AGI – Aldo Brancher, 82 anni, ex sottosegretario alle Riforme durante la XIV legislatura con il governo Berlusconi, è diretto in macchina da Bardolino a Pontida, ha appuntamento con Fedele Confalonieri e Marcello Dell’Utri per partecipare al funerale di Umberto Bossi. Fu lui, insieme all’ex ministro Giulio Tremonti – lo ha ricordato anche Confalonieri dalle pagine del Corriere – a fare da paciere tra Silvio Berlusconi e il ‘Senatur’ dopo il Ribaltone, lo strappo della Lega che pose fine al primo esecutivo del Cavaliere.
“L’ultima volta che ho visto Bossi è stato il 2 marzo, l’ho trovato lucido, non mi aspettavo il tracollo. La cosa triste è che lui e Berlusconi non ci sono più…”. “Un paio di mesi fa – ricorda parlando al telefono con l’AGI – mi chiamò. Era sempre di poche parole, faceva fatica a esprimere i sentimenti… Mi disse semplicemente: ‘Aldo ti voglio bene’, ciao'”. Brancher ricorda i tanti momenti vissuti con Bossi e Berlusconi.
La riconciliazione tra Berlusconi e Bossi
Prima la rottura tra i due: “Ci fu un gruppo di persone che ce l’aveva con Berlusconi, Bossi fu condizionato“. Il Cavaliere affidò proprio a Brancher il compito della riconciliazione: “Bossi era diffidente. All’inizio è stato difficile. Berlusconi mi disse: ‘Vai avanti tu… Dimmi che cosa devo fare’. Fu un lavoro lungo per recuperare la fiducia. Lo sforzo fu far capire a Bossi le buone intenzioni di Berlusconi che intendeva realizzare il progetto del centrodestra, aveva dei programmi ambiziosi… Le cose migliorarono piano piano… Determinanti furono anche Tremonti e Calderoli“.
Le cene di Arcore
La svolta? “Ho inventato le cene di Arcore del lunedì. Berlusconi mi disse di lavorarci. Nell’opera di riavvicinamento quegli incontri furono fondamentali. I due stavano insieme a parlare per ore, a chiacchierare e non solo di politica”.
Il carattere di Umberto Bossi
Il primo Bossi? “È stato sempre estremamente vulcanico, aveva questo carattere forte, sapeva essere leader. Anche con quel ‘Roma ladrona‘ non voleva offendere nessuno, ma sapeva che utilizzando termini spinti aveva la possibilità di farsi ascoltare, di poter comunicare le sue scelte che erano sempre intelligenti“.
Berlusconi e gli accordi con Bossi
Brancher rammenta soprattutto delle occasioni in cui Berlusconi ‘cedeva’ all’amico. Nel 2007 l’ex presidente del Consiglio vuol candidare a sindaco di Verona Alfredo Meocci, Umberto Bossi Flavio Tosi. “Proposi a entrambi: ‘vediamoci da me'”. In elicottero sul Garda arriva il Cavaliere, nella tavernetta di Brancher oltre a Bossi c’è anche Pierferdinando Casini, a spuntarla è il capo della Lega. “Berlusconi convinse Meocci a fare un passo indietro, tante volte ha detto di sì a Bossi, la sua capacità di trovare sempre un accordo era fuori dal mondo…”.
L’eredità di Bossi
L’ultimo Bossi? “Spesso rattristato, io credo che andava ricordato di più, anche da parte dei suoi sostenitori. Mi fa piacere che ora in tantissimi hanno parole di elogio per Bossi, è stato un grande politico. Spero che in futuro si possa fare qualcosa in più per tramandare la sua memoria. Ne parlerò con Giorgetti…”.



