AGI – Alcuni capi di abbigliamento ‘fast fashion‘ destinati ai bambini contengono livelli di piombo superiori ai limiti di sicurezza, con potenziali rischi per la salute soprattutto nei più piccoli. È quanto emerge da uno studio guidato da Kamila Deavers della Marian University, insieme a Cristina Avello e Priscila Espinoza, presentato al meeting primaverile dell’American Chemical Society (ACS). I risultati preliminari mostrano che tutti i campioni analizzati superano il limite federale statunitense di 100 parti per milione (ppm), e che anche una breve esposizione orale ai tessuti potrebbe portare a un’assunzione pericolosa di piombo.
Il piombo è una sostanza tossica che può causare danni al sistema nervoso, problemi comportamentali e altre conseguenze gravi per la salute, soprattutto nei bambini sotto i sei anni, considerati particolarmente vulnerabili. Il rischio è amplificato dal fatto che i più piccoli tendono a portare gli oggetti, inclusi i vestiti, alla bocca.
L’analisi dei capi e i colori più a rischio
Il team ha analizzato 11 magliette di diversi colori – tra cui rosso, giallo, rosa e blu – provenienti da quattro rivenditori, inclusi marchi di fast fashion e discount. I risultati indicano che i tessuti dai colori più vivaci, come rosso e giallo, tendono a contenere quantità maggiori di piombo rispetto a quelli con tonalità più neutre. “Abbiamo osservato che tutti i capi testati superavano i limiti consentiti” ha spiegato Espinoza, sottolineando che nessuno dei campioni analizzati risultava conforme agli standard federali.
Perché il piombo nei tessuti?
Secondo i ricercatori, il piombo potrebbe essere utilizzato sotto forma di acetato di piombo come fissativo economico per rendere i colori più brillanti e duraturi.
Esposizione orale e rischi per i bambini
In un secondo esperimento, il team ha simulato la digestione gastrica per stimare quanto piombo potrebbe essere assorbito in caso di esposizione orale, ad esempio quando un bambino mastica o succhia il tessuto. I risultati suggeriscono che tale esposizione potrebbe superare i limiti giornalieri di assunzione stabiliti dalla Food and Drug Administration, anche considerando stime conservative. “Non solo i bambini sono i più vulnerabili agli effetti del piombo, ma sono anche quelli più propensi a mettere i vestiti in bocca” ha affermato Avello.
Controlli, normative e alternative sicure
Lo studio evidenzia inoltre la necessità di migliorare i controlli e l’applicazione delle normative, spesso difficili da far rispettare a causa dell’elevato volume di prodotti importati. I ricercatori propongono anche l’utilizzo di alternative più sicure per fissare i coloranti nei tessuti, come mordenti naturali derivati da piante o l’allume.
Sensibilizzazione e pressione sui produttori
Secondo Deavers, senza una maggiore pressione da parte dei consumatori e delle autorità, l’industria tessile ha pochi incentivi a modificare i processi produttivi. Il lavoro punta quindi a sensibilizzare il pubblico sui rischi potenziali legati all’abbigliamento per bambini a basso costo.
Prospettive future dello studio
I ricercatori intendono proseguire lo studio ampliando il numero di campioni e analizzando anche l’effetto dei lavaggi, per verificare se il piombo possa trasferirsi ad altri capi o contaminare le acque reflue.



