AGI – Addio a David Hockney. Il grande maestro della pop art è morto a 88 anni nella sua casa di Londra. “Ho fatto tutto quello che volevo fare. Non rimpiango nulla”, è il mantra della sua vita. Il ciuffo folto e biondo (con gli anni diventato candido), e la sigaretta sempre accesa sono stati il timbro di un artista inconfondibile.
Le opere di Hockney
Lo sguardo azzurro chiaro dietro alla montatura degli occhiali tondi ha fotografato per oltre mezzo secolo quel mondo di colori di cui è stato padre artistico. Settant’anni di opere. I paesaggi del suo Yorkshire o della California. Le piscine trasparenti, i cieli limpidi e i ritratti. Hockney fu anche uno dei protagonisti della scena culturale tra Londra e gli Stati Uniti accanto a Andy Warhol o Dennis Hopper.
Nel 2018 Portrait of an Artist (Pool With Two Figures) fu venduto da Christie’s per 90,3 milioni di dollari. Un record assoluto, ai tempi, per un artista ancora in vita.
Hockney tra pennello e pixel
Pennello in una mano e i pixel sullo schermo. Pioniere della tecnologia innestata nell’arte contemporanea Hockney trasformò l’iPad in una tavolozza di colori grazie all’applicazione “Brushes”.
L’annuncio della morte di Hockney
David Hockney, “si è spento serenamente nella sua casa l’11 giugno 2026, un mese prima del suo 89esimo compleanno”, ha dichiarato in un comunicato Erica Bolton, responsabile dell’agenzia che lo rappresentava.
Dalla Swinging London alle piscine assolate di Los Angeles, David Hockney è stato uno degli artisti britannici più riconoscibili e influenti del secondo Novecento. Nato a Bradford nel 1937 in una famiglia operaia e radicale, quarto di cinque figli, Hockney mostrò presto un talento fuori dal comune. Studiò al Bradford College of Art e poi al Royal College of Art di Londra, dove si impose subito come figura ribelle e originale.
La stagione della pop art
Il suo nome resta legato alla stagione della pop art e a opere come ‘A Bigger Splash‘ e ‘Portrait of an Artist (Pool With Two Figures)’, dipinti che contribuirono a definire l’immaginario visivo della California: cieli limpidi, piscine, corpi, desiderio, malinconia. Ma ridurre Hockney a una sola stagione sarebbe fuorviante. In oltre sessant’anni di carriera ha attraversato pittura, fotografia, collage, scenografia, paesaggio, ritratto e sperimentazione digitale.
La sfida alle convenzioni
Fin dagli anni Sessanta, Hockney sfidò apertamente le convenzioni sociali e artistiche. Opere come ‘We Two Boys Together Clinging‘, ispirata a Walt Whitman, portarono sulla tela l’esperienza omosessuale con una franchezza rara in una Gran Bretagna in cui l’omosessualità sarebbe rimasta reato fino al 1967. Con i capelli biondo platino, gli occhiali tondi e la sigaretta sempre accesa, divenne anche un personaggio della scena culturale tra Londra e gli Stati Uniti, vicino ad Andy Warhol, Ossie Clark e Dennis Hopper.
La svolta aLos Angeles
Il trasferimento a Los Angeles a metà degli anni Sessanta segnò una svolta decisiva. Qui Hockney sviluppò uno stile più maturo e controllato, capace di trasformare scene apparentemente fredde e luminose in racconti di amore, perdita e solitudine. Nel 2018 Portrait of an Artist (Pool With Two Figures) fu venduto da Christie’s per 90,3 milioni di dollari, all’epoca record mondiale per un artista vivente.
Sperimentazioni e innovazione
La sua ricerca non si fermò mai. Con i “joiners”, collage fotografici composti da più scatti Polaroid, Hockney indagò il tema della prospettiva, dialogando idealmente con Picasso e il cubismo. Più avanti sperimentò con fax, fotocopiatrici, stampanti, iPad e tecnologie 3D, interessato a ogni strumento capace di “fare un’immagine”. “Mi interessa tutto ciò che produce una figura”, spiegò nel 2013.
Un artista iconoclasta
Iconoclasta anche fuori dallo studio, rifiutò più volte il titolo di cavaliere e declinò l’invito a ritrarre la regina. Nel libro Secret Knowledge mise in discussione molte certezze sulle tecniche degli antichi maestri, dividendo critici e storici dell’arte. Nonostante lutti, polemiche e problemi di salute, Hockney ha continuato a lavorare con una disciplina quasi ostinata. “Insegnare a disegnare significa insegnare a guardare”, disse nel 2018. La chiave della sua eredità è in queste parole e nella volontà di rappresentare in modo nuovo tanto il mondo contemporaneo, quanto il modo di osservarlo.



