lunedì, Agosto 3, 2026
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Ceuta, sale a 88 il bilancio dei migranti morti

AGI – Sala a 88 il bilancio dei migranti morti il 30 luglio a Ceuta. Fonti del governo di Ceuta, guidato da Juan Jesús Vivas (Pp), hanno aggiornato il numero dei corpi Secondo il governo della città autonoma di Ceuta ha aggiornato rinvenuti attorno alla diga frangiflutti di Tarajal, a seguito dell’afflusso massiccio di migliaia di persone dal Marocco.

Nella maggior parte dei casi, la causa del decesso è l’annegamento. La delegazione del governo ha indicato un numero di morti pari a 72, secondo i dati forniti ieri, mentre l’Associazione Unificata della Guardia Civile (Augc) parla di circa 100 vittime. Il Marocco ha riferito ieri sera del ritrovamento di undici corpi sulle sue coste. 

La versione di Rabat

Secondo il ministero dell’Interno marocchino, sono appunto undici le persone morte nel tentativo di raggiungere dal Marocco l’exclave spagnola di Ceuta. Si tratta della prima dichiarazione ufficiale giunta dal Paese nordafricano a proposito dell’improvviso afflusso di decine di migliaia di migranti nel piccolo territorio d’oltremare iberico, ora quasi tutti rimpatriati. Il bilancio delle autorità di Madrid è stato invece aggiornato a 72 morti.

Le autorità spagnole hanno stimato che oltre 50 mila migranti siano arrivati nei giorni scorsi nella città autonoma di Ceuta, mentre il Marocco stima un afflusso di 40 mila persone. Per quanto riguarda Melilla, Rabat segnala 1.135 arrivi e afferma che “tutti sono stati rimpatriati tempestivamente”.

Il Marocco “rimarrà un partner affidabile e responsabile, impegnato a rafforzare la cooperazione e il coordinamento internazionale nella lotta contro la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani”. Lo si legge in una dichiarazione del ministero dell’Interno marocchino, prima reazione ufficiale di Rabat a quanto avvenuto nell’exclave spagnola di Ceuta, dove nei giorni scorsi decine di migliaia di migranti hanno fatto irruzione, per poi essere quasi tutti rimpatriati.

La sentenza: “Impossibile un rimpatrio immediato”

Accusate da alcuni media e politici spagnoli di aver agevolato l’esodo, le autorità marocchine hanno inoltre commentato la sentenza della Corte Suprema di Madrid, emessa tre settimane fa, secondo la quale coloro che attraversano a nuoto il confine verso Ceuta e Melilla non possono essere rimpatriati subito. Il Marocco sostiene che “interpretazioni errate e una diffusione fuorviante” di questa decisione giudiziaria hanno indotto coloro che cercano di attraversare il confine a credere “che sia possibile evitare il rimpatrio immediato”. “Ciò ha contribuito all’emergere di un modello di tentativi di migrazione irregolare, che prevede la traversata a nuoto, poiché alcuni credevano che offrisse la migliore possibilità di sfuggire al rimpatrio immediato”, si legge ancora nella nota.

Tra gli altri fattori che il Marocco ritiene abbiano provocato massiccio afflusso di migranti figurano “la diffusione di informazioni fuorvianti, il ruolo delle reti di traffico di esseri umani e le interpretazioni errate dei dati legali e amministrativi, che hanno alimentato l’illusione di un facile accesso all’Europa senza conseguenze legali”, conclude il comunicato.

La riunione dei ministri dell’Interno europei

L’ingresso di oltre 60mila persone a Ceuta nel giro di tre giorni ha riportato a galla le divisioni tra i 27 Stati membri sulla politica migratoria, poco più di un mese dopo l’entrata in vigore del nuovo Patto Migrazione e Asilo. I fronti si sono ricompattati in blocchi, mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez si è trovato isolato in un’emergenza alimentata da una campagna di disinformazione che ha riversato nell’enclave migliaia di giovani arrivati via mare e rientrati volontariamente in Marocco nel giro di poche ore.

L’Italia è alla testa dei 22 Paesi che, con una serie di missive, hanno chiesto la sospensione del sistema Schengen con la Spagna e hanno intensificato i controlli di frontiera per chi arriva dalla penisola iberica. Uno schieramento compatto che ha trovato ampio sostegno soprattutto nei Paesi nordeuropei, in un inedito asse tra Roma e Copenaghen, governata da una premier socialdemocratica. Non hanno firmato appelli di questo tipo Francia e Portogallo, gli Stati che condividono un confine fisico con la Spagna e che sarebbero stati sulla carta i più interessati a un inasprimento dei controlli.

Ne parleranno domani i ministri dell’Interno dei 27, in una riunione in videocollegamento che arriva quando l’emergenza è rientrata. Gli Stati membri si confronteranno sul nuovo quadro regolatorio varato dalla Ue a giugno e che proprio a Ceuta ha avuto il suo primo banco di prova. Tuttavia, lo status speciale riservato dal Trattato di Schengen a Ceuta e Melilla, che le colloca fuori dalla zona di libera circolazione, lascia pensare che la discussione sarà soprattutto di approccio politico al tema più generale.

L’Italia, che ha annunciato di aver sospeso Schengen con la Spagna, ha di fatto rafforzato i controlli alle frontiere per chi sopraggiunge dalla penisola iberica. Dalla Commissione europea hanno spiegato di non aver ricevuto alcuna notifica della sospensione da nessuno degli stati membri. La procedura stabilisce che di fronte a un pericolo, uno stato deve inviare una notifica obbligatoria alla Commissione con i motivi della sospensione della libera circolazione tra gli stati e la sua durata, che deve essere validata anche agli altri stati membri. Cosa che ancora non sarebbe avvenuta.

L’appello di Madrid: “Ceuta e Melilla sono anche città europee”

Madrid, che ha visto l’emergenza risolversi in poche ore, chiederà agli Stati Ue “solidarietà”, ricordando che “Ceuta e Melilla sono due città spagnole, ma anche europee, e rappresentano un confine esterno dell’Unione europea. È un confine molto speciale perché sono le uniche due città europee che condividono una frontiera terrestre con l’Africa”, come ha affermato stamattina a Tve il ministro degli Esteri Manuel José Albares. Quello che finirà per emergere dalla discussione è che molti Stati chiederanno una stretta sull’immigrazione, ricordando quanto accaduto a Ceuta, e l’estensione del modello Albania sui centri rimpatrio anche ad altri Paesi extra Ue, finanziati con fondi comunitari. La crisi di Ceuta diventa così il catalizzatore di una nuova resa dei conti politica sulla gestione delle frontiere europee e l’occasione per una dura presa di posizione contro il leader socialista Pedro Sánchez che a gennaio ha approvato una procedura per consentire la regolarizzazione dei migranti, circa 500mila, irregolari già presenti sul territorio spagnolo.

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