giovedì, Settembre 3, 2026
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Ansia da rientro in ufficio? Perché la stanchezza di settembre non è una colpa (ma una difesa)

AGI – Un rientro al lavoro pianificato, con obiettivi realistici, priorità chiare e spazi d’ascolto all’interno delle aziende.

Sono solo alcuni dei consigli indicati dagli esperti per contrastare il logorio lavorativo o “burnout”, un fenomeno sempre più diffuso e che tende ad accentuarsi dopo l’estate.

Il burnout da rientro in ufficio

Infatti, sebbene lo stress professionale non attenda più la fine della bella stagione per presentarsi nelle nostre vite, è innegabile che il rientro a settembre possa peggiorare la situazione.

In molti casi si tratta di una vera e propria “ansia anticipatoria”, come la descrive il dottore in psicologia dell’Università Internazionale di Valencia (VIU) Joaquín Mateu. “È una sensazione che porta tanti di noi a tornare mentalmente al lavoro prima ancora di fare le valigie per il rientro, sequestrando il presente con settimane di anticipo rispetto al reinserimento”, spiega l’esperto.

Mateu non individua le ragioni di questo senso di disagio in un problema clinico individuale, ma in una vera e propria “risposta adattiva di fronte a una situazione lavorativa che impone volumi o ritmi non ragionevoli”.

Il problema del modello produttivo

Una tesi sposata anche da Raúl Alelú-Paz, cofondatore di Healthy Minds ed esperto in neuroscienze. Lo scienziato, infatti, ha sottolineato come il disagio scaturito dal riadattamento richiesto dal rientro al lavoro sia parte di una normale reazione del cervello.

Parte della frustrazione con cui si arriva a settembre, nasce prima ancora di rientrare, perché molte persone danno per scontato che una vacanza da sogno permetterà loro di fare un “reset” e tornare felici al proprio lavoro, mentre persiste un’insoddisfazione di fondo.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) stima al 13% la quota di lavoratori dell’Unione Europea (UE) che affermano di sentirsi cronicamente esausti, uno dei primi segnali tipici di un burnout.

Dietro queste cifre, ha evidenziato Alelú-Paz, c’è un modello produttivo non pensato per le persone, che si scontra con l’esigenza di fatturare ogni anno di più e che può diventare ancora più duro dopo la pausa estiva.

Come contrastare il fenomeno?

In questo senso è importantissimo prestare attenzione ai segnali d’allarme, poiché l’errore più comune delle aziende è quello di interpretare la stanchezza, l’irritabilità e la “svogliatezza” come una mancanza di impegno da parte dei dipendenti, quando in realtà questi potrebbero essere sintomi di un malessere più profondo, che richiede un’ analisi generale, soprattutto per quanto concerne le condizioni di lavoro.

D’altra parte, Mónica Muncharaz, della società di risorse umane Health & Safety Manager di Gi Group, raccomanda un rientro pianificato, con obiettivi realistici, priorità chiare e spazi di ascolto al fine di “prolungare il beneficio del riposo ed evitare che le settimane di adattamento generino ulteriore stress”.

Sostanzialmente, di fronte a un ambiente che non sempre si può cambiare, Alelú-Paz richiama la necessità di essere realistici su cosa dipenda da se stessi e cosa no.

Un altro segreto? Non confondere la saturazione o la tristezza con un problema psicologico.

Provare tali sensazioni di fronte a una situazione insostenibile è, al contrario, proprio un segnale di buona salute mentale. 

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