giovedì, Settembre 17, 2026
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Garlasco, in archivio il caso Venditti. Il gip: “Nessuna prova di corruzione”

AGI – “Il delitto ipotizzato presuppone un accordo tra il pubblico ufficiale e il privato, la dazione o la promessa di un’utilità e la finalizzazione dell’atto a favorire una parte del processo, tuttavia, di nessuno di questi elementi le indagini, pur ampie, hanno restituito una traccia che conduca all’indagato”. E’ questo la conclusione esposta dal gip di Brescia che ha accolto la richiesta della Procura di archiviare la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti nell’indagine in cui era accusato di corruzione in atti giudiziari per avere incassato denaro per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio nella prima inchiesta del 2016-17 sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco.

Gli accertamenti bancari

“Gli accertamenti bancari sui rapporti a lui riconducibili non hanno individuato alcun accredito, versamento o disponibilità anomala ricollegabile, per importo o collocazione temporale, ai prelievi della famiglia Sempio – è scritto nel provvedimento letto dall’AGI -.  Neppure è emerso alcun contatto, telefonico, telematico o personale, tra il magistrato e i Sempio o i loro difensori al di fuori delle sedi istituzionali del procedimento e i due difensori nominati, escussi, hanno concordemente dichiarato di non aver mai avuto interlocuzioni con i magistrati se non in occasione dell’interrogatorio”.

Le anomalie riscontrate nelle indagini

Le anomalie sin qui descritte si collocano, nella loro quasi totalità, a un livello diverso da quello dell’indagato”. “Le trascrizioni incomplete, i contatti irrituali con Sempio, le omissioni nell’annotazione sui tabulati riguardano appartenenti alla polizia giudiziaria – prosegue il giudice -. La stessa scelta di delegare le indagini alla sola Sezione, elencata tra le anomalie, ha una paternità e una motivazione dichiarate dalla coassegnataria (la pm che si occupava del fascicolo, ndr), che l’aveva ricondotta all’esigenza di evitare fughe di notizie a causa del rilievo mediatico della vicenda. Ciò ha un riflesso decisivo sulla genesi del provvedimento del 2017″.

“La richiesta di archiviazione, per dichiarazione della stessa dottoressa Pezzino, era stata da lei redatta sulla base dell’istruttoria testimoniale e dell’informativa predisposta dei Carabinieri della Sezione della Procura di Pavia, che le aveva rappresentato l’assenza di qualsiasi elemento di rilievo nelle captazioni. Tale bozza di provvedimento era stata poi rivista dall’aggiunto Venditti, sottoscritta anche dal Procuratore della Repubblica e infine accolta dal giudice per le indagini preliminari con autonoma motivazione”. 

Dubbi del gip sull’operato della pg

Nel provvedimento di archiviazione su Venditti, il gip pavese Mauroernesto Macca scrive che il quadro delle indagini “è compatibile con ragionevoli ricostruzioni alternative, come ad esempio un accordo collocato al livello della polizia giudiziaria operante, ovvero un millantato credito consumato ai danni degli stessi Sempio, che però non coinvolgono l’odierno indagato e la cui delibazione spetta ad altre autorità giudiziarie”. Il riferimento è alla possibilità che alcuni esponenti della polizia giudiziaria abbiano fatto credere al padre di Andrea Sempio di poter incidere sugli esiti dell’inchiesta a carico dell’indagato per l’omicidio Poggi. E ancora, evidenzia il giudice nella parte conclusiva del decreto, “l’incertezza sulla destinazione finale di parte del denaro non dimostra comunque che esso sia pervenuto a Venditti e non può, pertanto, fondare una ragionevole previsione di condanna”.

Il padre di Sempio resta sotto inchiesta

Resta indagato per corruzione in atti giudiziari, sempre nell’ambito dello stesso filone condotto dai magistrati della procura di Brescia e ora passato all’attenzione della procura di Pavia, Giuseppe Sempio, padre di Andrea.

Perchè Andrea Sempio fu archiviato

“L’esito favorevole ad Andrea Sempio trovava nella scarsa qualità del materiale investigativo trasmesso ai magistrati una spiegazione autonoma e antecedente rispetto all’ipotesi dell’accordo corruttivo con uno di essi”. Lo scrive il gip di Brescia motivando l’archiviazione dell’ex magistrato Mario Venditti. “Del resto, l’orientamento all’archiviazione era già di dominio pubblico dal 6 gennaio 2017, quando le agenzie di stampa lo avevano riferito e trovava una premessa nelle osservazioni critiche sull’istanza Stasi che la Procura di Pavia aveva ricevuto dalla Procura Generale di Milano, cioè dall’ufficio superiore che aveva trasmesso l’istanza” argomenta il giudice che boccia anche un altro degli ‘indizi’ ipotizzati nello scenario della corruzione, quello della velocità dell’archiviazione per Andrea Sempio dall’accusa di omicidio.

“Neppure la rapidità della definizione e la fretta nella trascrizione delle intercettazioni, che Spoto (ex poliziotto giudiziario sentito nell’inchiesta, ndr) aveva attribuito a una richiesta del Venditti, mutano il quadro. Da un lato, la sollecitazione a trascrivere in tempi brevi le captazioni per definire un fascicolo è atto ordinario di un ufficio di Procura. La pm Pezzino aveva rivendicato (nella sua testimonianza, ndr) come propria l’esigenza di ‘fornire una risposta celere per la delicatezza della situazione, anche ‘per rispetto alla famiglia Poggi'”. E il gip liquida come indizio anche quello delle imprecisioni nelle trascrizioni delle conversazioni intercettate: “Dall’altro lato, le omissioni riscontrate non erano imprecisioni da fretta, ma la qualificazione come ‘non attinenti’ o come ‘sottofondo’ di conversazioni che, riascoltate, contenevano i passaggi di maggiore interesse. Tale qualificazione era da ricondurre a chi ascoltava, non a chi attendeva le trascrizioni”. 

 

 

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