martedì, Novembre 3, 2026
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Docce fredde contro i malanni di stagione: “Meno 31% di giorni di malattia”

AGI – Fare regolarmente docce fredde potrebbe migliorare il benessere fisico e psicologico, ridurre le assenze per malattia e contribuire a diminuire consumi energetici ed emissioni di anidride carbonica. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dalla psicologa Lena Glaser dell’Università di Basilea, nell’ambito della sua tesi di dottorato presso la Facoltà di Psicologia. Lo studio ha coinvolto 719 persone di età compresa tra 18 e 65 anni, invitate a fare docce alla temperatura più bassa possibile per 12 settimane.

I partecipanti, tutti inizialmente in buona salute e non abituati alle docce fredde, hanno mostrato un miglioramento progressivo del benessere fisico e mentale percepito. Rispetto al gruppo di controllo, hanno inoltre registrato in media il 31 per cento di giorni di assenza per malattia in meno.

Molti volontari hanno abbandonato l’esperimento nelle prime due settimane, ma successivamente il tasso di abbandono  è diminuito, suggerendo un progressivo adattamento all’acqua fredda. I benefici ambientali sono stati quantificati attraverso la riduzione dei consumi.

Come fare la doccia

Per una doccia di 45 litri, abbassare la temperatura dell’acqua da 40 a 15 gradi Celsius permette di risparmiare 1,3 chilowattora di energia. Durante le 12 settimane, i partecipanti hanno ridotto le emissioni di circa 15 chilogrammi di CO2 a persona, equivalenti approssimativamente a quelle prodotte percorrendo 100 chilometri in automobile. Secondo Glaser, piccoli cambiamenti quotidiani possono essere più facilmente mantenuti quando producono benefici personali immediatamente percepibili.

I risultati dello studio

I partecipanti hanno riferito di sentirsi più svegli e rinvigoriti dopo la doccia. La ricercatrice sottolinea tuttavia che non è necessario utilizzare sempre acqua estremamente fredda: anche riduzioni moderate della temperatura possono contribuire al risparmio energetico. Lo studio non ha verificato se i partecipanti abbiano mantenuto l’abitudine dopo le 12 settimane, né se altri comportamenti abbiano compensato i benefici ambientali. I risultati, presentati in una tesi di dottorato e non in un articolo scientifico sottoposto a revisione paritaria, richiedono quindi un’interpretazione prudente, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sulla salute. 

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