AGI – Almeno 2.300 persone sono state uccise dall’inizio dell’anno ad Haiti, un Paese devastato dalla violenza delle bande criminali. Lo ha riferito l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Turk. “Ad Haiti, la violenza delle bande criminali ha causato almeno 2.300 morti, 1.100 feriti e 99 sequestri dall’inizio dell’anno”, ha detto Turk al Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra.
Haiti, il Paese più povero delle Americhe
Haiti, il Paese più povero delle Americhe, è afflitto da anni dalla violenza delle bande criminali, responsabili di omicidi, stupri, saccheggi e sequestri. L’Alto Commissario ha esortato le autorità “ad agire rapidamente per istituire strutture giudiziarie che combattano l’impunita’”. “La Forza per la repressione delle bande criminali (Grf),” una missione multinazionale istituita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, “è urgentemente necessaria e deve operare in conformità con il diritto internazionale in materia di diritti umani”, ha aggiunto.
Una nuova missione Onu
A settembre, il Consiglio di sicurezza ha deciso di sostituire la Missione multinazionale di supporto alla sicurezza (Mmas) con la Grf, che, a differenza della Mmas, potrà contare su un massimo di 5.500 effettivi in uniforme, tra cui agenti di polizia e militari. L’ultimo contingente di agenti di polizia kenioti schierato con la Mmas, guidata dal Kenya, ha lasciato il Paese alla fine di aprile. La nuova forza, che dovrebbe includere in futuro 1.500 soldati ciadiani, sarà schierata “a fasi” nei prossimi mesi, come annunciato al consiglio di sicurezza il 23 aprile dal Rappresentante speciale, Jack Christofides, nominato dal gruppo partner della Repubblica Federale Tedesca guidato dagli Stati Uniti.
Emergenza sfollati
A fine maggio ad Haiti l’emergenza umanitaria si è aggravata a “livelli mai visti prima”. Secondo le utime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, circa 17.500 persone, ovvero più di 4.200 nuclei familiari, sono state sfollate nelle ultime due settimane”, aveva detto il portavoce dell’Onu Farhan Haq che aveva lanciato l’allarme parlando con i giornalisti al Palazzo di Vetro. “Oltre l’80% degli sfollati si trova in 33 siti di accoglienza, mentre altri sono ospitati da famiglie già vulnerabili. Le condizioni nei siti, inclusa la scarsa illuminazione, stanno inoltre sollevando preoccupazioni per la sicurezza delle persone. I bambini separati dalle famiglie, le donne in gravidanza e le persone con disabilità sono a rischio”, aveva concluso.



