AGI – Il blocco del premier israeliano Benjamin Netanyahu è in vantaggio sull’opposizione nello scrutinio delle elezioni legislative, ma nessuno dei due schieramenti raggiunge per ora la maggioranza necessaria per governare. Con il 53,7% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale assegnano 55 seggi alla coalizione favorevole al primo ministro uscente e 50 al blocco a lui contrario, guidato da Gadi Eisenkot.
Il dato ribalta le indicazioni dei primi exit poll, che avevano attribuito un leggero vantaggio all’opposizione. Il Likud di Netanyahu si conferma comunque la principale formazione politica del Paese. La maggioranza assoluta alla Knesset, il Parlamento israeliano composto da 120 deputati, richiede almeno 61 seggi.
Si tratta di risultati ancora provvisori, destinati a cambiare con il proseguimento dello scrutinio. In particolare, devono essere conteggiati i voti espressi attraverso il sistema delle cosiddette “doppie buste”, utilizzato tra gli altri dai militari e dagli elettori che votano al di fuori dei seggi ordinari. Al momento risultano sotto la soglia di sbarramento del 3,25% tre formazioni: Reservists, con il 2,7% dei voti, People of Israel, con l’1,7%, e Charedi Public, con lo 0,2%. L’eventuale ingresso o esclusione di queste liste dalla Knesset potrebbe modificare la distribuzione finale dei seggi.
Nel suo intervento davanti ai sostenitori del Likud, Netanyahu ha inoltre rilanciato la collaborazione con Washington sul fronte della sicurezza regionale, indicando l’Iran come una delle principali priorità. “Israele ha un’opportunità storica, unica, insieme al nostro partner, il presidente Trump, di eliminare per sempre la minaccia esistenziale costituita dall’Iran“, ha dichiarato il primo ministro uscente.
Netanyahu: “Il Likud è il primo partito, serve un governo di destra”
“Attendiamo la fine dello scrutinio ma il Likud è il partito più grande d’Israele”. Lo ha dichiarato Benjamin Netanyahu parlando ai giornalisti nella sede del comitato elettorale del suo partito, a Gerusalemme. Il premier uscente ha indicato la strada che intende seguire per la formazione del prossimo esecutivo. “Dobbiamo formare un ampio governo di destra nazionale, forte, e fare di tutto perché non venga formato un governo con il sostegno dei partiti arabi”, ha affermato. Le formazioni arabe potrebbero tuttavia assumere un ruolo determinante nella composizione della futura maggioranza parlamentare, in uno scenario nel quale né Netanyahu né Eisenkot sembrano disporre, almeno per ora, dei numeri necessari per governare autonomamente.
Eisenkot: “Faremo di tutto per formare un governo”
Gadi Eisenkot, dal canto suo, ha dichiarato che “il popolo ha scelto il cambiamento” e ha promesso di “fare tutto il possibile per formare un governo”. L’esito del voto è seguito con attenzione anche al di fuori dei confini di Israele, Paese che deve affrontare crescenti critiche internazionali per la conduzione della guerra a Gaza e per l’escalation di violenze nella Cisgiordania occupata.
Il risultato potrebbe inoltre influenzare l’evoluzione del conflitto regionale che scuote il Medio Oriente, dopo che Netanyahu ha ripetutamente minacciato, negli ultimi giorni, una nuova campagna militare contro l’Iran.
Israeli opposition leader Gadi Eisenkot says millions of Israelis voted for change, tired of Benjamin Netanyahu’s ‘lies’. In his first public comment after polls closed, Eisenkot warned rival Netanyahu not to use Israel’s security to ‘serve his political interests’. https://t.co/50Jb4lnrC0
— Al Jazeera English (@AJEnglish) October 28, 2026
Trump rivendica il sostegno a Netanyahu: “Ha cambiato tutto”
A intervenire sull’esito delle elezioni è stato anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha rivendicato il ruolo del proprio endorsement a favore del premier israeliano.
“Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora quella che sembrava una sconfitta per un grande primo ministro appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non a una vittoria per Netanyahu”, ha scritto il presidente americano sul suo social Truth. Trump ha quindi concluso il messaggio parlando di sé in terza persona: “Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump, che vuole solo il bene del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America”.
La questione delle doppie buste
In Israele lo scrutinio delle ‘doppie buste’, quelle in cui c’è il voto espresso da diplomatici e militari all’estero, inizierà solo verso mezzanotte e probabilmente si concluderà soltanto domani sera. Lo ha riferito a Yedioth Ahronoth Elad Nave, direttore del centro di controllo del Comitato elettorale centrale, sottolineando che è ancora troppo presto per valutare l’impatto di quei voti.
“Ci aspettiamo oltre mezzo milione di buste, al momento non è nemmeno possibile indicare un numero preciso di seggi, perché finché tutte le urne non saranno state acquisite e le buste scrutinate, non possiamo saperlo”, ha affermato. Anche in seguito, i risultati saranno soltanto “quasi definitivi”, dato che la prossima settimana è prevista una revisione delle urne.
I partiti arabi si rafforzano
La situazione appare per il momento in una fase di stallo, sottolinea Ilana Shpaizman, docente di Scienze politiche all’Università Bar-Ilan. “Netanyahu non ha alcuna possibilità di formare un governo” con i suoi attuali alleati, mentre il blocco di Eisenkot dovrà “formare un governo con i partiti arabi oppure costituire un governo di minoranza”, due ipotesi finora respinte dallo schieramento di opposizione, spiega la politologa.
Resta il fatto che la forte avanzata delle due liste arabe israeliane, Raam (Lista Araba Unita, islamista moderata) e la Lista Unificata (estrema sinistra), rende queste formazioni più che mai decisive per la definizione dei futuri equilibri parlamentari. Se l’assenza di una maggioranza dovesse essere confermata e lo stallo politico dovesse prolungarsi, la situazione favorirebbe nell’immediato Netanyahu, che rimarrebbe primo ministro ad interim fino alla formazione del prossimo governo. Qualora risultasse impossibile superare l’impasse, si renderebbe necessario indire nuove elezioni, come già accaduto più volte nella storia politica israeliana.
Secondo i media israeliani, i risultati definitivi sono attesi entro giovedì sera o venerdì mattina. Successivamente, il presidente Isaac Herzog riceverà i leader delle diverse formazioni politiche prima di incaricare uno di loro di tentare di formare una coalizione di governo.
Affluenza record al 77,7%, la più alta dal 1999
Le elezioni israeliane hanno registrato una partecipazione del 77,7%, quasi otto punti percentuali in più rispetto alle consultazioni del 2022 e il livello più alto dal 1999. Alle urne si sono recati circa 5,7 milioni di elettori.
A contribuire all’aumento dell’affluenza è stata anche la forte mobilitazione nelle località arabe, dove si è registrato un significativo incremento della partecipazione. I primi exit poll avevano attribuito alle formazioni arabe fino a 18 seggi complessivi, un risultato che, se confermato, potrebbe renderle decisive negli equilibri della nuova Knesset. Il quadro politico resta dunque incerto. Nonostante il vantaggio emerso dai primi risultati ufficiali, Netanyahu non dispone ancora di una maggioranza parlamentare. La formazione del prossimo governo dipenderà dall’esito definitivo dello scrutinio e dalle successive trattative tra i partiti.



