mercoledì, Settembre 30, 2026
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Il calabrone asiatico sta decimando gli alveari in Francia

AGI – Reti, trappole, griglie elettrificate. Gli apicoltori francesi provano da anni a fermare il calabrone asiatico, ma nessuna delle soluzioni sperimentate finora sembra riuscire ad arrestare la moria negli alveari. Nel sud-est della Francia la situazione è diventata particolarmente grave. “Ci sentiamo ancora più abbandonati degli allevatori di pecore di fronte al lupo”, denunciano gli apicoltori delle zone più colpite.

Il calabrone asiatico a zampe gialle, Vespa velutina nigrithorax, è arrivato accidentalmente nel sud-ovest della Francia nel 2004, probabilmente attraverso merci importate dalla Cina. Da allora si è diffuso progressivamente fino a essere presente in tutto il Paese. È un predatore particolarmente efficace di insetti e soprattutto di api domestiche. Anche pochi esemplari appostati davanti a un alveare possono essere sufficienti a bloccarne l’attività: le api rinunciano a uscire per raccogliere nettare e polline, la produzione di miele diminuisce e la colonia si indebolisce.

L’impatto del Calabrone. “Gli alveari stanno morendo”

Nelle Alpi Marittime, dipartimento affacciato sul Mediterraneo e confinante con l’Italia, il calabrone asiatico viene segnalato ormai da circa quindici anni. “Fino al 2022 i danni erano rimasti su scala ridotta”, spiega Jean-Louis Lautard, presidente del Syndicat des miels de Provence, che riunisce 320 aziende, all’AFP.

Negli ultimi anni, però, la situazione è cambiata rapidamente. “Ora i calabroni stanno colonizzando tutto e gli alveari stanno morendo”, avverte Lautard. Un’apicoltrice della zona ha raccontato di aver perso in appena una settimana metà di un apiario sulle alture a nord-ovest di Cannes. Il problema non riguarda soltanto le api. Il calabrone asiatico si nutre anche di coccinelle, farfalle, cavallette e numerosi altri insetti, con possibili conseguenze più ampie sulla biodiversità e sugli ecosistemi. “Subiamo la minaccia di un predatore di cui sembra non importare nulla a nessuno”, denuncia Lautard.

Il piano francese contro il calabrone asiatico

Di fronte alla diffusione della specie, il governo francese ha annunciato il 16 settembre un piano nazionale di contrasto previsto dalla legge approvata nel 2025. Il programma punta a coordinare le strategie adottate nei diversi territori: dalla cattura selettiva delle regine fondatrici in primavera alla distruzione dei nidi fino all’autunno, passando per sistemi destinati a ridurre lo stress sulle colonie di api.

Per il 2026 sono stati stanziati tre milioni di euro a livello nazionale. Gli apicoltori ritengono però che le risorse siano insufficienti rispetto alle dimensioni del fenomeno. Nelle sole Alpi Marittime le autorità locali hanno già dovuto investire cifre molto consistenti per eliminare migliaia di nidi. “Il calabrone asiatico è diventato una difficoltà enorme per gli apicoltori, come il lupo per gli allevatori di pecore”, afferma Lautard, che chiede anche strumenti più efficaci per sostenere economicamente le aziende colpite.

Reti e “arpe elettriche”. Le soluzioni della Francia

In attesa di una soluzione definitiva, gli apicoltori continuano a sperimentare nuovi sistemi di difesa. Su un terreno agricolo messo a disposizione dalla città di Cannes, l’Association pour le développement de l’apiculture provençale (Adapi) sta testando diversi dispositivi.

Tre anni fa erano state installate reti attorno agli alveari. L’esperimento non funzionò: i calabroni riuscirono comunque a decimare le colonie. Quest’anno sono state provate le cosiddette “arpe elettriche”, griglie collocate vicino alle arnie che colpiscono con una scarica i calabroni che cercano di avvicinarsi.

I risultati sembrano almeno in parte incoraggianti. Attorno alla trentina di alveari protetti continuano a volare alcuni calabroni, ma le api riescono a entrare e uscire numerose. Nelle aree non protette l’attività è invece molto più ridotta e alcune arnie risultano invase dai predatori. Anche questa soluzione presenta però diversi limiti. Ogni dispositivo costa circa 50 euro per alveare, quasi un terzo del prezzo di uno sciame, e richiede una manutenzione costante.

“Non esiste ancora una soluzione operativa e soddisfacente“, ammette Lautard, che chiede maggiori investimenti nella ricerca scientifica sul comportamento del calabrone asiatico. Il problema comincia così a pesare anche sul ricambio generazionale dell’apicoltura. Pascal Jourdan, presidente dell’Adapi, spiega che una delle attività dell’associazione consiste nell’accompagnare i giovani che vogliono iniziare la professione. Ma oggi anche questo è diventato più difficile. “Far partire nuovi apicoltori è problematico”, dice. “Non sappiamo se non li stiamo mandando al massacro”.

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