giovedì, Ottobre 29, 2026
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img

Colpi di testa e demenza: a rischio anche i calciatori che hanno usato palloni moderni

AGI – Il rischio per i calciatori professionisti di sviluppare demenza a causa dei colpi di testa potrebbe riguardare anche gli atleti che hanno giocato in epoche più recenti e non soltanto chi utilizzava i vecchi palloni di cuoio, più pesanti rispetto a quelli di oggi.

Alcuni ex calciatori ritiratisi da pochi anni presentano infatti segnali che potrebbero indicare una maggiore vulnerabilità al deterioramento delle capacità cognitive. A suggerirlo è una ricerca realizzata dall’Università di Loughborough, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Scientific Reports e ripresi dal quotidiano britannico The Times.

Un’indagine che amplia il dibattito

Lo studio contribuisce ad ampliare il confronto sulle possibili ripercussioni neurologiche della carriera calcistica, sollevando interrogativi che riguardano anche le generazioni che non hanno mai utilizzato i palloni tradizionali.

Per condurre l’indagine, gli studiosi hanno esaminato i dati raccolti nell’ambito del progetto Focus, finanziato dalla Football Association (FA) e dalla Professional Footballers’ Association (PFA).

Coinvolti 305 ex calciatori professionisti

L’analisi ha coinvolto 305 ex calciatori professionisti, le cui prestazioni cognitive sono state messe a confronto con quelle di un gruppo di riferimento composto da persone di età paragonabile e in numero simile.

I test adottati sono progettati per riconoscere eventuali cambiamenti nelle funzioni cognitive con largo anticipo rispetto alla comparsa della malattia: in alcuni casi, i primi segnali possono essere individuati fino a dieci anni prima di una diagnosi ufficiale di demenza.

Si tratta di uno strumento utile per approfondire le possibili associazioni tra la storia sportiva degli ex professionisti e le condizioni della loro salute cerebrale in età avanzata.

Risultati differenti tra i partecipanti

I dati raccolti non delineano una situazione identica per tutti i partecipanti. In una parte degli ex calciatori, le prove non evidenziano una particolare predisposizione al declino cognitivo nelle sue manifestazioni iniziali; in altri casi, invece, emergono elementi che meritano ulteriori approfondimenti.

Attenzione anche agli atleti che hanno usato solo palloni moderni

Tra i soggetti che destano maggiore attenzione compaiono anche atleti ritiratisi dal calcio in anni relativamente recenti, che durante la propria carriera hanno utilizzato esclusivamente palloni moderni e mai quelli in cuoio. Questa circostanza suggerisce che le differenze tra le generazioni di giocatori potrebbero non essere sufficienti, da sole, a spiegare i risultati.

Serviranno ulteriori approfondimenti

Per individuare le cause delle variazioni osservate sarà necessario considerare una pluralità di fattori e analizzare più dettagliatamente le caratteristiche dei singoli percorsi professionali. Gli stessi ricercatori invitano comunque a non interpretare i risultati come una prova definitiva di un aumento dei casi di demenza tra gli ex calciatori. Le evidenze disponibili rappresentano un punto di partenza per nuove indagini, necessarie a verificare se le anomalie individuate nei test si traducano effettivamente, nel tempo, in una maggiore probabilità di sviluppare la patologia.

Sarà inoltre importante comprendere perché alcuni ex atleti mostrino segnali più evidenti di altri e quali elementi possano contribuire a determinare queste differenze. Al momento, dunque, i risultati indicano la necessità di proseguire gli studi, ma non permettono di stabilire un rapporto causale certo tra la pratica del calcio professionistico e la comparsa della demenza, né di prevedere con sicurezza l’evoluzione clinica dei singoli individui.

 ​ Read More 

​ 

VIRGO FUND

PRIMO PIANO