AGI – Il mondo dell’audiovisivo fa fronte comune contro le derive dell’intelligenza artificiale, chiedendo alla politica paletti normativi chiari per difendere i posti di lavoro e il diritto d’autore. È il quadro emerso durante l’incontro sull’IA promosso dal Nuovo IMAIE in occasione della Festa del Cinema di Roma. Al Teatro Studio Gianni Borgna, i rappresentanti di categoria e gli artisti, parlando all’AGI, hanno lanciato un chiaro appello alle istituzioni.
Una rotta che, secondo il presidente del Nuovo IMAIE, Andrea Miccichè, sta prendendo “una direzione che può essere insidiosa. È necessario che la politica intervenga in modo saggio per dettare un perimetro oltre il quale non si può andare, altrimenti il rischio è produrre danni irreversibili in termini di occupazione, scelte strategiche industriali e orientamento dei gusti del pubblico”.
Preoccupazioni condivise da Gianmarco Tognazzi, portavoce per l’audiovisivo del Nuovo IMAIE, che mette in guardia dal rischio di “sostituzione” degli interpreti: “Finché la tecnologia ci dà una mano a fare meglio le cose a livello tecnico è un conto, ma l’ipotesi che l’IA possa arrivare a sostituire il ruolo dell’attore va evitata in ogni modo. L’IA deve arrivare a supporto, non l’uomo finire al servizio della tecnologia”. Sia Miccichè che Tognazzi hanno poi acceso i riflettori sulla nuova Legge Cinema, al rush finale in Parlamento, chiedendo attenzione ai “meandri dei dettagli” per garantire vera equità al settore e auspicando l’inserimento di un rappresentante degli artisti nel comitato di indirizzo.
A ribadire l’urgenza di un intervento legislativo bipartisan, commentando anche la scelta della premier Meloni di depositare la propria voce come un marchio, è l’attore e doppiatore Luca Ward: “È importante che tutto l’arco parlamentare lo faccia, perché negli Stati Uniti lo hanno già fatto diversi anni fa e i politici americani hanno tutti il marchio registrato della voce e dell’immagine per evitare video strani. Non è un fatto di destra, sinistra o centro, qui ci devono mettere tutti le mani perché questa roba va governata nel modo migliore possibile. È molto difficile, ma va fatto per forza”.
Ward ha poi ironizzato su cosa accadrebbe se un algoritmo provasse a replicare le sfumature umane, magari doppiando il suo iconico monologo di Ezechiele 25:17 in Pulp Fiction: “Ci siamo fatti delle grosse risate. Quando l’IA cerca di dare sfumature umane vengono fuori cose terrificanti, direbbe ‘il cammino dell’uovo timorato’, anziché dell’uomo. È meglio che l’algoritmo resti robotico”.
Di fronte all’allarme della categoria, il Governo e il Parlamento hanno tracciato le linee guida delle prossime azioni, garantendo una stretta sui contratti predatori e sull’uso incontrollato dei doppi digitali.
La sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, ha annunciato un duro intervento sui criteri di erogazione dei finanziamenti: “Non possiamo accettare di dare i soldi dei contribuenti a chi fa firmare agli attori contratti in cui cedono per sempre la propria immagine. Siamo intervenuti sul tax credit ponendo regole ferree: l’attore deve essere conscio di come viene utilizzata l’IA e, se viene creato un suo doppio digitale, quel doppio va pagato come una vera e propria posa”. L’obiettivo del MiC, applicato anche a registi e sceneggiatori, è far sì che l’IA sia relegata a mero effetto speciale nei budget, garantendo che le risorse vadano alle persone fisiche per premiare “la creatività, che è ciò che ci rende unici e non omologati”.
Sull’utilizzo etico e trasparente dell’IA si è concentrato il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini: “Ho emanato una circolare per escludere volti e voci generati dall’intelligenza artificiale dagli spot istituzionali. Allo stesso tempo, ho proposto alla politica di evitarne l’uso anche nelle campagne elettorali per non tradire il rapporto di fiducia con i cittadini”. Barachini ha inoltre invocato una battaglia europea contro i giganti del web: “Dobbiamo invertire l’onere della prova: non devono più essere i creativi a rincorrere le piattaforme per farsi pagare i diritti, ma queste ultime a dover dimostrare preventivamente di non usare opere protette”.
A chiudere il cerchio è stato Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, che ha rilanciato con forza una proposta normativa dedicata: “Con la nostra proposta di legge vogliamo porre limitazioni molto forti a tutela del volto, della voce e dell’identità degli artisti, portando avanti una battaglia di principio che non scenda a mere mediazioni o compromessi economici. Per troppo tempo abbiamo ceduto i diritti in perpetuo”. Mollicone ha quindi lanciato una sfida all’Europa: “Perché non possiamo essere noi i primi nel mondo a dire ‘no, qua non si può fare’? Mettiamoci per una volta davanti agli altri e stabiliamo regole chiare, senza aspettare per forza l’estero per poi allinearci copiando male le norme altrui”.



