AGI – Le manifestazioni di massa e i disordini del fine settimana rappresentano l’ultima di una serie di crisi sociali che hanno segnato i due mandati di Emmanuel Macron, atteso da ultimi mesi di presidenza turbolenti prima dell’uscita dall’Eliseo a maggio.
“Da dieci anni Macron ha dimostrato una costante sordità di fronte ai movimenti sociali. La constatazione del fallimento è netta”, ha scritto oggi Le Monde nel suo editoriale.
Ecco le principali mobilitazioni.
2018-2019: i gilet gialli
Nata contro l’aumento di una tassa sui carburanti, la protesta antigovernativa porta in piazza quasi 300mila persone il 17 novembre 2018.
I manifestanti occupano rotonde e bloccano strade. Dopo diversi sabati di violenze, Macron accoglie alcune richieste: rinuncia all’aumento contestato, vengono congelati i prezzi di elettricità e gas e rivalutato il salario minimo.
Il movimento perde slancio nella prima metà del 2019. Il bilancio è di 11 morti a margine delle mobilitazioni, 23 persone che perdono un occhio, circa 2.500 manifestanti e 1.800 appartenenti alle forze di sicurezza feriti.
2023: la riforma delle pensioni
Il progetto di innalzare da 62 a 64 anni l’età pensionabile provoca oltre tre mesi di proteste. Secondo la polizia, in tre occasioni i cortei superano 1,2 milioni di partecipanti. Raffinerie, trasporti e porti vengono bloccati, mentre lo sciopero degli addetti alla raccolta dei rifiuti trasforma i marciapiedi di Parigi in discariche a cielo aperto.
Macron impone la riforma senza sottoporla al voto dell’Assemblea nazionale, dove dispone soltanto di una maggioranza relativa, poi persa con le elezioni anticipate del 2024.
2023: le rivolte urbane
Il 27 giugno scoppiano disordini dopo la morte di Nahel, 17 anni, ucciso da un colpo sparato da un poliziotto durante un controllo stradale nella regione parigina. Per cinque notti consecutive vengono mobilitati 45mila agenti e si registrano quasi 4mila fermi.
Macron annuncia un progetto di legge d’emergenza per accelerare la ricostruzione nelle città devastate.
2023-2025: la rabbia degli agricoltori
Dalla fine del 2023, il rincaro del gasolio agricolo e i ritardi negli aiuti europei alimentano il malcontento. All’inizio del 2024 scattano blocchi autostradali e scarichi di letame in luoghi simbolici. Un anno dopo le proteste riprendono: l’instabilità governativa ritarda le misure attese da un settore alle prese con il peggior raccolto di grano in 40 anni, vendemmie in forte calo e malattie devastanti per gli allevamenti bovini.
La legge di orientamento agricolo, approvata all’inizio del 2025, placa temporaneamente la mobilitazione, che torna ad accendersi con l’accordo commerciale tra Ue e Mercosur.
2026: la mobilitazione dei giovani
Iniziati a metà settembre nella regione parigina, i blocchi dei licei si estendono a tutta la Francia contro la carenza di docenti, gli orari sovraccarichi, le aule deteriorate e Parcoursup, il sistema di accesso all’università.
La protesta raggiunge gli atenei ed è accompagnata da scontri con le forze dell’ordine, con feriti tra minorenni e agenti. Vengono aperte indagini interne su accuse di violenza della polizia. Alla fermezza iniziale del governo subentrano gradualmente risposte politiche, tra cui l’invio urgente di 3mila supplenti nei licei in maggiore difficoltà.
2026: le proteste contro il caro vita
Un appello sui social intitolato “Gialli e giovani” invita gilet gialli, Generazione Z, agricoltori, insegnanti, attivisti climatici e pensionati a manifestare insieme contro il caro vita. Il 17 ottobre scendono in piazza tra 550mila e 800mila persone, contro i rincari aggravati dalla guerra in Medio Oriente e a sostegno dei liceali.
La giornata è segnata da saccheggi e disordini, con oltre 2mila fermi e circa mille poliziotti feriti. Macron denuncia una “violenza sfrenata”, accusando “gruppuscoli di estrema sinistra” e “delinquenti”. Ritenendo insufficienti le risposte alle rivendicazioni, i gilet gialli annunciano nuove proteste per sabato prossimo.



