AGI – Simulare bombardamenti, attacchi con droni, camere di tortura o il recupero di cadaveri per preparare psicologicamente i militari alle esperienze più estreme della guerra. È l’obiettivo dell’Operational Resilience Training (ORT), un programma sviluppato da ricercatori della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) e dell’esercito statunitense che, dal 2022, è stato somministrato a oltre 10 mila soldati ucraini addestrati in Norvegia.
I risultati dell’esperienza sono descritti in uno studio pubblicato sulla rivista Military Psychology. Il programma è stato messo a punto da Andreas Espetvedt Nordstrand, responsabile della salute mentale militare presso i Servizi medici congiunti delle Forze armate norvegesi e professore associato presso il Dipartimento di Psicologia della NTNU, insieme a colleghi dell’esercito americano.
Una vaccinazione allo stress
L’approccio è definito dagli stessi autori una sorta di vaccinazione allo stress: i partecipanti vengono esposti a situazioni altamente realistiche ma controllate, che riproducono le condizioni emotive, cognitive e morali sperimentate sul campo di battaglia. Gli scenari comprendono bombardamenti di artiglieria, attacchi di droni, il ritrovamento di presunte camere di tortura o la necessità di abbandonare civili in pericolo per continuare a combattere.
Simulazioni e obiettivi
Vengono inoltre simulate operazioni di gestione delle salme utilizzando manichini e sangue fermentato di maiale per riprodurre odori e sensazioni realistiche. Lo scopo non è traumatizzare i partecipanti, ma consentire loro di sviluppare strumenti psicologici da utilizzare in situazioni di forte pressione.
Benefici per i soldati
Secondo lo studio, i soldati che completano il percorso mostrano una maggiore fiducia nella propria capacità di affrontare eventi traumatici, di mantenere il controllo durante le operazioni e di sostenere psicologicamente i compagni. Vengono insegnate tecniche di respirazione, gestione dell’attenzione, principi di terapia cognitivo-comportamentale, riconoscimento delle reazioni acute allo stress e valutazione del rischio suicidario.
Un caso concreto
Gli autori riportano anche il caso di un’infermiera civile ucraina tra i primi soccorritori entrati a Bucha dopo il ritiro delle forze russe. La donna aveva sviluppato sintomi persistenti da stress post-traumatico dopo aver assistito agli effetti delle uccisioni di massa e alla scoperta di presunte camere di tortura. La partecipazione al programma ORT le avrebbe consentito di rielaborare l’esperienza traumatica in un ambiente protetto, recuperando fiducia nelle proprie capacità e riducendo l’ansia legata al ritorno in servizio.
Struttura del corso
Il corso dura tre giorni e segue una progressione graduale, con due giornate dedicate alla teoria e una terza riservata alle esercitazioni sul campo. Nordstrand definisce i partecipanti psicologi di trincea, sottolineando come molti medici militari siano preparati a trattare ferite da arma da fuoco ma abbiano ricevuto una formazione limitata sulla salute mentale in combattimento.
Diffusione del programma
Il programma è stato adottato dalla Guardia nazionale ucraina, che prevede ora una giornata obbligatoria di addestramento ORT per tutti i suoi 170 mila effettivi. È stato inoltre integrato nei corsi di formazione per i militari ucraini organizzati dalla Norvegia in Polonia e sarà presto introdotto anche nelle Forze armate norvegesi.
Importanza della preparazione psicologica
Secondo gli autori, la preparazione psicologica potrebbe rappresentare un elemento sempre più importante nelle operazioni convenzionali ad alta intensità, caratterizzate da esposizione prolungata a morte, distruzione e dilemmi morali.
Simulare bombardamenti, attacchi con droni, camere di tortura o il recupero di cadaveri per preparare psicologicamente i militari alle esperienze più estreme della guerra. È l’obiettivo dell’Operational Resilience Training (ORT), un programma sviluppato da ricercatori della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) e dell’esercito statunitense che, dal 2022, è stato somministrato a oltre 10 mila soldati ucraini addestrati in Norvegia.
I risultati dell’esperienza sono descritti in uno studio pubblicato sulla rivista Military Psychology. Il programma è stato messo a punto da Andreas Espetvedt Nordstrand, responsabile della salute mentale militare presso i Servizi medici congiunti delle Forze armate norvegesi e professore associato presso il Dipartimento di Psicologia della NTNU, insieme a colleghi dell’esercito americano.
Una vaccinazione allo stress
L’approccio è definito dagli stessi autori una sorta di vaccinazione allo stress: i partecipanti vengono esposti a situazioni altamente realistiche ma controllate, che riproducono le condizioni emotive, cognitive e morali sperimentate sul campo di battaglia. Gli scenari comprendono bombardamenti di artiglieria, attacchi di droni, il ritrovamento di presunte camere di tortura o la necessità di abbandonare civili in pericolo per continuare a combattere.
Simulazioni e obiettivi
Vengono inoltre simulate operazioni di gestione delle salme utilizzando manichini e sangue fermentato di maiale per riprodurre odori e sensazioni realistiche. Lo scopo non è traumatizzare i partecipanti, ma consentire loro di sviluppare strumenti psicologici da utilizzare in situazioni di forte pressione.
Benefici per i soldati
Secondo lo studio, i soldati che completano il percorso mostrano una maggiore fiducia nella propria capacità di affrontare eventi traumatici, di mantenere il controllo durante le operazioni e di sostenere psicologicamente i compagni. Vengono insegnate tecniche di respirazione, gestione dell’attenzione, principi di terapia cognitivo-comportamentale, riconoscimento delle reazioni acute allo stress e valutazione del rischio suicidario.
Un caso concreto
Gli autori riportano anche il caso di un’infermiera civile ucraina tra i primi soccorritori entrati a Bucha dopo il ritiro delle forze russe. La donna aveva sviluppato sintomi persistenti da stress post-traumatico dopo aver assistito agli effetti delle uccisioni di massa e alla scoperta di presunte camere di tortura. La partecipazione al programma ORT le avrebbe consentito di rielaborare l’esperienza traumatica in un ambiente protetto, recuperando fiducia nelle proprie capacità e riducendo l’ansia legata al ritorno in servizio.
Struttura del corso
Il corso dura tre giorni e segue una progressione graduale, con due giornate dedicate alla teoria e una terza riservata alle esercitazioni sul campo. Nordstrand definisce i partecipanti psicologi di trincea, sottolineando come molti medici militari siano preparati a trattare ferite da arma da fuoco ma abbiano ricevuto una formazione limitata sulla salute mentale in combattimento.
Diffusione del programma
Il programma è stato adottato dalla Guardia nazionale ucraina, che prevede ora una giornata obbligatoria di addestramento ORT per tutti i suoi 170 mila effettivi. È stato inoltre integrato nei corsi di formazione per i militari ucraini organizzati dalla Norvegia in Polonia e sarà presto introdotto anche nelle Forze armate norvegesi.
Importanza della preparazione psicologica
Secondo gli autori, la preparazione psicologica potrebbe rappresentare un elemento sempre più importante nelle operazioni convenzionali ad alta intensità, caratterizzate da esposizione prolungata a morte, distruzione e dilemmi morali.



