venerdì, Maggio 24, 2024
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Borrell: inaccettabile dire no alla soluzione a due Stati in Medio Oriente

AGI – “Lo so che il premier israeliano non vuole la soluzione a due Stati ma il segretario generale dell’Onu ha risposto ieri dicendo che è inaccettabile dire no. E tutta la comunità internazionale è a favore. Quindi se non è d’accordo ne dobbiamo parlare, per questo siamo qui”. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell, al suo arrivo al Consiglio Esteri a Bruxelles.

“Oggi sarà un Consiglio Esteri speciale”, ha spiegato il diplomatico spagnolo, “mai avevamo avuto ospiti così importanti, in circostanze così complicate. Per primo avremo il nuovo ministro degli Esteri israeliano, poi i ministri di Arabia Saudita, Egitto, Giordania e il segretario generale della Lega Araba e infine il ministro degli Esteri della Palestina. Avremo quindi gli attori dei Paesi impegnati e i Paesi colpiti della situazione a Gaza”.

“La situazione umanitaria non potrebbe essere peggiore” a Gaza, ha sottolineato l’Alto rappresentante, “non ci sono parole per spiegarlo. Ci sono centinaia di migliaia di persone senza nulla, senza rifugi, senza cibo, medicine e sono sotto le bombe. Ogni giorno c’è un alto bilancio di civili che vengono uccisi. Diversi ministri hanno detto che sono troppi. Ma la domanda è quant’è il troppo? È 25 mila persone? Per quanto deve ancora andare avanti?”.

“25 mila persone uccise già, di cui il 70% donne e bambini. Certamente il modo con cui stanno cercando di distruggere Hamas, non è quello. Perché stanno seminando odio per generazioni. Sappiamo ciò che Hamas ha fatto. E certamente lo rifiutiamo e lo condanniamo, ma la stabilità e la pace non possono essere costruite solo con mezzi militari e non in questo modo particolare. Lo dico nel pieno rispetto delle vittime degli attacchi terroristici di Hamas”, ha aggiunto il capo della diplomazia europea. 

“Ecco perché non parlerò più di processo di pace”

Con i ministri degli Esteri, ha proseguito Borrell, “avremo una discussione su approccio complessivo. Dobbiamo smettere di parlare del processo di pace e cominciare a parlare più concretamente del processo per la soluzione a due Stati. Perché la pace potrebbe essere di diversi tipi. Quindi parliamo di quello che vogliamo fare, è costruire una soluzione a due Stati”

“D’ora in poi non parlerò più di processo di pace ma di processo per la soluzione a due Stati. E siamo seri in merito: dobbiamo intanto fermare le cause che la impediscono. E sicuramente Hamas è una di queste, una importante. Ma ci sono altre. E questo approccio dev’essere discusso e studiato, so che è difficile, ci sono 27 visioni diverse ma dobbiamo lavorare con il mondo arabo”, ha concluso.

La presidenza Ue chiede un cessate il fuoco

 “Questo conflitto non si risolverà con le armi: dal 7 ottobre quasi 25 mila persone hanno perso la vita, Gaza è in una situazione di estrema emergenza, rischiamo la carestia e le epidemie. La violenza deve fermarsi. Il messaggio che porterò a nome del Belgio, a nome della presidenza belga del Consiglio dell’Unione europea è chiaro: chiediamo l’immediato cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi, il rispetto del diritto internazionale, il ritorno al processo di pace che deve portare alla creazione di due Stati che vivano fianco a fianco in pace”, ha dichiarato la ministra degli Affari esteri del Belgio, Hadja Lahbib, al suo arrivo al Consiglio Affari esteri.

“Questa è l’unica via d’uscita, questa è l’unica possibilità per ripristinare permanentemente la pace nella regione. C’è un chiaro pericolo di regionalizzazione del conflitto, oggi vediamo anche le violenze in Cisgiordania dove ci sono molte vittime”, ha ricordato.

“A Bruxelles speriamo anche di organizzare, in un futuro più o meno prossimo, una conferenza di pace che possa davvero rilanciare il dialogo politico”, ha aggiunto, “questo di oggi è il primo Consiglio Affari esteri sotto la presidenza belga ed è un Consiglio molto importante poiché per la prima volta dopo gli attentati del 7 ottobre i ministri degli Esteri palestinese e israeliano sono a Bruxelles con i ministri saudita, giordano ed egiziano e anche rappresentanti della Lega Araba: l’obiettivo è ovviamente rilanciare il processo politico”, ha sottolineato. 

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