venerdì, Maggio 24, 2024
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“BARBIE”: FUORI DALLA SCATOLA E DALLE CONVENZIONI

Il 20 luglio ha fatto il suo debutto nelle sale italiane il film “Barbie”, di Greta Gerwig, che vede protagonista la splendida Margot Robbie nei panni della famosa bambola Mattel

La pellicola è stata, sin dai primi giorni, un grandissimo successo al botteghino: Barbie ha registrato infatti uno straordinario incasso di oltre due milioni di euro nel primo week end di programmazione, una cosa rara per un film distribuito a fine luglio.

Una carnagione impeccabile, labbra rosa e lunghe ciocche extrabionde, la Barbie Stereotipo della Robbie sfoggia molti tra gli iconici look di Barbie attraverso gli anni, a partire dal costume da bagno intero bianco e nero, rossetto rosso, ombretto blu e tacchi che abbiamo visto nel teaser-trailer, dove viene mostrata una gigantesca versione della bambola dominare sulla Creazione del mondo, che osserva da dietro le lenti dei suoi stilosissimi occhiali da sole.

“Di fatto, molte sono state le evoluzioni di Barbie nel tempo: Oggi ci sono almeno 175 diverse espressioni/versioni di Barbie, ed è il marchio più vario al mondo. Basti pensare che ha avuto più di 250 carriere” afferma Lisa McKnight, promossa nel 2022 Vice Presidente Esecutivo e Global Head di Barbie and Dolls.

Il mondo rosa di Barbieland, raccontato nel film, è un non-luogo in cui le donne sono presidenti, fisiche, astronaute, cantoniere, dottoresse, ingegnere, avvocate, diplomatiche, premi Nobel, e forse proprio grazie a questo vivono ogni giorno come se fosse il più bello della loro vita; e questo mondo color pastello è non solo un luogo di fantasia, ma anche uno specchio rovesciato della nostra imperfetta realtà. Eppure la battaglia della protagonista, che lotta per trovare se stessa e la propria identità, è la medesima delle donne di oggi… e non solo; per questo, come sottolinea un critico: la consapevolezza di sé è la vera scommessa femminista del film. E dunque succede che, un bel giorno, la platinata bambola decide di intraprendere un viaggio nel mondo reale, in cerca di risposte, in missione per scoprire perché la sua realtà di plastica da sogno sia improvvisamente diventata imperfetta.

Nel live-action Barbie, Ryan Gosling interpreta Ken, in una mise che strizza l’occhio al mitico “Ken gay” del 1992 che fu ritirato dal commercio: biondo ossigenato, addominali scolpiti, slip personalizzati, jeans smanicato, un Ken praticamente perfetto; ed è forse la sua storia – parallela a quella di Barbie – a guadagnarsi più risate e applausi da parte del pubblico. Il look scelto per Gosling si rifà a Earring Magic Ken, parte di una serie di Barbie prodotte nel 1993, stilose e trendy, dotate di accessori all’ultima moda. Vediamo dunque Ken con mèche bionde, gilet a rete color lavanda, orecchino all’orecchio sinistro e al collo un ciondolo rotondo d’argento (simile ad un popolare giocattolo sessuale); inevitabilmente, Earring Magic Ken fu rapidamente acclamato come icona gay e quasi eclissò persino la popolarità di Barbie, riuscendo a divenire portavoce della comunità LGBTQ+ nel combattere gli stereotipi del tempo, che vedevano l’omosessualità come “oscena”.

A tal proposito, nell’era moderna la storia tra Barbie e Ken si è arricchita di una serie di interpretazioni fantasiose: la fotografa Dina Goldstein, ad esempio, ha creato una sorta di favola contemporanea in cui Ken vive un matrimonio senza amore, schiacciato dal peso della propria omosessualità e che alla fine fa coming out e lascia Barbie. Analogamente, nella sceneggiatura della Gerwig, Ken deve separarsi da Barbie per comprendere se stesso e trovare la propria realizzazione e la propria forma espressiva.

Nel film lo seguiamo nel suo personale tentativo di trovare una propria dimensione che non sia unicamente un riflesso di quella della sua fidanzata: una ricerca di identità assai sofferta, che vede Ken passare da uomo accessorio a macho conquistatore, aderendo a tutti i cliché di quella che è, di fatto, una mascolinità tossica.

Oltre a Ken, anche la figura di Barbie ha da sempre riscontrato successo tra i membri della comunità LGBTQ+. Molti raccontano come il gioco con le bambole Barbie sia stato una prima esplorazione della propria sessualità, dal farle baciare e sposare, al coinvolgerle in altre attività più piccanti. Non sorprende quindi che molti fan di LGBTQ+ abbiano auspicato una Barbie saffica nel live-action di Greta Gerwig.

Sicuramente, uno degli obiettivi della campagna marketing connessa al film di Barbie è stato il pubblico queer; non a caso, ad esempio, il Gay Times, un sito di notizie LGBTQ+ britannico, ha celebrato il giorno dell’uscita ufficiale del film come “Barbie day”, definendo la bambola un “fenomeno culturale queer”. Di fatto, nel film vediamo come Barbie sia stata sviluppata per rappresentare qualcosa di più del personaggio magro, bianco, cisgender e robusto che l’ha portata alla fama; è infatti la iper femminilità di Barbie ad avere così tanto potere sull’immaginazione queer. Citando un interessante articolo di un magazine americano: “La femminilità e la generale svalutazione della femminilità nel nostro ambiente socioculturale è uno dei motivi per cui è così probabile che gravitiamo intorno a Barbie. Lei è potente grazie e nonostante il suo essere, nel senso più ampio, femmina. Le persone queer che, da adulte o da bambine, si identificano con questo potere femminile incarnato da Barbie, ne sono decisamente attratte.”

In quest’ottica, il film Barbie è considerato come una performance drag dell’eterosessualità (cit. Alex Avila), e la figura di Barbie è divenuta un mezzo di ribellione da parte della comunità queer contro quelli che sono i rigidi “ruoli di genere”. Intento dichiarato, questo, sin da quando la Mattel creò e mise in commercio una Barbie sul modello del famoso attore di Pose nonché attivista trans Laverne Cox nel 2022, riflettendo così un impegno più profondo nei confronti della comunità queer e della visibilità delle donne trans. Ma il messaggio principale del film Barbie è forse riassunto in questo titolo di giornale: “Barbie shouldn’t be sexualised. Asexual people understand why”.

Abbiamo davanti una Barbie, dunque, nata in un mondo privo del concetto di sessualità (di fatto, pensato per i bambini) e che si ritrova ad essere vittima della sessualizzazione odierna; la stessa Margot Robbie, in una intervista, ha espresso la sua opinione a riguardo: “Barbie è sessualizzata. Pur non cercando di essere sexy. Le persone possono proiettare il desiderio sessuale su di lei. Sì, lei può indossare una gonna corta, ma soltanto perché è divertente e rosa. Non perché vuole che le si guardi il sedere!”

In poche parole, la bambola Mattel diviene anche un’icona asessuata perché ci mostra quanto può essere eccitante, divertente e favolosa la vita, indipendentemente dal fatto che si abbia o meno attrazione sessuale per qualcuno. Sintetizzando, dunque, Barbie è un po’ come le macchie Rorschach, in cui ognuno si può rivedere poiché ognuno può scegliere cosa vedere: un’icona culturale amata dalla massa che personifica l’innocenza e l’aspirazione infantile, oppure un femminino malvagio che perpetua standard di bellezza irrealistici e stereotipi di genere e razziali?

Di fatto (allerta spoiler!), in questo particolare mondo Barbie e Ken non finiscono insieme; in questo mondo Barbie non trova un fidanzato né una fidanzata. Barbie semplicemente scende dal proprio décolleté tacco 12, si guarda allo specchio, accetta i propri difetti e scopre le proprie potenzialità e poi decide di essere, finalmente e a suo modo, diversa.

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