mercoledì, Luglio 1, 2026
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Essere “sulla stessa lunghezza d’onda”? Basta allenare il cervello

AGI – Essere “sulla stessa lunghezza d’onda” con un’altra persona potrebbe non essere soltanto un modo di dire. Una serie di studi coordinati da Suzanne Dikker della New York University e della Ghent University suggerisce infatti che la sincronizzazione dell’attivita’ cerebrale tra individui durante interazioni sociali dirette e’ misurabile, associata a relazioni piu’ positive e potenzialmente potenziabile attraverso interventi mirati. I risultati, pubblicati sulla rivista Trends in Cognitive Sciences, aprono prospettive per applicazioni terapeutiche e per il miglioramento della coesione sociale. Nel corso di circa dieci anni, i ricercatori hanno studiato migliaia di persone utilizzando dispositivi portatili per elettroencefalografia, registrando in tempo reale l’attivita’ cerebrale di studenti delle scuole superiori, visitatori di musei, partecipanti a festival e artisti impegnati in attivita’ creative condivise. Lo scopo era comprendere se e come i ritmi cerebrali potessero sincronizzarsi durante la comunicazione faccia a faccia. Tra le esperienze piu’ originali vi e’ stata una collaborazione realizzata nel 2019 con i musicisti Bad Bunny e Residente, durante la quale e’ stata monitorata l’attivita’ cerebrale dei due artisti mentre componevano musica insieme. I dati raccolti hanno consentito di visualizzare in tempo reale il livello di sincronizzazione delle loro onde cerebrali durante la creazione del brano “Bellacoso”, permettendo di sperimentare differenti strategie per aumentare questa sintonia. 

Nel complesso, gli autori definiscono questo fenomeno come “sincronia sociale”, ovvero l’allineamento dei ritmi cerebrali, corporei e linguistici tra individui impegnati in uno scambio sociale. Uno degli studi citati ha mostrato che gli studenti le cui onde cerebrali risultavano maggiormente sincronizzate con quelle dei compagni tendevano anche a dichiarare un maggiore apprezzamento sia per gli altri partecipanti sia per l’attivita’ scolastica stessa. “La sincronia sociale svolge un ruolo importante nelle relazioni sane e nei processi di apprendimento”, ha spiegato Suzanne Dikker. “Per esempio, le persone che soffrono di solitudine mostrano un’attivita’ cerebrale piu’ idiosincratica, mentre esistono prove crescenti del fatto che attivita’ faccia a faccia caratterizzate da sincronizzazione interpersonale, come giocare insieme o semplicemente conversare, contribuiscono a mantenere la coesione all’interno delle comunita’”. Secondo gli autori, la possibilita’ di misurare questa sintonia e favorirla intenzionalmente potrebbe offrire nuovi strumenti per rafforzare le relazioni sociali e migliorare alcuni percorsi terapeutici. In questa prospettiva, Dikker e i colleghi Greg Appelbaum ed Eric Garland dell’Universita’ della California di San Diego hanno recentemente ottenuto un finanziamento di 4 milioni di dollari dall’Advanced Research Projects Agency for Health (ARPA-H) del Dipartimento della Salute statunitense. L’obiettivo sara’ verificare se i meccanismi di sincronizzazione cerebrale osservati negli studi sperimentali possano essere sfruttati in ambito clinico per migliorare gli esiti dei trattamenti psicologici e riabilitativi. Gli autori sottolineano tuttavia che la capacita’ di “ingegnerizzare” la sintonia tra persone deve essere interpretata con cautela e richiedera’ ulteriori verifiche sperimentali prima di poter essere tradotta in applicazioni diffuse. (AGI)Sci/Pgi

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