AGI – L’aria condizionata da sola non basta a proteggere gli anziani dal caldo estremo: costi dell’elettricità, manutenzione degli impianti, abitazioni inadeguate, difficoltà di movimento e limiti nell’accesso ai centri di raffrescamento possono trasformare le ondate di calore in un grave rischio sanitario anche quando esistono sistemi di climatizzazione.
È quanto emerge da un’analisi di Peter Crank, dell’University of Waterloo, Amir Baniassadi, dell’Hinda and Arthur Marcus Institute for Aging Research di Hebrew SeniorLife, e colleghi, pubblicata su Public Policy & Aging Report, che evidenzia la necessità di politiche differenti a seconda del clima, delle caratteristiche delle abitazioni e delle infrastrutture delle diverse regioni degli Stati Uniti.
Perché gli anziani sono più vulnerabili
“Il caldo è uno dei rischi meteorologici più letali negli Stati Uniti e gli anziani sono tra le persone maggiormente a rischio”, spiega Baniassadi.
“Con l’aumento delle temperature, proteggere gli anziani richiede qualcosa di più della semplice installazione dell’aria condizionata. L’aria condizionata protegge soltanto se le persone possono permettersi di utilizzarla, mantenerla e farla funzionare in sicurezza”.
L’età riduce la capacità dell’organismo di regolare la temperatura. Malattie croniche comuni tra gli anziani, tra cui diabete e patologie neurodegenerative, e alcuni farmaci frequentemente prescritti possono aumentare ulteriormente la vulnerabilità. L’esposizione al caldo estremo è inoltre associata a problemi cardiovascolari e respiratori, disturbi del sonno, deterioramento cognitivo, riduzione dell’attenzione e problemi di salute mentale.
Le differenze tra le varie regioni degli Stati Uniti
L’analisi mostra però che il rischio assume caratteristiche molto diverse a seconda della regione.
Nel sud-ovest desertico degli Stati Uniti l’aria condizionata può essere essenziale per la sopravvivenza, rendendo il suo costo e le prestazioni degli impianti una questione di salute pubblica.
In alcune città dell’Arizona le norme sulle abitazioni in affitto impongono che i sistemi di climatizzazione funzionino, vengano riparati rapidamente e siano capaci di mantenere la temperatura interna fino a 20 gradi Fahrenheit al di sotto di quella esterna.
Il caso di Phoenix
Il limite di questo criterio emerge quando le temperature raggiungono valori eccezionali. Nel 2024 Phoenix ha registrato 70 giorni con almeno 110 gradi Fahrenheit, circa 43,3 gradi Celsius. Un’abitazione conforme alle norme potrebbe quindi superare comunque i 90 gradi Fahrenheit, circa 32,2 gradi Celsius, al suo interno.
“Temperature interne superiori a 90 gradi non sono sicure per molti anziani”, afferma Crank. “Standard chiari e oggettivi sulle prestazioni dei sistemi di raffrescamento sono fondamentali per proteggere la salute e garantire condizioni abitative sicure”.
I limiti dell’aria condizionata
Anche possedere un climatizzatore non significa necessariamente poterlo utilizzare. Alcune persone anziane possono avere difficoltà a sostenere bollette elettriche crescenti o le spese necessarie per riparare gli apparecchi. Altre possono non essere fisicamente in grado di installare e mantenere climatizzatori da finestra.
Il declino cognitivo può inoltre ridurre la capacità di riconoscere temperature interne pericolose e di reagire adeguatamente.
I problemi dei centri di raffrescamento
Non sempre i centri pubblici di raffrescamento risolvono il problema. Gli autori segnalano ostacoli legati ai trasporti, agli orari limitati, soprattutto di notte e nei fine settimana, alle difficoltà motorie, alla sicurezza e alla scarsa conoscenza dei servizi disponibili.
Le criticità nel Nord-Est degli Stati Uniti
La situazione cambia ancora nelle regioni storicamente più fredde. Nel Nord-Est molti anziani vivono in edifici progettati per trattenere il calore durante inverni rigidi. A Boston, per esempio, una parte del patrimonio abitativo più vecchio è priva di climatizzazione centralizzata e può accumulare calore durante ondate prolungate.
Allo stesso tempo, secondo gli autori, norme sulle temperature massime negli ambienti interni, protezioni per gli affittuari e programmi di assistenza per le spese di raffrescamento non si sono adeguati alla crescita del rischio estivo.
La necessità di nuove politiche
L’analisi sottolinea inoltre uno squilibrio nelle politiche energetiche: ingenti risorse pubbliche sono destinate ad aiutare le famiglie a sostenere le spese per il riscaldamento invernale, mentre in gran parte del Nord-Est le protezioni equivalenti per il raffrescamento estivo rimangono limitate.
Gli autori propongono quindi standard sulle temperature massime nelle abitazioni, maggiori tutele per gli affittuari, ampliamento degli aiuti per le bollette, sostegno alla manutenzione e sostituzione dei sistemi di climatizzazione e centri di raffrescamento più accessibili.
Le conclusioni degli esperti
“Gli ostacoli che deve affrontare una persona anziana a Phoenix non sono necessariamente gli stessi di chi vive a Boston”, conclude Crank.
“Una politica efficace contro il caldo deve tenere conto delle differenze nel clima, nelle abitazioni, nelle infrastrutture e nelle risorse, garantendo al tempo stesso a tutti gli anziani l’accesso a temperature interne sicure”.



