venerdì, Giugno 14, 2024
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Come procede la consegna degli aiuti umanitari a Gaza

AGI – L’installazione del molo temporaneo americano sulla costa di Gaza ha permesso lo sbarco di 97 camion di aiuti umanitari in una settimana. Lo ha annunciato il portavoce delle Nazioni Unite, sottolineando che l’operazione si è stabilizzata dopo un “inizio difficile”. La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno completato il molo, la cui costruzione era stata annunciata a marzo dal presidente Joe Biden. L’obiettivo è quello di superare le restrizioni imposte da Israele alla consegna di aiuti via terra alla Striscia di Gaza, devastata da sette mesi di guerra. Dal primo scarico del 17 maggio, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (PAM), incaricato dell’operazione a partire dallo scarico delle merci in arrivo da Cipro, “ha preso possesso di 97 camion”, ha spiegato  Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

 

Nei primi due giorni, è stata la stessa popolazione gazese a impossessarsi del contenuto di “un certo numero di veicoli” diretti ai magazzini del PAM, ha aggiunto, aggiungendo che l’agenzia non ha però perso il controllo di alcun mezzo. Questo è accaduto soprattutto in quelle zone dove la carestia ha iniziato a farsi sentire di più e dove i camion sono stati fermati dalla popolazione che “ha preso quello che poteva” per paura di non rivedere la preziosa merce. Ora “tutta l’operazione si è stabilizzata e il PAM ha trovato vari modi per raggiungere il suo magazzino a Deir al-Balah”, Una volta arrivati al magazzino, gli aiuti vengono messi a disposizione delle agenzie ONU o delle ONG per una distribuzione più efficace.

 

 

 

Dall’inizio delle operazioni israeliane a Rafah, il 7 maggio, “l’ingresso degli aiuti a Gaza è stato molto limitato”, ha commentato l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) in un comunicato. Tra il 7 e il 23 maggio, “solo 906 camion che trasportavano aiuti umanitari sono entrati a Gaza attraverso tutti i punti di ingresso operativi, tra cui 143 attraverso il valico di Kerem Shalom, 62 attraverso Erez, 604 attraverso Erez-Ovest e 97 dal molo galleggiante”. L’OCHA, nel suo documento, non conta l’arrivo dei camion del settore privato che passano da Kerem Shalom – merci private a cui, secondo il capo dell’Agenzia Onu per i rifugiati, gli israeliani danno ora la priorità. L’organizzazione non conta nemmeno le merci “lasciate al punto di passaggio” senza le condizioni logistiche e di sicurezza necessarie per essere recuperate dalle organizzazioni umanitarie.

Le emergenze negli ospedali

Le organizzazioni umanitarie sono riuscite a raggiungere l’ospedale Al Aqsa, nella Striscia di Gaza, e a consegnare circa 15 mila litri di carburante, ma l’emergenza resta alta. Lo riporta l’Onu, aggiungendo che l’Unicef ha lanciato l’allarme riguardo i generatori di ossigeno dell’ospedale: senza una fornitura continuativa di carburante, verranno bloccati mettendo a rischio la vita di più di venti neonati. “È cruciale – ha aggiunto il portavoce Onu – che altro carburante raggiunga Gaza e che le organizzazioni umanitarie possano lavorare in sicurezza mentre le ostilità si intensificano”. Nel nord di Gaza solo l’ospedale Al Awda resta in funzione, seppure parzialmente, ma risulta inaccessibile alle organizzazioni delle Nazioni Unite. Altre strutture sanitarie continuano a fronteggiare difficoltà per portare avanti l’attività.

 

 

 

 

 

 

 

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