lunedì, Marzo 16, 2026
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Agli Oscar trionfa Paul Thomas Anderson, il riscatto dell’eterno incompiuto

AGI – “And the Oscar goes to…”. Alla fine è arrivato il momento che molti aspettavano da anni. Dopo una carriera lunga oltre tre decenni, costellata di film celebrati dalla critica ma rimasta finora senza il riconoscimento più ambito, Paul Thomas Anderson ha conquistato i suoi primi Oscar. La notte dell’Academy Awards ha incoronato il regista californiano con una tripletta che segna un passaggio storico nella sua filmografia: miglior sceneggiatura non originalemiglior regia e miglior film per ‘Una battaglia dopo l’altra’, il grande favorito della vigilia che sbaraglia una concorrenza tra le migliori degli ultimi anni per il premio più prestigioso tra cui ‘The Sinners’. Quest’ultimo può consolarsi con la miglior sceneggiatura originale a Ryan Coogler e il miglior attore a Michael B. Jordan, ma è sicuramente il grande sconfitto della serata viste le 16 nomination di Partenza.

Il premio più prestigioso della serata è stato consegnato da Nicole Kidman, con Anderson è salito sul palco insieme al cast, visibilmente emozionato: “Ora prendiamoci un Martini”, ha scherzato dedicando poi la vittoria all’amico e collaboratore Adam Somner, scomparso nel 2024. “Ora si trova in un bar enorme lassù in cielo. Si sta gustando un gin tonic ed è felicissimo”.

Il trionfo di ‘Una battaglia dopo l’altra’

Il film ha chiuso la serata con un totale di sei statuette, staccando gli altri titoli in corsa.

L’Oscar per la miglior regia

La consacrazione per Anderson è arrivata poco prima con l’Oscar per la miglior regia, consegnato da Zendaya e Robert Pattinson. Per il cineasta si è trattato della seconda vittoria della serata, un risultato che assume ancora più peso se si considera che il regista, oggi cinquantacinquenne, arrivava alla cerimonia con quattordici candidature in carriera tra regia e sceneggiatura, ma nessuna statuetta. Tra i registi battuti figuravano Chloé Zhao per Hamnet, Josh Safdie per Marty Supreme, Joachim Trier per Sentimental Value e Ryan Coogler per I peccatori.

Il premio per la sceneggiatura non originale

Il primo premio della serata era arrivato per la miglior sceneggiatura non originale, grazie all’adattamento liberamente ispirato al romanzo Vineland di Thomas Pynchon. Anderson ha ringraziato lo scrittore, autore notoriamente schivo, sottolineando come il film sposti la storia di diversi decenni rispetto al libro, trasformandola in una riflessione sul rapporto tra generazioni: “Ho scritto questo film per i miei figli, per chiedere scusa per il disordine che abbiamo lasciato nel mondo. E per ringraziarli per la possibilità che riescano a fare meglio di noi”, ha detto dal palco nel primo discorso con uno sguardo politico sulla contemporaneità della serata.

Consolazione per DiCaprio e il messaggio di Sean Penn

La vittoria di Una battaglia dopo l’altra, una commedia politica che intreccia memoria storica e conflitti contemporanei, ha segnato anche una piccola consolazione personale per Leonardo DiCaprio, protagonista del film rimasto però senza premi individuali. Un film che ha premiato come miglior attore non protagonista invece Sean Penn, che per messaggio politico non ha voluto essere presente sul palco e – secondo quanto riportato dal New York Times – si troverebbe invece in viaggio per l’Ucraina. D’altronde l’attore è da sempre impegnato come attivista per la pace, con un rapporto che conflittuale è dir poco con il presidente Trump.

La definitiva consacrazione di una carriera

Per Anderson la serata rappresenta la definitiva consacrazione di una carriera iniziata nella San Fernando Valley, dove girò il suo primo cortometraggio a soli diciotto anni. Nel corso degli anni il regista è diventato una delle figure più rispettate di Hollywood, autore di film come Magnolia — premiato con l’Orso d’oro a Berlino — e The Master, che a Venezia gli valse il Leone d’argento. Storico anche il sodalizio con Daniel Day-Lewis, che con Il petroliere vinse l’Oscar come miglior attore e che tornò a collaborare con lui per “Il filo nascosto”. Stavolta però la statuetta finalmente è arrivata direttamente nelle sue mani, levandogli l’etichetta di eterno incompiuto.

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