami con le proprie famiglie, le comunità di origine e le radici in Ghana.

In questo modo, sono diventati un ponte vivo tra i nostri due Paesi”, ha detto Ranalli, sottolineando come la diaspora occupi “una posizione unica” nel partenariato bilaterale, perché “conosce entrambi i contesti e può individuare opportunità di collaborazione che le sole istituzioni potrebbero non riuscire a cogliere”. Da qui, ha aggiunto, l’importanza di ascoltare le esperienze dei suoi membri, comprenderne le aspirazioni e le difficoltà e creare occasioni di confronto capaci di favorire nuovi progetti comuni. 

Il ruolo della diaspora nella cooperazione internazionale

Il ruolo della diaspora nella cooperazione internazionale è stato approfondito anche da Emanuela Forcella, responsabile dell’ufficio Aics per il Burkina Faso e il Ghana, che ha richiamato l’attenzione sul potenziale delle comunità transnazionali nel promuovere uno sviluppo sostenibile. Il contributo della diaspora, ha spiegato Forcella, non si esaurisce nelle rimesse economiche.

Comprende anche competenze professionali, idee, capacità di innovazione, relazioni e capitale sociale, risorse che possono sostenere iniziative imprenditoriali e rafforzare i legami tra istituzioni, comunità e Paesi. “Le comunità della diaspora non sono soltanto beneficiarie delle iniziative di sviluppo, ma partner preziosi nella definizione e nell’attuazione delle soluzioni”, ha detto ancora, evidenziando come il loro coinvolgimento debba tradursi in opportunità concrete di partecipazione e collaborazione.

In questo quadro si inserisce anche l’esperienza del Cidci, nato grazie al progetto “Draft the Future”, finanziato dall’Aics. Il Coordinamento rappresenta un esempio di come le organizzazioni della diaspora possano contribuire alla cooperazione internazionale e alla costruzione di partenariati tra le comunità di origine e quelle di destinazione. Alla serata ha partecipato anche Khalid Abaker, del Cidci, arrivato dall’Italia per condividere l’esperienza del Coordinamento e il suo lavoro nel promuovere il coinvolgimento delle diaspore nelle iniziative di cooperazione.

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