AGI – Nelle ore in cui Stati Uniti e Iran si avvicinano all’evento ufficiale della firma sugli accordi di pace in programma a Ginevra, in Svizzera, gli analisti americani hanno notato un cambiamento di ruolo a Washington: il Segretario di Stato Marco Rubio sembra uscito di scena, o almeno appare per certi versi relegato a un ruolo laterale, mentre è emersa la figura del vicepresidente JD Vance che, invece, finora si era esposto meno di Rubio sulla guerra.
Vance è diventato il principale volto incaricato di promuovere l’accordo, e lo sta facendo intervenendo a tutte le televisioni americane, anche quelle considerate “ostili” all’amministrazione Trump, come la Cnn. Il vicepresidente ha inoltre messo la sua firma, accanto a quella di Donald Trump, nel documento digitale approvato domenica dalle parti. Allo stesso tempo Rubio non ha commentato pubblicamente lo stato dei negoziati, pur essendo ampiamente considerato uno dei migliori comunicatori di Trump, e un possibile candidato alla vicepresidenza al fianco di Vance nel 2028 o addirittura un potenziale candidato presidente. Rubio è rimasto in gran parte in silenzio sulla questione iraniana.
I motivi del silenzio di Rubio e l’ipotesi scetticismo
In parte, questo avvicendamento è probabilmente dovuto alle circostanze: Vance aveva già in programma una serie di apparizioni televisive per promuovere il suo nuovo libro – tra l’altro uno stratagemma che usano tutti quelli che puntano a candidarsi per la Casa Bianca – mentre Rubio si trova in Francia con Trump per il vertice del G7.
Ma, fanno notare alcuni osservatori in Usa, l’assenza del Segretario di Stato potrebbe anche essere intenzionale, dato che sarebbe stato scettico nei confronti dell’accordo nel corso degli incontri andati in scena nello Studio Ovale. L’ipotesi è avanzata dal sito Semafor, che ha però anche citato un funzionario del dipartimento di Stato, secondo il quale Rubio e l’amministrazione “sono completamente allineati” dietro la politica estera di Trump.
Il peso politico della guerra in Iran in vista del 2028
In ogni caso, fa notare il sito americano, il ruolo di primo piano assunto nelle ultime settimane da Vance nella difesa pubblica dell’accordo potrebbe finire per perseguitarlo – oppure favorirlo – qualora decidesse di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti. La base Maga non ha sostenuto la guerra all’Iran, molti influencer e giornalisti star come Tucker Carlson hanno condannato la scelta, così come l’esposizione di migliaia di soldati americani in un fronte lontano. Tredici militari sono rimasti uccisi poche ore dopo la decisione di Usa e Israele di lanciare l’attacco all’Iran.
Non a caso Vance si era tenuto alla larga, a febbraio, dal commentare la situazione, mentre era stato Rubio a sostenere la linea di Trump. Qualcuno aveva notato nei mesi scorsi che su questo tipo di strategia si potevano giocare anche le possibilità dei due fedelissimi del tycoon, e che il presidente vorrebbe vedere correre in coppia alle elezioni del 2028. Ma l’eredità dell’impegno militare in Iran, dopo che lo stesso tycoon aveva promesso durante la campagna elettorale del 2024 che gli Usa non sarebbero mai entrati in una nuova guerra, potrebbe avere un peso nel successo delle candidature.



