venerdì, Luglio 3, 2026
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Dal Sahara alla Scandinavia, ai Mondiali soffia il vento del tifo contro

AGI – Il mondiale di calcio è come un Palio di Siena planetario: si gioisce per la propria nazionale ma inevitabilmente si gufa la ‘contrada’ rivale, di solito un Paese vicino. Questa edizione americana non fa eccezione, dal Vallo di Adriano al deserto del Sahara fino alla Scandinavia.

Così i tifosi inglesi hanno preso in giro il ‘Tartan Army’ dopo l’eliminazione della Scozia nella fase a gironi sulle note di ‘Yes Sir I can Boogie‘, il tormentone del duo femminile spagnolo Baccara che era diventato l’inno della tifoseria Scottish agli Europei del 2021. Le parole della canzone sono stato rimpiazzate da un “Yes sir, you can book it”, ‘sissignore, puoi prenotarlo’ (il viaggio di ritorno).

 

England fans chanting about Scotland before their game vs Panama…

“Yes sir, you can book it, you can book your flight back home, you can book it, book it, book it, all night long”

Incredible pic.twitter.com/6832HEikt1

— The 44 ⚽️ (@The_Forty_Four) June 29, 2026

 

I Mondiali in Scandinavia

In Scandinavia la Norvegia qualificata agli ottavi di finale sta oscurando con i suoi successi i più blasonati vicini: la Svezia (travolta ai sedicesimi dalla Francia) e la Danimarca (neppure qualificata per il mondiale), si vendicano attaccando il “Viking Row”, la coreografia con cui i tifosi e i giocatori norvegesi ‘remano’ al ritmo dei tamburi, diventata un tormentone del mondiale. I media svedesi hanno criticato il risalto che gli è stato dato, parlando di uno ‘scimmiottamento’ del “Thunderclap” degli islandesi agli Europei del 2016, per di più “storicamente inaccurato” in quanto furono soprattutto i vichinghi ‘svedesi’ a usare i remi, lungo i fiumi dell’Europa orientale. Il difensore della Svezia Gustaf Lagerbielke ha ammesso che con i suoi compagni “sospirano” ogni volta che lo vedono in tv. In Danimarca il tabloid Bt ha scritto che il ‘Viking Row’ “rasenta una forma di bullismo Nordico tra adulti” con cui ci si prende gioco dei danesi, per una volta alla finestra.

I Mondiali in Africa

La rivalità interna all’Africa non è da meno. I marocchini esultano per le vittorie dei ‘Leoni dell’Atlante’, ma hanno goduto per l’eliminazione ai sedicesimi dell’Algeria, storica rivale regionale. Tra Rabat e Algeri il calcio è da decenni uno dei terreni sui quali si riflettono tensioni politiche e identitarie ben più profonde. Non meno accesa è la competizione tra Egitto e Marocco, due scuole calcistiche che rivendicano entrambe un ruolo guida nel continente. Gli egiziani possono vantare il record di successi in Coppa d’Africa, mentre il Marocco è diventato negli ultimi anni il simbolo della crescita del calcio africano grazie allo storico quarto posto ottenuto ai Mondiali del 2022 in Qatar.

Più particolare è invece il rapporto tra Marocco e Senegal: i ‘Leoni della Teranga’ hanno conquistato negli ultimi anni un enorme prestigio internazionale, ma la loro ascesa non è priva di ferite e polemiche. Nel ricordo resta anche la recente finale di Coppa d’Africa, a Rabat contro il Marocco, contestata e poi assegnata a tavolino ai padroni di casa, un episodio che ha lasciato strascichi che si sono fatti sentire anche con cori delle due tifoserie indirizzati ai rivali dagli spalti del mondiale.

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