AGI – Sono oltre 7 milioni gli israeliani chiamati ai seggi nella giornata di domani, martedì 27 ottobre, per scegliere i nuovi membri del Parlamento nazionale, la Knesset, al termine di una legislatura profondamente segnata dai fatti del 7 ottobre e dai successivi conflitti.
Non si tratta di una semplice tornata elettorale, ma di un cruciale spartiacque per il destino politico di Israele e per la leadership di Benjamin Netanyahu, il premier più longevo della storia dello Stato, la cui riconferma appare legata a un esito mai così incerto.
Il sistema elettorale e la soglia dei 61 seggi
La partita per la guida politica di Israele si gioca sul filo del rasoio.
La legge elettorale israeliana, basata su un sistema proporzionale puro con sbarramento al 3,25% e un unico collegio nazionale, impone il raggiungimento del “numero magico” di 61 seggi (sui 120 totali della Knesset) per poter dare vita a un esecutivo.
Una quota che, stando alle ultime proiezioni, nessuno dei due blocchi principali sembra in grado di blindare in autonomia.
Due blocchi contrapposti
Il quadro politico vede contrapposti due fronti speculari. Da un lato il blocco fedele al Primo Ministro uscente, sostenuto dalle storiche forze dell’estrema destra e dai partiti ultraortodossi.
Dall’altro la coalizione di opposizione guidata da Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore, che ha costruito l’alternativa politica messa in campo e basata sul superamento dell’era Netanyahu.
Dal 1988 a oggi nessuna Knesset era mai riuscita a completare il proprio mandato di quattro anni senza subire scioglimenti anticipati. Non solo: si tratta anche della prima volta dal 1973 in cui un esecutivo, il sesto governo Netanyahu, in carica dal 2022, giunge al termine naturale del proprio mandato.
I sondaggi e il rischio stallo
Secondo le ultime rilevazioni dei sondaggisti, lo schieramento a sostegno del premier otterrebbe tra 50 e 52 seggi, mentre il fronte contrario si attesterebbe tra 52 e 54.
Nello specifico dei singoli partiti, e sempre secondo le rilevazioni, la lista Yashar guidata da Eisenkot sopravanzerebbe il Likud di Netanyahu per pochissimi seggi.
Numeri che, se confermati dai dati reali, sancirebbero lo stallo perfetto, consegnando alle rappresentanze arabe e alle formazioni minori il ruolo di veri e propri “aghi della bilancia” per qualsiasi futuro governo di coalizione.
Orari di voto e attesa per gli exit poll
I seggi sul territorio nazionale rimarranno aperti fino alle 22:00, con finestre ridotte (dalle 8 alle 20) per gli ospedali, le case di cura e le piccole comunità.
I primi exit poll e l’avvio dello scrutinio sono attesi già alla chiusura dei seggi.
La vigilia a Gerusalemme
A Gerusalemme, nel giorno della vigilia del voto non si registra una particolare frenesia.
Su alcuni autobus il volto di Benjamin Netanyahu compare accanto a quello di Donald Trump, su alcuni balconi qualche striscione che invita a votare i democratici, su altri, come sempre, compare la bandiera di Israele.
La macchina organizzativa della Knesset
Alla Knesset, visitata oggi da un gruppo di giornalisti italiani (di cui AGI fa parte), la macchina organizzativa per la giornata elettorale gira al massimo: pronte le postazioni per tv e radio, centinaia di computer allestiti per immagazzinare i dati e tutte le altre attività complementari sono in corso.
Parallelamente nella sede del Parlamento israeliano continuano le quotidiane attività.
Impiegati, componenti dello staff di parlamentari e tanti altri presenti negli uffici non si lasciano sfuggire nulla sulla sfida di domani, nemmeno una semplice previsione. Di certo andranno a votare.
“Sono delle elezioni cruciali – sottolinea Boaz Bismuth, deputato conservatore e giornalista – si tratta delle elezioni più importanti. Lo dicono entrambe le coalizioni, e non mentono. Non ho mai visto e vissuto un momento elettorale come questo, in cui tutti gli scenari appaiono in qualche modo possibili”.
L’ultima parola agli elettori
I riflettori, quindi, sono puntati sulla sfida tra il premier uscente Benjamin Netanyahu, che chiede consenso e fiducia per “finire il lavoro”, e Gadi Eisenkot, l’uomo che chiede una commissione d’indagine su come sono stati gestiti prima e dopo i fatti del 7 ottobre 2023.
Tra attacchi e difese sono volate anche parole “pesanti” tra i due contendenti, ma l’ultima parola spetta ai cittadini israeliani. Si vota fino alle 22.



