sabato, Aprile 4, 2026
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Addio a Vittorio Messori, ‘cronista della fede’

AGI – È morto, nella sua abitazione di Desenzano del Garda, Vittorio Messori. La notizia è stata confermata da fonti vicine alla sua famiglia. Lo scrittore e giornalista, avrebbe compiuto 85 anni il 16 aprile, è morto ieri sera, Venerdì Santo.

Una morte dal forte valore simbolico

La morte di Vittorio Messori, sembra racchiudere in sé un simbolo potente, quasi una sintesi della sua intera esistenza: quella di un uomo che ha dedicato la vita a raccontare, indagare e difendere il mistero cristiano con gli strumenti del giornalismo. Aveva 84 anni ed è morto dopo una lunga malattia: fatale un attacco cardiaco, nonostante convivesse da anni con un pacemaker.

Il “cronista della fede”

Messori non è stato soltanto uno scrittore di successo, ma una figura unica nel panorama culturale italiano: un “cronista della fede“, capace di applicare il metodo dell’inchiesta – fatto di documentazione, verifica e rigore – alle domande più profonde del cristianesimo.

Il suo libro più celebre, “Ipotesi su Gesù”, pubblicato nel 1976, è diventato un vero best seller internazionale (oltre un milione di copie vendute in Italia), tradotto in 20 lingue e capace di riportare il dibattito su Cristo al centro della cultura contemporanea. In quelle pagine, Messori affrontava la figura di Gesù non con devozione sentimentale, ma con l’approccio critico del giornalista, giungendo a una conclusione netta: la fede può essere anche ragionevole.

I libri e gli incontri decisivi

Ugualmente importante e di successo il successivo suo libro “Ipotesi su Maria“. La sua carriera è stata segnata da incontri straordinari. Fu infatti il primo laico a intervistare un Papa, Giovanni Paolo II, dando vita al libro-intervista “Varcare la soglia della speranza”.

Ma già prima aveva dialogato a lungo con il cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio, nel celebre “Rapporto sulla fede”. Due opere che hanno segnato un’epoca e contribuito a definire un nuovo modo di comunicare il pensiero della Chiesa.

Episodi tra fede e mistero

Accanto al rigore intellettuale, la vita di Messori è attraversata da episodi che sembrano sfiorare il mistero, a partire da una misteriosa telefonata ricevuta da ragazzo e che dopo aver fatto tante congetture finì per attribuire all’aldilà. 

Dalla conversione alla fede

Nato in una famiglia anticlericale a Sassuolo (Modena) il 16 aprile 1941, Messori da ateo si convertì al cattolicesimo dopo la lettura dei Vangeli.

L’episodio dei Murazzi di Torino

Da giovane giornalista, in un momento di profonda tristezza, si ritrovò a camminare lungo i Murazzi di Torino, osservando le acque del Po. Un anziano lo avvicinò, temendo un gesto estremo, e lo dissuase con parole semplici ma profonde, invitandolo poi a casa per un te’.

Quando, tempo dopo, Messori tornò a cercarlo per ringraziarlo, scopri’ che quell’abitazione era disabitata da anni. Un episodio che egli stesso avrebbe ricordato come una sorta di “segno”, coerente con la sua visione di una realtà in cui il visibile e l’invisibile si sfiorano.

Gli ultimi anni

Negli ultimi anni, Messori aveva continuato a riflettere pubblicamente sui temi che gli erano più cari, soprattutto nella pagina Vivaio tenuta per anni su Avvenire, il quotidiano della Cei. In particolare, ha spesso ribadito la centralità della figura di Maria, dichiarando a Stefano Lorenzetto in un’intervista al Corriere, che la sua presenza lo accompagnava ogni giorno e che sarebbe stata lei ad accoglierlo dopo la morte.

Allo stesso modo, ha molto insistito sul significato del cristianesimo come accettazione di un Dio che si dona fino al sacrificio, soprattutto nel mistero del Giovedì e del Venerdì Santo. Per lui, non c’era spazio per visioni alternative come la reincarnazione: la verità ultima era l’amore di Dio.

Fino alla fine, Messori ha difeso con convinzione la storicità dei Vangeli e l’esistenza reale di Gesù, considerandola non solo una verità di fede, ma anche una conclusione sostenibile sul piano storico.

L’eredità culturale e spirituale

In questo senso, il suo lavoro può essere visto come un ponte tra fede e ragione, tra teologia e giornalismo, tra spiritualità e cultura.

La sua eredità è quella di un uomo che ha cercato di rendere la fede comprensibile senza banalizzarla, accessibile senza svilirla. Un “inviato speciale della fede”, come è stato definito, che ha raccontato il cristianesimo non dall’alto di una cattedra, ma con lo sguardo curioso e onesto di chi indaga la realtà.

 

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