AGI – Nel giorno in cui una folta delegazione di Fratelli d’Italia si reca in Albania per dimostrare il buon funzionamento del Cpr con “82 posti occupati su 96 disponibili” in Commissione Affari costituzionali alla Camera è scontro aperto sul dl sicurezza e sulla norma riguardante il tema dei migranti che prevede un compenso per gli avvocati che si occupano di gestire le pratiche di rimpatrio se i loro assistiti decidono di tornare nei paesi d’origine.
Il provvedimento è atteso all’esame dell’Aula di Montecitorio per l’approvazione entro il 25, ma sulla misura c’è il faro del Quirinale, mentre le forze d’opposizione alzano le barricate. Sulla norma introdotta con la firma di tutti i capigruppo dei partiti della maggioranza in Commissione a palazzo Madama sono emerse la contrarietà di Noi moderati e la perplessità di Forza Italia che, con il capogruppo alla Camera Enrico Costa, ha proposto la soluzione di un ordine del giorno da approvare nell’emiciclo per consentire poi un confronto tra le parti, considerata la contrarietà anche del Consiglio nazionale forense e delle Camere penali.
Il confronto con il Colle e le ipotesi del Governo
A tenere il filo del dialogo con il Quirinale è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che si è recato al Colle per un confronto sulla norma. I tempi di conversione del decreto sono strettissimi. Palazzo Chigi, secondo quanto apprende l’AGI, sta lavorando a una soluzione. L’exit strategy potrebbe passare da un intervento sulle norme attuative o da un ulteriore intervento in Consiglio dei ministri con un nuovo dl. Un’altra ipotesi, che sembrerebbe la più probabile, è arrivare alla soppressione o alla correzione dell’emendamento in questione e di percorrere la strada di un’ulteriore lettura a palazzo Madama, con un accordo, però, sui tempi, per evitare insomma che il decreto possa decadere. Ma la via della riformulazione e della modifica del testo metterebbe a rischio i tempi di conversione del decreto. In ogni caso l’intenzione dell’esecutivo – dopo il faro acceso dal Colle – è quella di un intervento ad hoc in tempi brevi. Una fonte di maggioranza riferisce, tra l’altro, che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio non era inizialmente a conoscenza della norma firmata al Senato in Commissione per Fdi da Lisei, per FI da Occhiuto, per la Lega da Pirovano e per Noi moderati da Gelmini.
Le disposizioni sui rimpatri volontari assistiti
Si tratta dell’articolo 30-bis che prevede disposizioni in materia di rimpatri volontari assistiti. “All’art. 14-ter del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” è stato previsto che, in collaborazione con le organizzazioni internazionali o intergovernative esperte nel settore dei rimpatri e “con il Consiglio Nazionale Forense” si prevedano compensi “ai singoli rappresentanti legali”. “Al rappresentante legale munito di mandato che ha fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione ad un programma di rimpatrio volontario assistito, è riconosciuto, ad esito della partenza dello straniero, un compenso pari alla misura del contributo economico per le prime esigenze”, si legge nel testo approvato, “agli oneri pari ad euro 246.000,00 per il 2026 e ad euro 492.000,00 per ciascuno degli anni 2027 e 2028, si provvede mediante le risorse del Fondo rimpatri“.
Lo scontro parlamentare e il modello Albania
La seduta in Commissione Affari costituzionali a Montecitorio è stata sospesa fino alle ore 21. Il centrosinistra chiede lo stop dell’iter del decreto sicurezza. L’obiettivo del governo è quello, invece, di evitare anche la sola eventualità che il Quirinale non firmi il decreto o che possa sollecitare al Parlamento i correttivi al provvedimento. “Non possiamo certo rischiare sul decreto sicurezza”, spiega una fonte parlamentare della maggioranza. “Non è una norma bandiera”, osserva un’altra fonte di governo. La Lega soprattutto spingerebbe per andare avanti. Ma si continua a trattare, il decreto è difeso a spada tratta dalla coalizione di governo che accusa l’opposizione di ostruzionismo. E tira dritto sulle politiche del governo in materia di immigrazione. “Il Cpr di Gjader è pieno e funzionante così come aveva annunciato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni“, si legge nella nota dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia che sono stati oggi in Albania. “È così smentita l’ennesima falsa narrazione delle sinistre sul mancato funzionamento della struttura che, al contrario, si presenta come un modello per l’Europa“, rimarcano gli esponenti del partito di via della Scrofa.
Nell’incontro tenutosi al Quirinale il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avrebbe ribadito al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, stando a fonti della maggioranza, i dubbi emersi sulla norma. Di fronte, quindi, alla possibilità che il Colle non promulghi la legge di conversione del decreto legge sicurezza, il governo ha deciso di intervenire. La strada su cui si sta ragionando in prima battuta è quella di un emendamento correttivo al testo con la possibilità di un’ulteriore lettura al Senato, per poi arrivare in ogni caso alla conversione del decreto entro il 25 aprile.



