venerdì, Luglio 31, 2026
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Consumare meno zucchero da piccoli riduce rischio di demenza

AGI – Un ridotto consumo di zuccheri durante la gravidanza e nei primi uno-due anni di vita è associato a un minor rischio di sviluppare demenza in età avanzata e a un ritardo nella comparsa della malattia.

È quanto emerge da uno studio coordinato da Jiazhen Zheng della Hong Kong University of Science and Technology di Guangzhou, pubblicato sulla rivista Neurology, che ha analizzato i dati di oltre 64 mila persone nate nel Regno Unito, prima e dopo il periodo di razionamento dello zucchero seguito alla Seconda guerra mondiale.

Lo studio nel Regno Unito

I risultati mostrano un’associazione tra una minore esposizione agli zuccheri nelle prime fasi della vita e una riduzione fino al 23% del rischio di demenza. Lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma evidenzia un’associazione significativa tra alimentazione precoce e salute cerebrale decenni più tardi. Per lo studio i ricercatori hanno sfruttato il “naturale esperimento” rappresentato dal razionamento dello zucchero nel Regno Unito, terminato nel 1953. I partecipanti sono stati suddivisi in base all’esposizione al razionamento durante la vita fetale e nel primo o nei primi due anni di vita, oppure all’assenza di limitazioni nel consumo di zucchero. A partire da un’età media di 55 anni, gli studiosi hanno seguito i partecipanti attraverso le cartelle cliniche per verificare l’eventuale comparsa di demenza nei successivi quindici anni. Tra le persone esposte al razionamento durante la gravidanza e il primo anno di vita sono stati registrati 388 casi di demenza su 15.025 partecipanti. Tra coloro che avevano sperimentato il razionamento fino ai due anni di età i casi sono stati 456 su 15.256 partecipanti, mentre tra i 23.774 nati dopo la fine del razionamento sono stati osservati 504 casi.

Dopo aver corretto i risultati per età, sesso e fattori di rischio come ipertensione e diabete, i ricercatori hanno calcolato che l’esposizione a un minore consumo di zucchero durante la gravidanza e il primo anno di vita era associata a una riduzione del 21% del rischio di demenza rispetto ai nati dopo il razionamento. La riduzione saliva al 23% per chi aveva sperimentato il razionamento fino ai due anni di età. Inoltre, tra le persone con una minore esposizione precoce agli zuccheri, la comparsa della demenza risultava ritardata in media di 2,6 anni. In un sottogruppo di partecipanti sottoposti a risonanza magnetica cerebrale, gli autori hanno inoltre osservato un maggiore volume complessivo della sostanza grigia e una minore presenza di iperintensità della sostanza bianca, un indicatore di danno del tessuto cerebrale.

I benefici dell’uso limitato di zucchero

“I nostri risultati suggeriscono che limitare il consumo di zuccheri nelle primissime fasi della vita potrebbe avere benefici duraturi per la salute del cervello”, ha affermato Jiazhen Zheng. “Questi dati evidenziano la potenziale importanza della nutrizione precoce nella riduzione del rischio di demenza molti decenni più tardi”. Secondo il ricercatore, limitare gli zuccheri aggiunti durante la gravidanza e la prima infanzia potrebbe rappresentare una misura utile per promuovere la salute cerebrale, anche se saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio i meccanismi coinvolti e orientare future strategie di sanità pubblica. Gli autori sottolineano infine che, trattandosi di uno studio osservazionale basato su eventi già avvenuti, i risultati dimostrano un’associazione ma non consentono di stabilire un rapporto causale tra consumo di zuccheri e rischio di demenza.

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