AGI – “Io sono un tifoso, chiamatemi Rocco”: nel 2019 si presentò con queste parole a Firenze il patron viola Rocco Commisso, morto negli Stati Uniti all’età di 76 anni. La Fiorentina è stata “la cosa più bella che si è regalato”, ha scritto la famiglia nel dare notizia della scomparsa dell’imprenditore italo-americano, e lui ha contraccambiato con passione e generosità ripagate con due finali di Conference League e a una di Coppa Italia.
La serie A e il minuto di silenzio
La Figc ha disposto un minuto di silenzio prima di tutte le partite di Serie A e il presidente della Lega, Ezio Simonelli, lo ha ricordato come “un uomo di straordinaria energia e passione, che ha saputo legare la propria storia imprenditoriale e umana al mondo del calcio con grande generosità”.
La passione per il calcio
Originario della Calabria ma trasferitosi da bambino in America con la famiglia, Commisso è stato anzitutto un grande imprenditore come fondatore e proprietario di Mediacom Communications, una delle più grandi aziende di televisione via cavo negli Stati Uniti.
Il calcio era la sua grande passione: ci era entrato prima con i Cosmos di New York e due anni dopo rilevando la Fiorentina dai Della Valle per 170 mila euro.
Successi e delusioni
Nei suoi sei anni viola ha vissuto alti e bassi, con tanti allenatori da Montella a Iachini, da Prandelli a Italiano fino a Palladino, Pioli e adesso Vanoli, con delusioni in campionato dove sognava un piazzamento Champions ma anche lampi nelle Coppe che hanno portato alle tre finali, tutte perse. Tra i dolori va anche annoverata la perdita dell’amico e braccio destro per il calcio Joe Barone, nel marzo 2024.
Il Viola Park
Commisso ha realizzato a Bagno a Ripoli il Viola Park, il centro sportivo di 22 ettari che porta il suo nome, il più grande del suo genere in Italia costato 120 milioni di euro. Persa invece la sfida per un nuovo stadio che ha imposto la ristrutturazione del Franchi, un fattore in questa travagliata stagione, con l’ultimo posto in classifica, l’esonero di Stefano Pioli e la lenta risalita avviata con Paolo Vanoli.
“Non mollare mai”
Commisso aveva sofferto per questa situazione dagli Usa, non potendo rientrare per l’aggravamento delle condizioni di salute ma non aveva mai avuto la tentazione di vendere: “Tutte le aziende attraversano momenti difficili”, aveva ragionato un mese fa in un’intervista, “ma la lungimiranza di chi guida una società sta proprio nel trarre insegnamento dai momenti bui per poter uscirne insieme più forti. Non ho mai mollato in nessuna delle mie attività e a maggior ragione non lo farò adesso”.
Il futuro della Fiorentina
Ora il futuro del club, che anzitutto va portato alla salvezza prima di esaminare qualsiasi ipotesi di vendita, è nelle mani della vedova di Commisso, Catherine, e del figlio Giuseppe.
Dovranno discuterne insieme al direttore generale Alessandro Ferrari, successore di Barone, l’ad Mark Stephan e soprattutto con Fabio Paratici che il 4 febbraio assumerà l’incarico di direttore sportivo.
La società è senza debiti e con tutti i paletti finanziari rispettati, nonostante i 92 milioni investiti la scorsa estate.



