AGI – L’ingresso di oltre 60mila persone a Ceuta nel giro di tre giorni ha riportato a galla le divisioni tra i 27 Stati membri sulla politica migratoria, a poco più di un mese dall’entrata in vigore del nuovo Patto Migrazione e Asilo.
Il caso Ceuta e la riunione degli ambasciatori Ue
I fronti si sono ricompattati in blocchi, mentre il premier spagnolo Pedro Sanchez si è trovato isolato in un’emergenza alimentata da una campagna di disinformazione che ha riversato nell’enclave spagnola migliaia di giovani arrivati via mare e rientrati volontariamente in Marocco nel giro di poche ore. Intanto, si è conclusa a Bruxelles la riunione degli ambasciatori Ue (Coreper II) incaricata di preparare la videoconferenza straordinaria dei ministri degli Interni che si terrà domani alle 10:00, dedicata proprio ai fatti di Ceuta.
Alla riunione parteciperanno anche i Paesi associati a Schengen, il SEAE, Frontex, l‘Agenzia europea per l’asilo ed Europol, sotto la presidenza del ministro irlandese della Giustizia, degli Interni e delle Migrazioni, Jim O’Callaghan.
Il primo banco di prova
Gli Stati membri si confronteranno sul nuovo quadro regolatorio varato dalla Ue a giugno e che proprio a Ceuta ha avuto il suo primo banco di prova. Tuttavia, lo status speciale riservato dal Trattato di Schengen a Ceuta e Melilla, che le colloca fuori dalla zona di libera circolazione, lascia pensare che la discussione sarà soprattutto di approccio politico al tema più generale.
Gli ultimi aggiornamenti delle autorità spagnole e delle agenzie Ue indicano che quasi tutte le persone entrate illegalmente a Ceuta sono state rimpatriate, senza movimenti verso la Spagna continentale o altri Stati membri, riferisce un diplomatico Ue.
La valutazione condivisa dai partner europei è che la situazione sia stata rapidamente riportata sotto controllo, mentre resta grave il bilancio delle vittime nel tentativo di raggiungere a nuoto l’enclave spagnola, salito a oltre settanta.
Le 5 aree di discussione
La riunione di domani offrirà ai ministri l’occasione per ribadire il sostegno a Madrid e discutere il coordinamento delle attività diplomatiche verso i Paesi terzi, oltre alle misure per rafforzare la protezione delle frontiere esterne dell’Ue. Saranno presentate cinque aree di discussione richiamate anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in una lettera inviata oggi al premier spagnolo Pedro Sanchez: prevenzione della migrazione irregolare attraverso una cooperazione più ampia con i partner; rafforzamento delle frontiere esterne; implementazione di sistemi di allerta precoce; smantellamento delle reti di trafficanti; potenziamento dei rimpatri.
Rafforzare le frontiere
La portavoce della Commissione, Arianna Podestà, ricorda l’impegno di Palazzo Berlaymont nel fornire supporto finanziario e operativo alla Spagna per gestire la situazione, prevenire ulteriori perdite di vite umane e garantire la sicurezza delle frontiere esterne dell’Ue. Von der Leyen ha inoltre ribadito la necessità di un processo di apprendimento dagli errori per migliorare la resilienza e la capacità di risposta dell’Unione. “Quanto accaduto a Ceuta – ha ricordato – mostra che dobbiamo fare di più per rafforzare le frontiere esterne, anche con monitoraggio costante e, ove necessario, barriere fisiche”.
La sospensione di Schengen e le polemiche di Madrid
Ventidue Stati, guidati dall’Italia, hanno chiesto una stretta sui controlli con la Spagna e hanno intensificato le verifiche alle frontiere per chi arriva dalla penisola iberica. L’Italia però è l’unico stato ad aver notificato a Bruxelles la sospensione di Schengen fino al 1 settembre nei confronti della Spagna proprio per i fatti di Ceuta.
Madrid che oggi attraverso il suo ministro degli Esteri Manuel José Albares è entrato in polemica con Roma, invece chiederà la solidarietà degli Stati membri, ricordando che Ceuta e Melilla sono frontiere esterne dell’Ue e le uniche città europee con un confine terrestre con l’Africa. Quello che finirà per emergere dalla discussione è che molti Stati chiederanno una stretta sull’immigrazione e l’estensione del modello Albania sui centri rimpatrio anche ad altri Paesi extraUe, finanziati con fondi comunitari. La crisi di Ceuta diventa così il catalizzatore di una nuova resa dei conti politica sulla gestione delle frontiere europee e l’occasione per una dura presa di posizione contro il leader socialista Pedro Sanchez che a gennaio ha approvato una procedura per consentire la regolarizzazione dei migranti, circa 500mila, irregolari già presenti sul territorio spagnolo.



