AGI – Né l’alleanza guidata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu né la coalizione di opposizione capeggiata da Gadi Eisenkot otterranno alle elezioni di martedì prossimo una maggioranza sufficiente a governare. È quanto risulta dai sondaggi pubblicati da Canale 12 nell’ultimo giorno utile per la loro diffusione, in vista delle elezioni di martedì prossimo.
La Knesset, il parlamento israeliano, è composta da 120 membri e ne richiede 61 per la maggioranza assoluta. Gli ultimi dati assegnano però 51 seggi al blocco di Netanyahu e 55 a quello di Eisenkot. Nel dettaglio, il partito di centro-destra di Eisenkot, Yashar! (Dritto!), otterrebbe circa 23 seggi, laddove il Likud di Netanyahu si fermerebbe a 19. Il partito centrista Beyachad (Insieme), guidato dai due ex premier Yair Lapid e Naftali Benet, anch’esso parte del blocco di opposizione, raccoglierebbe invece 15 seggi.
La composizione dei due blocchi
Nel blocco di opposizione figurano anche il partito di sinistra Democratici, guidato da Yair Golan, e Yisrael Beiteinu, il partito nazionalista e laico di Avigdor Liberman, che otterrebbero rispettivamente 9 e 8 seggi. Nel blocco di Netanyahu, ai partiti di estrema destra Otzma Yehudit (Potere Ebraico), guidato dal colono e ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, e Sionismo Religioso, presieduto dal Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, andrebbero rispettivamente 6 e 7 seggi. Il Likud avrebbe quindi bisogno anche dell’appoggio degli alleati ultraortodossi come Shas (8 seggi) e Giudaismo Unito della Torah (7 seggi).
Il ruolo dei partiti arabi
Il principale ostacolo per Eisenkot è rappresentato dal rifiuto di alcuni dei suoi potenziali alleati di governare con il sostegno dei partiti arabi, i cui seggi potrebbero rivelarsi decisivi per una maggioranza alternativa. Secondo la proiezione di Canale 12, la Lista Unita e Raam insieme otterrebbero circa 14 seggi, sebbene il loro eventuale sostegno non sia garantito.
L’incognita dei partiti minori
Saranno cruciali anche i risultati dei partiti minori che si avvicinano alla soglia del 3,25% necessaria per entrare nella Knesset. In Israele, poche migliaia di voti possono cambiare la distribuzione dei seggi e, di conseguenza, le possibilità di ciascun blocco di ottenere la maggioranza.
L’effetto dell’offensiva in Cisgiordania
L’ultima offensiva militare annunciata oggi da Netanyahu nella Cisgiordania occupata, in seguito all’attacco vicino a Hebron che ha causato la morte di due soldati israeliani, potrebbe influenzare la fase finale della campagna elettorale, sebbene il suo impatto sulle preferenze degli elettori rimanga incerto.



