lunedì, Luglio 15, 2024
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C’è un gene mancante alla base dell’infertilità maschile

AGI – La mancanza di un gene potrebbe spiegare l’infertilità. A rivelarlo una ricerca condotta su topi dall’Università di Göteborg. Gli esemplari murini privati di un preciso gene non sono stati in grado di generare prole, in quanto il loro sperma mancava del collegamento tra la coda e la testa. I risultati indicano una probabile relazione con le cause dell’infertilità maschile.

I ricercatori hanno identificato una nuova proteina, chiamata ‘MC2′, che svolge un ruolo cruciale nella formazione degli spermatozoi nuotatori nei topi. Questa proteina è necessaria per creare un collegamento funzionale tra la testa e la coda dello sperma.

La connessione si trova nel ‘collo’ della testa dello spermatozoo e facilita il movimento e la funzione coordinata mentre lo spermatozoo nuota verso l’ovulo” (Kexin Zhang, dottoranda presso il Dipartimento di Chimica e Biologia Molecolare dell’Università di Göteborg)

“Certo – ha aggiunto Zhang – la coda e la testa si creano perfettamente senza questo collegamento, ma senza alcun risultato, perché non riescono a raggiungere il loro obiettivo”. Gli esperimenti su topi hanno indicato che la produzione della proteina ‘MC2′ era controllata da un gene specifico nel genoma. Quando il gene è stato rimosso con le forbici genetiche, i ricercatori hanno osservato che gli esemplari murini hanno smesso di produrre la proteina, divenendo completamente sterili.

È già noto che i fattori genetici sono responsabili di circa il 15-30% dell’infertilità negli uomini. Il gene non si trova sul cromosoma sessuale e non ha avuto alcun impatto sulla capacità delle femmine di produrre prole.

“La mia ricerca ha contribuito a migliorare la comprensione delle cause dell’infertilità dovuta all’assenza della testa dello spermatozoo, nota come sindrome degli spermatozoi acefali”, ha sottolineato Zhang. “La causa alla base di questa diagnosi era finora sconosciuta”.

La scoperta della proteina ‘MC2′ fornisce nuove conoscenze sulla struttura molecolare delle cellule spermatiche che, poi, si sviluppano in spermatozoi. I ricercatori potranno studiare ulteriormente queste conoscenze. “Si stima che circa il 15% di tutte le coppie eterosessuali abbia problemi ad avere figli”.

“L’uomo è responsabile dei problemi in circa la metà di questi casi”, ha continuato Zhang. “Spero che la nostra ricerca porti a nuovi metodi diagnostici e a nuovi trattamenti per l’infertilità maschile”, ha spiegato, per poi aggiungere: “Potrebbe anche essere possibile creare un contraccettivo maschile disattivando questo gene”.

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