sabato, Aprile 13, 2024
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Elezioni in Turchia, 61 milioni alle urne, in bilico il destino di Istanbul e il futuro del Paese 

AGI – Sono più di 61 milioni gli elettori turchi chiamati alle urne per le elezioni amministrative previste oggi in tutto il Paese. Le operazioni di voto nelle 81 province si sono concluse poco fa. In alcune province dell’est i seggi sono stati chiusi un’ora prima, dopo essere stati aperti un’ora in anticipo rispetto all’ovest del Paese, come deciso all’Authority per le elezioni in considerazione delle ore di luce in un Paese vasto come la Turchia. Le operazioni relative a spoglio e conteggio inizieranno immediatamente

 

Quella di oggi è una data cruciale soprattutto per il presidente Recep Tayyip Erdogan, deciso a riconquistare Istanbul, la più popolosa città della Turchia persa dal proprio partito nelle elezioni del 2019. “E’ arrivato il momento di riprendere il lavoro da dove era stato interrotto, porre fine a questo periodo di fango e sporcizia e rimetterci al servizio della popolazione come abbiamo fatto per 30 anni. La città è tornata ai problemi del 1994, questi sono stati 5 anni persi”, ha dichiarato Erdogan in un comizio avvenuto proprio a Istanbul a chiusura della campagna a favore dei propri candidati. Erdogan nell’ultimo mese e mezzo non ha lesinato energie in un tour elettorale a sostegno dei candidati del proprio partito, Akp. Proprio la capitale Ankara e la metropoli sul Bosforo hanno rappresentato la più cocente sconfitta subita dal leader turco negli ultimi 25 anni. Tanto era durato il controllo del proprio partito su Istanbul, città che con un quarto della popolazione complessiva del Paese rappresenta il centro nevralgico della vita politica turca. “Chi governa Istanbul governa la Turchia”, è stato per anni uno dei mantra preferiti del leader turco, che ha però smesso di ripetere questa frase dopo la sconfitta del 2019, subita per mano del candidato del partito repubblicano Chp, Ekrem Imamoglu. Ed è proprio la sfida tra il Chp e l’Akp a tenere in bilico la giornata di oggi, anche perchè dai sondaggi non pare che il candidato scelto da Erdogan abbia riscosso un grande successo. L’ex ministro dell’Ambiente Murat Kurum, fedelissimo del presidente e uno dei rappresentanti più in vista della seconda generazione del partito, non ha mostrato in campagna elettorale ne’ carisma ne’ capacità di conquistare il pubblico. Nato nel 1976 nella capitale Ankara e padre di 3 figli, caratteristica apprezzata dal presidente turco, è laureato in Ingegneria edilizia. Kurum ha scalato posizioni all’interno del partito e dal 2018 a giugno 2023 ha ricoperto il ruolo di ministro dell’ambiente. Va tuttavia sottolineato che Kurum per anni è stato il responsabile di programmi di rinnovamento edilizio nelle due più grandi città della Turchia; programmi mirati alla sostituzione di vecchi edifici con case costruite secondo i parametri antisismici previsti dopo il terremoto del 1999. Dopo il terremoto che ha devastato il sud del Paese il 6 febbraio 2023, infatti, diversi scienziati hanno messo in guardia dal rischio concreto e imminente di un sisma di grado superiore al 7. Allarmi che hanno spinto Erdogan ad accelerare i programmi di rinnovamento edilizio e la scelta di Kurum va intesa anche in questo senso. Basterà a sconfiggere il sindaco in carica Ekrem Imamoglu, l’uomo che 5 anni fa ha inflitto a Erdogan la batosta più violenta di tutta la sua carriera politica? Probabilmente no. Vale la pena ricordare quanto avvenuto nel 2019. Dopo un primo turno in cui Imamoglu si impose per poche migliaia di voti, in una città in cui i votanti sono 11.5 milioni, l’Akp presentò ricorso e si tornò alle urne. Una decisione mal digerita dall’opinione pubblica, che voltò le spalle al candidato del presidente, il poco carismatico ex premier Binali Yildirim e scelse Imamoglu, la cui vittoria nella ripetizione fu schiacciante (circa 800 mila voti in più dello sfidante). Imamoglu come 5 anni fa è sostenuto dai nazionalisti di Iyi parti, Kurum dai nazionalisti dell’Mhp. Tuttavia 5 anni fa a risultare decisivi per la vittoria di Imamoglu furono i voti dei curdi dell’Hdp, che però stavolta hanno una propria candidata. 

Imamoglu ha comunque condotto una campagna convincente, può contare su di un seguito compatto e su un carisma che dal palco gli permette di stabilire un filo diretto con chi lo ascolta. Una condanna a due anni e mezzo, ritenuta politica da gran parte dell’opinione pubblica, ne ha addirittura rafforzato la posizione presso una larga parte della popolazione, che ha visto nella decisione dei giudici una mossa politica. Nelle ultime tornate elettorali inoltre, il partito di Erdogan non ha ottenuto i risultati positivi che otteneva in passato a Istanbul. La partita insomma si gioca nella capitale Ankara e nella metropoli sul Bosforo in un Paese in cui la costa egea e mediterranea è da sempre in mano all’opposizione, che però non riesce a contrastare lo strapotere del partito di Erdogan in Anatolia Centrale e sulla costa del Mar Nero. In bilico l’est a maggioranza curda, dove il favorito è il partito filo curdo Hdp, insidiato tuttavia dall’Akp, che ha visto il proprio consenso crescere enormemente tra i curdi nel corso degli anni. Da vedere cosa accadrà nelle aree colpite dal devastante terremoto del 6 febbraio 2023. Il partito di Erdogan è forte di una maggioranza schiacciante in molte delle 11 province colpite dal sisma; un consenso confermato nelle presidenziali dello scorso maggio, avvenute a tre mesi dal sisma. Tuttavia importanti centri come Antakya e Iskenderun sono governate da sindaci del partito di opposizione Chp e sono finiti nel mirino per la gestione del sisma. Amministrazioni su cui è calato anche l’anatema di Erdogan che ha invitato la popolazione a votare per il proprio partito “per facilitare la ricostruzione e la ripresa post sisma”. A rendere la corsa a Istanbul ancora più interessante è l’annuncio fatto da Erdogan poche settimane fa, con cui ha definito il proprio percorso politico alla fine. Sebbene in politica tutto può succedere, in base alla costituzione vigente il leader turco, che ora ha 70 anni, non avrebbe la possibilità di correre per la presidenza nel 2028 e la dichiarazione di Erdogan lascia spazio a enormi punti interrogativi sul futuro di un Paese di 85 milioni di abitanti, centrale per le sorti di Nato ed Europa. Se a Istanbul vince Kurum quelli che avremo di fronte saranno anni in cui l’Akp di Erdogan rafforzerà ulteriormente la propria posizione, il controllo su politica economica e società e punterà a preparare il terreno a un futuro comunque firmato Akp. Al contrario una riconferma di Imamoglu a sindaco di Istanbul spianerebbe la strada a un sistema più pluralistico, ma anche a una candidatura alla presidenza che a questo punto diverrebbe inevitabile. Se Imamoglu dovesse vincere oggi nel 2028 la corsa alla presidenza partirebbe da uno scenario completamente diverso rispetto allo scorso anno: questa volta infatti sarebbe l’Akp del presidente a dover cercare un candidato, mentre Imamoglu sarebbe il leader naturale dell’opposizione. Uno scenario che vedrebbe l’attuale sindaco di Istanbul stra-favorito a guidare il Paese, soprattutto se Erdogan dovesse davvero dar seguito alle proprie parole e ritirarsi dalla scena politica. 

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