AGI – Gli Stati Uniti sono chiamati alle urne per le elezioni di metà mandato (“midterm”), un appuntamento cruciale per gli ultimi due anni di Donald Trump alla Casa Bianca, che si trova a fronteggiare i Democratici, determinati a riconquistare le leve del potere a Washington. A testimonianza dell’importanza di queste elezioni, quasi 58 milioni di elettori hanno già votato in anticipo: un record per le elezioni di metà mandato. Tra i Democratici resta viva la speranza di un'”onda blu” (il colore del partito), o addirittura di uno “tsunami”, stando ai sondaggi che prevedono una loro vittoria alla Camera dei Rappresentanti, che verrà interamente rinnovata.
Dal Maine all’Alaska, passando per Texas, Ohio e Kansas, i candidati democratici sono favoriti anche per la conquista del Senato – secondo gli ultimi sondaggi del Siena College per il New York Times – un esito che solo un anno fa sarebbe stato inimmaginabile. Nel frattempo, Donald Trump ha scatenato la guerra contro l’Iran e non è riuscito a ridurre il costo della vita; inoltre, è sotto attacco da parte dell’opposizione, che denuncia il suo arricchimento personale avvenuto dopo il suo ritorno alla Casa Bianca nel gennaio 2025.
Le midterm sono iniziate, primi seggi aperti in Vermont
Si sono aperti alle 5 del mattino (le 11 in Italia) i primi seggi elettorali, nello Stato del Vermont. Sono oltre 250 milioni gli elettori chiamati alle urne. I seggi nei 50 Stati e nel Distretto di Columbia apriranno progressivamente, seguendo i sei fusi orari del Paese. Dalle 12 italiane operazioni di voto in Connecticut, New York, New Jersey e nelle zone orientali di Indiana e Kentucky. Mezz’ora più tardi toccherà a Ohio, Carolina del Nord e Virginia Occidentale, mentre alle 13 apriranno i seggi in Pennsylvania, Maryland, Delaware, Carolina del Sud, Georgia e nelle aree orientali di Florida e Michigan.
Tra gli Stati più popolosi, la California, con oltre 23 milioni di elettori registrati, aprirà i seggi alle 16 italiane, mentre alle Hawaii le operazioni inizieranno alle 18. Secondo il Pew Research Center, il numero degli aventi diritto al voto è aumentato di 8,4 milioni rispetto alle legislative del 2022, con una crescita del 3%. Tra gli elettori figurano 39 milioni di ispanici, il secondo gruppo più numeroso dopo i bianchi e davanti agli afroamericani.
Le elezioni rinnoveranno tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato, compresi quelli della Florida e dell’Ohio, lasciati vacanti dopo la nomina di Marco Rubio a segretario di Stato e di JD Vance a vicepresidente. In 36 Stati si voterà anche per eleggere il governatore, mentre sono previste consultazioni amministrative in numerose citta’, tra cui Washington, Los Angeles, Oakland, Louisville e Raleigh. Le principali emittenti americane inizieranno a diffondere le prime proiezioni, ancora non ufficiali, a partire dalla chiusura dei primi seggi.
Il peso del Congresso e del Senato
Storicamente, il partito che detiene la Casa Bianca perde terreno al Congresso durante le elezioni di metà mandato, spesso considerate un referendum sull’operato del presidente. Il controllo della Camera offrirebbe ai democratici un maggiore peso sul bilancio federale, oltre alla possibilità di avviare inchieste parlamentari, in particolare in merito ad accuse di corruzione che coinvolgono Donald Trump e la sua cerchia. Un Senato a maggioranza democratica potrebbe bloccare le nomine presidenziali, un aspetto cruciale soprattutto nell’eventualità di un seggio vacante alla Corte Suprema. Tuttavia, pur partendo come favoriti, i democratici mantengono un cauto ottimismo, memori di sondaggi che, in passato, hanno spesso sottostimato la mobilitazione della base elettorale di Trump.
La mobilitazione degli elettori
Fino alle ultime ore di campagna elettorale, la parola d’ordine è stata “mobilitazione“. È il caso di Jane Callum, incontrata dall’Afp nella periferia di Atlanta mentre era impegnata nel porta a porta a sostegno del senatore democratico Jon Ossoff, candidato alla rielezione in Georgia (nel sud-est). “Sento davvero l’obbligo di fare tutto ciò che è in mio potere per cambiare la direzione che il nostro Paese sta prendendo in questo momento, e per riportarlo più decisamente sul cammino della democrazia“, ha spiegato l’insegnante in pensione, 77 anni.
Le preoccupazioni repubblicane e il dopo Trump
Sul fronte repubblicano, invece, nei giorni che hanno preceduto il voto ha prevalso un clima più cupo. “Non esagero quando dico che, se perdiamo il Texas, perdiamo l’America“, ha dichiarato domenica Ken Paxton, candidato repubblicano al Senato, lanciando l’allarme durante un comizio a San Antonio. Qualunque siano i risultati di martedì, queste elezioni segneranno l’inizio della fine della carriera politica di Donald Trump, ma anche l’avvio di una corsa frenetica – sia tra i repubblicani che tra i democratici – per trovargli un successore nel 2028.
Trump: “Fate finta che ci sia io sulla scheda”
Donald Trump ha sostenuto che, se i democratici dovessero ottenere il controllo del Congresso nelle elezioni di metà mandato, gran parte dei progressi compiuti dalla sua amministrazione potrebbe essere vanificata. In un’intervista telefonica a Fox news, il presidente Usa ha fatto riferimento alle politiche da lui sostenute, tra cui l’eliminazione delle tasse sulle mance, sui benefici della previdenza sociale (Social Security) e sui compensi per il lavoro straordinario. “Tante cose che abbiamo realizzato rischiano di essere cancellate”, ha ammonito, esortando gli elettori a immaginare che il suo nome sia presente sulla scheda elettorale, con l’obiettivo di incrementare l’affluenza alle urne. “Ogni volta che il mio nome è sulla scheda, vinco; otteniamo il 50% dei voti in più rispetto a quando non ci sono. Perciò, chiedo a tutti di fare finta che io sia sulla scheda”, ha dichiarato.



