giovedì, Luglio 30, 2026
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Il cranio medievale che ha subito quattro interventi chirurgici

AGI – Una nuova scoperta ha arricchito il campo dell’archeologia, con il ritrovamento di un cranio appartenuto a un individuo vissuto nel Medioevo conserva le tracce di quattro distinti interventi di trapanazione eseguiti in diversi momenti della sua vita: un caso eccezionale nel panorama archeologico europeo che testimonia non solo la pratica della chirurgia cranica medievale, ma anche la sopravvivenza del paziente a ripetute operazioni.

Il reperto proviene dalla necropoli della chiesa di San Teodoro, nel comune di Marana, in Istria, dove dal 2018 è in corso una campagna di scavi archeologici. Il progetto coinvolge un team multidisciplinare composto da ricercatori dell’Istituto di fisica applicata “Nello Carrara” (Ifac) del Consiglio nazionale delle ricerche, dell’AUSL Toscana Centro, dell’Università di Coimbra, di AITA Bioarchaeology e del Croatian Conservation Institute.

Le tracce della guarigione dalle ferite

Le quattro aperture presenti sul cranio mostrano chiari segni di guarigione e di rimodellamento osseo, indicando che il paziente sopravvisse dopo ciascun intervento. Si tratta di una circostanza estremamente rara, che offre agli studiosi una preziosa opportunità per approfondire il livello delle conoscenze mediche raggiunte nel Medioevo e comprendere quale assistenza fosse disponibile nelle comunità dell’epoca. 

La trapanazione è una delle più antiche procedure chirurgiche conosciute, praticata dalla preistoria fino al Medioevo in numerose regioni del mondo, e consiste nell’apertura volontaria di un foro nel cranio mediante strumenti appositamente realizzati e poteva essere eseguita per trattare traumi cranici, disturbi neurologici oppure nell’ambito di pratiche rituali o spirituali, come la presunta liberazione del corpo da spiriti maligni. In Croazia, tuttavia, testimonianze di questo tipo sono particolarmente rare e il caso di San Teodoro rappresenta uno dei reperti più significativi finora documentati.

Oltre cento tombe nella chiesa di San Teodoro

Il cranio è stato rinvenuto durante gli scavi della chiesa medievale di San Teodoro, diretti dall’archeologo Sinia Pami. Le origini dell’edificio risalgono all’epoca bizantina, mentre la necropoli iniziò a svilupparsi dopo l’ampliamento della chiesa nel XIII secolo e rimase in uso fino al XVI secolo. Gli archeologi hanno riportato alla luce circa cento tombe contenenti numerosi individui. Oltre a documentare pratiche funerarie tipiche dei cimiteri cristiani medievali dell’Adriatico, il sito ha restituito importanti informazioni sullo stato di salute della popolazione. “Le analisi antropologiche hanno identificato individui affetti da anomalie congenite, patologie croniche e altre condizioni patologiche, suggerendo che questa comunità si prendesse cura anche di persone che convivevano con importanti problemi di salute”, spiega Andrea Barucci del Cnr-Ifac.

La ricostruzione del cranio

“Purtroppo disponiamo esclusivamente del cranio e non del resto dello scheletro; di conseguenza non è ancora possibile determinare con affidabilità l’età dell’individuo”. Per chiarire le ragioni che resero necessarie le quattro operazioni, il reperto è ora sottoposto a indagini mediante tomografia computerizzata (TC) e microtomografia computerizzata ad alta risoluzione (micro-TC). Queste tecniche di diagnostica per immagini, completamente non invasive, consentono di ricostruire in tre dimensioni la struttura interna del cranio e di analizzare i processi di guarigione senza danneggiare il reperto. L’obiettivo è comprendere quale patologia, trauma o altra condizione clinica abbia richiesto interventi chirurgici ripetuti e approfondire il livello delle competenze mediche raggiunte nelle comunità medievali dell’Adriatico.

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