giovedì, Settembre 24, 2026
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IA, commercio e Taiwan i piatti forti del confronto tra le due potenze

AGI – È il vertice più atteso della settimana ed è destinato a mettere in ombra qualunque altra bilaterale a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Quello tra Xi Jinping e Donald Trump è l’incontro su cui saranno puntati gli occhi di tutti, non solo per la portata degli argomenti che saranno affrontati, ma anche per lo stato delle relazioni tra Pechino e Washington e per il fatto che si tratta della prima visita di Stato del presidente cinese negli Usa in oltre un decennio. Quella con la intensa settimana di incontri diplomatici al margine dei lavori al Palazzo di vetro è una mera coincidenza: non solo i due si vedranno a Washington e non a New York, ma Xi non si farà nemmeno vedere dalle parti dell’Onu.

L’ultima volta che il presidente cinese è stato ospitato a Washington (da Barack Obama nel 2015), i temi all’ordine del giorno includevano la criminalita’ informatica, la tecnologia, la crisi climatica e i diritti umani. Questa volta Xi incontra Donald Trump, che ha rivoluzionato l’ordine mondiale e ridefinito le relazioni con una Cina che occupa una posizione di forza ben maggiore rispetto a dieci anni fa.
Ecco cinque aspetti da tenere d’occhio durante il vertice USA-Cina di questa settimana.

Intelligenza artificiale al centro del vertice 

Sebbene l’IA fosse sorprendentemente assente dai colloqui durante il precedente incontro tra Xi e Trump (avvenuto a Pechino a maggio), si prevede che questa settimana occuperà un posto di rilievo nell’agenda. Si chiede ai due leader di concordare un qualche tipo di quadro normativo per la sicurezza dell’IA, al fine di impedire che questa tecnologia – oggetto di gravi avvertimenti nelle ultime settimane – sfugga al controllo umano. Tuttavia, Trump ha definito “una bufala” gli allarmi sulla sicurezza e, nonostante Xi abbia invocato “sicurezza e protezione nello sviluppo dell’IA”, la Cina la considera la chiave per sbloccare il proprio potenziale nazionale e vede con insofferenza i tentativi statunitensi di frenarne il progresso. Il Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent, ha recentemente suggerito che i due Paesi istituiscano un meccanismo di comunicazione sulle principali questioni di sicurezza legate all’IA. Xi e Trump potrebbero discuterne i dettagli. 

Commercio 

La questione più spinosa nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina è il commercio. Quando l’anno scorso Trump ha scatenato una guerra commerciale globale, prendendo di mira soprattutto la Cina, ha rischiato di mettere in ginocchio l’economia mondiale. La Cina ha risposto imponendo dazi sui prodotti statunitensi che sfiorano il 150% e ha annunciato una serie di altre misure di ritorsione, tra cui spicca la restrizione all’esportazione di terre rare, fondamentali per l’industria manifatturiera statunitense. Da allora, una tregua nella guerra commerciale e la crisi iraniana innescata da Trump hanno stabilizzato le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, spostando l’origine delle difficoltà economiche globali dal Medio Oriente piuttosto che dalla Cina. Tuttavia, la tregua è destinata a scadere a novembre. Dato che sono previsti altri due incontri tra Trump e Xi nel corso dell’anno, è possibile che al vertice di questa settimana non venga annunciato alcun accordo commerciale. Sebbene la Cina abbia retto all’urto della guerra commerciale meglio del previsto – grazie al boom delle esportazioni verso altri Paesi – raggiungere un accordo a lungo termine per ripristinare il flusso di merci verso il suo principale mercato di sbocco rimarrà una priorità assoluta per Xi.

Taiwan 

L’ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Xie Feng, ha pubblicato un articolo in cui delinea “quattro linee rosse” in vista del vertice. Al primo posto della lista figurava Taiwan. La Cina mira a isolarla sulla scena internazionale e a fare pressione sugli Stati Uniti affinché riducano il sostegno alla sua difesa: due mosse che renderebbero più agevole l’annessione del territorio. Dopo il vertice di maggio tra Xi e Trump, quest’ultimo accettò di rinviare un pacchetto di vendita di armi a Taiwan del valore di 14 miliardi di dollari, definendolo un’ottima “carta negoziale”. È possibile che i leader discutano dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, ma la Cina si è mostrata riluttante a partecipare attivamente ai negoziati di pace. 

Diritti umani 

Al secondo posto nella lista di Xi figuravano la democrazia e i diritti umani. In Trump, Pechino ha trovato un presidente statunitense meno interessato di qualsiasi suo predecessore a impartire lezioni alla Cina in materia di diritti umani. Nel 2015, l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton defini’ Xi “privo di vergogna” per aver ospitato un vertice Onu sulle donne mentre, in patria, “perseguitava le femministe”. Barack Obama, allora presidente degli Stati Uniti, disertò la sessione presieduta da Xi. È improbabile che Trump faccia proprie tali posizioni, sebbene alcuni membri della sua cerchia ristretta – in particolare il Segretario di Stato Marco Rubio – critichino aspramente le politiche cinesi.

Tuttavia, Trump potrebbe sollevare casi specifici. A maggio menzionò la vicenda di Ezra Jin, un pastore cristiano detenuto, e sembra che il suo intervento abbia contribuito al rilascio, avvenuto poche settimane dopo. Yufang Rong, moglie di uno scienziato nucleare statunitense incarcerato in Cina dalla fine del 2024, ha dichiarato questa settimana di aver ricevuto rassicurazioni dalla Casa Bianca: Trump chiederà a Xi di liberare il marito. Trump potrebbe inoltre sollevare il caso di Min Zin, un esperto statunitense di Myanmar arrestato in Cina a giugno. Il caso più complesso e di maggior risonanza mediatica è tuttavia quello di Jimmy Lai, attivista pro-democrazia britannico incarcerato a Hong Kong con l’accusa di minaccia alla sicurezza nazionale. Nonostante avesse promesso di ottenere la liberazione di Lai durante la campagna presidenziale del 2024, a maggio Trump ha ammesso che Pechino non era disposta a cedere sulla questione, definendola “una sfida difficile”.

Crisi climatica 

Un’assenza significativa nei colloqui di questa settimana è la crisi climatica. In passato era considerato uno dei pochi ambiti di cooperazione concreta tra Stati Uniti e Cina. I notevoli progressi di Pechino nella decarbonizzazione dell’economia venivano visti come un’opportunità per dimostrare leadership su obiettivi condivisi dagli USA. Tuttavia, non solo Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, ma le posizioni di Pechino e Washington sono troppo divergenti su una serie di questioni per poter parlare di cooperazione.

 

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