AGI – Miracolo di Pasqua: Adamo ed Eva hanno lasciato gli inferi e sono tornati in paradiso. Per i due birbanti per eccellenza del genere umano il tormento è finito. Secondo il catechismo della Chiesa cattolica, la loro pena è terminata il giorno successivo alla crocifissione di Cristo, precedente a quello della sua risurrezione (domenica): il sabato santo.
Ora gli archeo-genitori sono liberi. Il Cielo ha spezzato le catene che li legavano al loro peccato originale: “Da noi contratto e non commesso – spiega la dottrina riassunta nel Compendio del 2005 dell’allora presidente della Commissione speciale, il cardinale Joseph Ratzinger – trasmesso non per imitazione, ma per propagazione”.
Il ruolo di Gesù nel prodigio
Il merito del prodigio va tutto a Gesù: nome che “significa ‘Dio salva’”, specifica sempre la dottrina. Meraviglia sulla quale lo stesso catechismo si sofferma nella parte prima della “Professione di fede”.
Al paragrafo 3, sotto al titolo “Gesù Cristo fu sepolto” è scritto: “Per la grazia di Dio, egli [il Salvatore] ‘ha provato la morte a vantaggio di tutti’. Dio – continua il catechismo – ha disposto che il Figlio suo non solamente morisse ‘per i nostri peccati’ (1 Cor 15,3), ma anche ‘provasse la morte’… per il tempo compreso tra il momento in cui egli è spirato sulla croce e il momento in cui è risuscitato. Questo stato di Cristo morto – conclude – è il mistero del sepolcro e della discesa agli inferi’”.
L’ora della madre e il cielo di mezzo
Come riportano fonti vaticane, per tradizione il sabato santo viene definito l’Ora della Madre, “spazio liturgico in cui tutto tace, è fermo. In questo giorno – si aggiunge – la Madre di Cristo rappresenta l’intera Chiesa che si stringe intorno a lei, diventando ponte tra la morte e la vita”.
Però, è pure la data in cui viene citato un particolare “cielo di mezzo”. Infatti, gli inferi – spiega la dottrina cattolica – “non sono l’inferno della dannazione. Costituivano lo stato di tutti coloro, giusti e cattivi, che sono morti prima di Cristo”.
L’antica omelia sul sabato santo
Dunque, cosa accadrà adesso? Chi dice qualcosa in più su quello che sarebbe successo è il testo di un’antica “Omelia sul sabato santo”, curata dall’Istituto di Spiritualità: Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino e conservata negli archivi web della Santa Sede.
Intestazione: “La discesa agli inferi del Signore”. Testo: “Il Dio fatto carne – inizia – si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne – esclama – ed è sceso a scuotere il regno degli inferi”. Motivo? “Va a liberare Adamo ed Eva che si trovano in prigione”.
Morale: il Signore risorto è il nuovo Adamo e da lui discenderà la nuova umanità.
Il dialogo tra Gesù e Adamo
Il sermone menziona anche i dialoghi che sarebbero avvenuti in questo nonluogo: “Appena Adamo, il progenitore, lo vide [Gesù], percuotendosi il petto per la meraviglia – recita la scena – gridò a tutti e disse: ‘Sia con tutti il mio Signore’. E Cristo presolo per mano, lo scosse, dicendo: ‘Svegliati, tu che dormi”.
Il Nazareno non si ferma. Racconta ad Adamo quello che è successo agli uomini (e al Salvatore), a causa sua, mentre lui era lì a patire e senza poter vedere.
“Per te uomo – gli dice – ho condiviso la debolezza umana”. Cioè – elenca il catechismo – una “natura umana ferita nelle sue forze naturali, sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza, al potere della morte e incline al peccato, inclinazione chiamata concupiscenza”.
“Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre – gli rammenta ancora il Messia – sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce”.
Poi Cristo lo incalza: “Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te – insiste – che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te – torna ai tempi dell’Eden – che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco”.
Il futuro di Adamo: dal paradiso al trono celeste
Infine, dopo le colpe del passato, i sollievi del futuro di Adamo. “Il nemico (il diavolo-serpente, ndr) ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece – assicura – non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io – anticipa Gesù – faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio”.



