martedì, Aprile 21, 2026
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Cannabis in adolescenza, gli effetti sul cervello dei giovani

AGI – L’uso di cannabis durante l’adolescenza è associato a uno sviluppo più lento delle capacità cognitive, con progressi ridotti in memoria, attenzione e velocità di elaborazione e un peggioramento della memoria nel tempo.

È quanto emerge dallo studio guidato da Natasha Wade, del Department of Psychiatry della University of California San Diego School of Medicine, pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology.

I dati analizzati

La ricerca, basata su oltre 11.000 partecipanti coinvolti nell’Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD) Study, il più ampio studio longitudinale sullo sviluppo cerebrale nei giovani negli Stati Uniti, ha seguito bambini dai 9-10 anni fino ai 16-17 anni, monitorando prestazioni cognitive e uso di sostanze.

Lo studio e i dati analizzati

Per una valutazione più accurata dell’esposizione alla cannabis, i ricercatori hanno integrato le dichiarazioni dei partecipanti con analisi biologiche su capelli, urine e saliva, in grado di rilevare l’assunzione di sostanze anche a distanza di mesi. I risultati mostrano che, su diverse abilità cognitive tra cui memoria, linguaggio, attenzione e velocità di elaborazione gli adolescenti che fanno uso di cannabis presentano una crescita più limitata rispetto ai coetanei.

In alcuni casi, questi ragazzi partivano da livelli simili o leggermente superiori in età più giovane, ma con l’avanzare dell’età e l’inizio del consumo di cannabis, il loro sviluppo tende a stabilizzarsi, mentre quello dei pari continua a migliorare.

Il ruolo del THC

“L’adolescenza è una fase critica per lo sviluppo del cervello, e osserviamo che i giovani che iniziano a usare cannabis non migliorano allo stesso ritmo dei loro coetanei”, spiega Wade. “Queste differenze possono sembrare inizialmente modeste, ma nel tempo possono influire su apprendimento, memoria e funzionamento quotidiano”.

Un’analisi più dettagliata ha evidenziato che il tetraidrocannabinolo (THC), principale componente psicoattivo della cannabis, è probabilmente il fattore responsabile degli effetti osservati: nei partecipanti con evidenza di esposizione a THC si riscontra un peggioramento della memoria nel tempo, mentre ciò non emerge nei soggetti esposti a cannabidiolo (CBD), sebbene questo sottogruppo sia più limitato.

Limiti dello studio e prospettive

“I risultati indicano il THC come probabile motore dei cambiamenti osservati e mostrano quanto possano essere complessi i prodotti a base di cannabis”, aggiunge la ricercatrice. Gli autori sottolineano che lo studio non dimostra un rapporto causale diretto, ma tiene conto di numerosi fattori potenzialmente confondenti, tra cui contesto familiare, salute mentale, uso di altre sostanze e prestazioni cognitive pregresse.

Anche se le differenze osservate sono relativamente contenute, in una fase di sviluppo rapido come l’adolescenza possono avere ricadute significative sul rendimento scolastico e sulla vita quotidiana. Il team continuerà a seguire i partecipanti per valutare gli effetti a lungo termine e comprendere meglio il ruolo del momento e della frequenza di utilizzo. I ricercatori evidenziano infine che posticipare l’uso di cannabis può favorire uno sviluppo cerebrale più sano, soprattutto in un contesto di crescente diffusione e disponibilità di questi prodotti.

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