domenica, Ottobre 25, 2026
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Baglioni incanta Villa Borghese 44 anni dopo: inedito, emozioni e 6.400 fan in coro a Piaz…

AGI – È una delle prime vere serate invernali a Roma, con un freddo pungente dopo la lunga coda dell’estate che sembrava non finire mai. Ma quando Claudio Baglioni appare con l’inedito ‘Che notte è questà, lettera d’amore a questa notte e a Villa Borghese, il luogo dove 44 anni fa è nata la sua leggenda, l’emozione scalda i cuori dei 6400 spettatori (saranno altrettanti anche negli altri 6 appuntamenti fino al 1 novembre).

Tornare qui regala un’intimità che un’arena o uno stadio non riescono a garantire. E lui, artista generoso, che ha superato da poco una grave polmonite dà tutto, e oltre: in alcuni passaggi la voce lo abbandona, ma le corde delle emozioni no. Quelle le tocca sempre come quando ha iniziato e lo ribadisce ancora una volta in una serata in cui nel parco più bello di Roma per una sera torna a regnare un principe. Un ritorno che è la chiusura di un cerchio magico.

Il salto indietro nel tempo

Per capire, bisogna tornare all’inizio della serata. Sugli schermi di Piazza di Siena scorrono le immagini sgranate di un’altra notte, quella del 24 ottobre 1982: ragazzi con i capelli lunghi, braccia alzate, il boato di alè-oo’, il primo megaraduno della musica italiana. Tante delle facce di allora e quelle che affollano la piazza di stasera con molta probabilità sono le stesse, solo con qualche ruga in più. Ma con la stessa luce negli occhi.

Poi entra Giovanni Baglioni con la sua chitarra arpa, e le note strumentali di Get up! e Roots sono come una porta che si apre lentamente. Sulle musiche di Notte di note note di notte arrivano i musicisti, il coro si alza, e finalmente eccolo: Claudio Baglioni, settantacinque anni portati come una sfida felice, al centro di tutto.

“è una notte che non c’era stata ancora, che non si era vista prima e cosi’ mai più nessuna”, è la frase d’amore con l’inedito Che notte è questa, in anteprima assoluta (uscirà solo il 13 novembre), e si capisce subito che non è una canzone su Roma. è una canzone sul tornare. Sul ritrovarsi esattamente dove tutto era cominciato, in una notte “che ci inghiotte e si accende e si colora come un albero che in cima ha il puntale della luna”. I brividi corrono per tutta la piazza che entusiasta accoglie uno dei cantori dei sentimenti più amati.

“Bentrovati”, dice poi, e la voce gli trema un pochino e non solo per l’età e gli acciacchi degli ultimi mesi. “Son passati solamente 44 anni. Ma siamo ancora una volta qui.” Baglioni è visibilmente emozionato e non lo nasconderà mai per tutte le 3 ore di musica.

Un viaggio lungo una vita: il duetto padri figli con Giovanni

Da li’ in poi è un viaggio, letteralmente. Su ‘Io sono qui’ gli schermi si riempiono di treni colorati, tabelloni ferroviari con i nomi di tutti i suoi tour, come una vita intera riletta attraverso le partenze. Baglioni sa che questo è un concerto-bilancio, e non ha paura di guardarsi indietro. Dagli il via, Acqua dalla luna, Gli anni più belli: la piazza canta, il ritmo sale, le gambe cominciano a muoversi da sole.

Ma è nei momenti sospesi che questa notte dà il meglio. Quando arriva Avrai, quella ninna nanna diventata inno generazionale, si vedono genitori che la cantano emozionati con i figli come a voler lasciare un testimone generazionale. E quando Giovanni torna sul palco per Con tutto l’amore che posso, padre e figlio soli su due sgabelli e lo skyline di Roma alle spalle, cala un silenzio che vale più di qualsiasi applauso. La chitarra arpa di Giovanni accarezza le parole di Claudio e il pubblico decide di sedersi, quasi in religiosa osservanza. è musica di famiglia, nel senso più pieno.

I tre medley a colori e l’abbraccio del pubblico sotto il palco

Poi il concerto cambia pelle con i tre medley a colori, l’idea più bella della scenografia firmata Giuliano Peparini.

  • Il giallo è gioia pura: W l’Inghilterra con la regina Elisabetta, Lennon, le cabine telefoniche rosse e le guardie di Buckingham che scorrono a ritmo, e poi Porta Portese con le sue pellicole in bianco e nero che a un tratto si accendono di tutti i colori, come un ricordo che torna vivo.

  • Il rosso è l’amore e il suo rovescio: Amore bello, Solo, fino al sole rosso di Sabato pomeriggio che sorge sullo schermo centrale citando la copertina del ’75, un dettaglio per chi c’era, una carezza per chi sa.

  • Il blu è la malinconia bella: Poster, Cuore d’aliante tra cieli stellati che spuntano da manifesti strappati, e Sono io, con le polaroid di una vita intera che si emozionano davvero il pubblico che a quel punto fa saltare gli schemi della platea seduta e in barba alla sicurezza si riversa sotto palco.

Il gran finale

Chiusi i medley, è il momento di Mille giorni di me e di te: sullo schermo centrale una vetrata blu e viola prende la luce bianca e la restituisce in mille riflessi, i led blu si accendono e si spengono a tempo, il fumo sale sul palco mentre il pubblico si alza perchè ci sono canzoni che ti spingono fisicamente a fare parte della scena. Poi E tu…, con le illustrazioni a fumetto che raccontano la storia di una coppia, dal tramonto in riva al mare alla Vespa, fino alle passeggiate sotto la pioggia, e piano piano dal bianco e nero passano al colore.

Il finale con il bis è una cavalcata in cui Baglioni con la chitarra lascia sul palco tutto quello che gli resta. Questo piccolo grande amore cantata da 6400 voci fa tremare i pini di Villa Borghese. Strada facendo, con le coriste che avanzano verso il pubblico, diventa la dichiarazione di poetica dell’intera serata: si va avanti, nonostante tutto, cantando. Poi Via, La vita è adesso con le tavole illustrate di Emiliano Ponzi che si animano, e infine l’epilogo sussurrato di Con voi, Il sogno è sempre, Notti.

Si esce che è notte fonda, con Roma illuminata alle spalle. Ci sono artisti che invecchiano, e altri che semplicemente continuano a essere. Baglioni, a settantacinque anni, ha fatto una cosa semplice e immensa: ha riportato tutti dentro un’emozione che si credeva archiviata, e l’ha trovata intatta. Quarantaquattro anni dopo, la stessa piazza, lo stesso uomo, lo stesso amore. Le stesse emozioni, nonostante l’età. Un concerto commovente con Baglioni che per la prima di sette notti è il principe di Villa Borghese.

 

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