martedì, Ottobre 27, 2026
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Israele, le incognite di ultradestra, arabi e partitini alle elezioni

AGI – Israele si avvia alle elezioni del 27 ottobre con una situazione interna più polarizzata che mai. I sondaggi indicano un sostanziale testa a testa tra i due principali blocchi che si affrontano, con una serie di incognite e di tabù che pesano sulle prospettive di voto. Sullo sfondo resta il trauma dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, con il suo carico di fallimenti e lutti.

Il governo in carica, guidato dal premier Benjamin Netanyahu, è il più estremista e reazionario che ci sia mai stato. A spostare gli equilibri è stata l’estrema destra messianica di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, arrivati per la prima volta, alla fine del 2022, a sedere al tavolo decisionale.

Israel’s election by numbers ️ Israel’s 26th Knesset elections by numbers: From hundreds of millions of ballot slips to free public transport on Election Day, preparations are underway for Israel’s biggest ever elections! https://t.co/NCuBrnpwT3

— Israel Foreign Ministry (@IsraelMFA) October 26, 2026

Ben-Gvir e Smotrich, l’estrema destra al governo

Una posizione che hanno sfruttato per promuovere il loro sogno del ‘Grande Israele’ e che hanno tutta l’intenzione di mantenere. Durante il loro mandato alla guida, rispettivamente, del ministero per la Sicurezza nazionale e di quello delle Finanze, oltre all’incarico di ministro aggiunto alla Difesa per Smotrich, e con il sostegno attivo dei loro colleghi deputati, hanno sostenuto la linea dura a Gaza contro Hamas, opponendosi anche alla liberazione degli ostaggi tramite negoziati, e favorito l’espansione degli insediamenti e degli avamposti illegali in Cisgiordania.

Qui, nei Territori occupati, il clima di generale impunità di cui godono ormai apertamente i coloni, senza più freni nella loro violenza contro i palestinesi, ha creato una situazione ritenuta esplosiva dalle stesse forze di sicurezza israeliane.

La sfida dell’estrema destra di Israele

Se Sionismo Religioso nei mesi passati è sembrato in forte difficoltà, con il rischio di non riuscire a superare la soglia di sbarramento, tanto da spingerlo a un’alleanza tecnica con il partito Zehut di Moshe Feiglin, la campagna elettorale permanente di Ben-Gvir sembra aver dato i suoi frutti. Le sue dichiarazioni incendiarie, i video in cui umilia detenuti palestinesi e attivisti internazionali e le controverse politiche promosse, dalla semplificazione per ottenere il porto d’armi alla battaglia contro lo status quo sulla Spianata delle Moschee, il Monte del Tempio per gli ebrei, fino alla legge sulla pena di morte per i terroristi palestinesi, sembrano aver fatto proseliti fuori dal suo tradizionale perimetro elettorale.

Guardando al futuro, Ben-Gvir si è già autocandidato alla guida del ministero della Difesa nel prossimo governo. Alle elezioni del novembre 2022 i due partiti dell’estrema destra, alleati per l’occasione, ottennero 14 seggi, oltre il doppio rispetto alla precedente tornata. Un exploit che aprì loro le porte del governo. Oggi, quasi quattro anni dopo, alcuni sondaggi prospettano una situazione sostanzialmente identica, con 8 seggi per Otzma Yehudit di Ben-Gvir e 6 per Sionismo Religioso-Zehut di Smotrich.

Elezioni, la soglia di sbarramento e i piccoli partiti

Una delle principali incognite a destra riguarda i piccoli partiti che rischiano di non riuscire a superare la soglia di sbarramento del 3,25% e di disperdere voti, con dolorose ripercussioni per l’attuale coalizione di governo. Da qui il gioco dell”adescamento’ degli elettori, per sottrarli ai nemici ma anche agli amici, senza però esagerare per evitare di regalare seggi al blocco rivale. Ad agitare il sonno di Netanyahu è principalmente Ofer Winter, ex generale che quest’estate ha fondato il partito di destra radicale ‘Popolo d’Israele’, con l’intento di perseguire una politica di sicurezza intransigente.

Altre spine nel fianco sono la formazione di centrodestra ‘I Riservisti-Partito Economico’ di Yoaz Hendel e Yaron Zelekha, ma anche la novità in campo ultraortodosso, ‘Haredi Public’. Quest’ultima, fondata pochi mesi fa dal vicesindaco di Beit Shemesh Moti Leitner, ha preso le distanze dai due tradizionali partiti haredi e ha una posizione moderata rispetto alla delicata questione della leva militare obbligatoria per tutti, ultraortodossi compresi. Ha addirittura due donne in lista, Nechumi Yaffe e Ziva Glanz. Nonostante le pressioni di Netanyahu e i sondaggi totalmente avversi, Leitner prosegue imperterrito e ha ribadito di non avere intenzione di lasciare la corsa.

Il voto degli arabo-israeliani, l’incognita per i due blocchi

Altro punto interrogativo, stavolta con possibili ripercussioni non solo per il campo di Netanyahu ma anche per il blocco dell’opposizione, è l’elettorato arabo. Tradizionalmente trascurata, la minoranza arabo-israeliana conta per circa il 21% della popolazione complessiva ed è un bacino elettorale importante, stretto tra la rabbia per la tragedia di Gaza e le violenze dei coloni sui palestinesi in Cisgiordania, la sfiducia verso il sistema israeliano, ritenuto discriminatorio, e le rivendicazioni per migliori condizioni di vita. A rappresentarla ci sono il partito islamista conservatore Ra’am di Mansour Abbas e la Lista Unita, che comprende Hadash, Ta’al e Balad.

Nel 2021 Ra’am ebbe un ruolo cruciale: per la prima volta nella storia di Israele, un partito arabo si unì a una coalizione di governo, permettendo così la nascita dell’esecutivo Bennett-Lapid. La formazione di Abbas negli ultimi anni ha progressivamente attenuato la propria connotazione religiosa e i legami con il Movimento islamico, impegnandosi in battaglie sociali ed economiche a favore della minoranza araba, a cominciare dalla lotta alla criminalità e dall’emergenza abitativa, più che nelle battaglie politiche sulla questione palestinese, distanziandosi dagli altri partiti arabo-israeliani.

Il tabù dei partiti arabi nel governo israeliano

Nonostante il precedente del 2021, la partecipazione di un partito arabo a un governo israeliano resta un profondo tabù nel Paese. Per cercare di superare le ostilità, Abbas ha inserito in lista, in seconda posizione, un deputato ebreo, Yoav Segalovitz. Per mesi Netanyahu ha portato avanti una campagna martellante, evocando la minaccia di un governo nelle mani di Tibi e Abbas e, per estensione, dei più acerrimi nemici di Israele. Agitare lo spauracchio degli arabi in massa alle urne non è nuovo per il leader del Likud, che nel 2015 aveva usato la ‘storiella’ di pullman organizzati dalla sinistra per portarli a votare, nel tentativo di spingere i suoi elettori recalcitranti ai seggi.

Dopo aver mantenuto a lungo un silenzio tattico, Gadi Eisenkot ha recentemente rotto gli indugi e ha assicurato che non ci sarà posto per Ra’am in un suo governo. Ma i numeri parlano da soli e la speranza di Abbas è che gli aprano uno spazio di manovra in potenziali negoziati. “La nostra massima priorità è sbarazzarci del governo di estrema destra di Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir”, gli ha fatto eco alcune settimane fa Ahmad Tibi, leader della Lista Unita, segnalando anche la disponibilità della formazione a un appoggio esterno.

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