AGI – Il gene delle salamandre per nel futuro della rigenerazione di arti umani. Un gruppo di ricercatori ha individuato un meccanismo genetico condiviso tra salamandre, pesci e mammiferi che potrebbe aprire la strada a future terapie per rigenerare arti umani.
Il gene delle salamandre
Il risultato è al centro dello studio guidato da Josh Currie, biologo della Wake Forest University, insieme a David A. Brown della Duke University e Kenneth D. Poss della University of Wisconsin-Madison, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.
La ricerca ha analizzato il ruolo di specifici geni, denominati SP6 e SP8, coinvolti nei processi di rigenerazione in tre modelli animali: axolotl, zebrafish e topo. Questi geni risultano attivi nell’epidermide rigenerante e sembrano costituire un programma genetico comune alla base della ricrescita dei tessuti.
Programmi genetici universali per la ricrescita
Per quanto riguardo lo studio sui geni delle salamandre “abbiamo scoperto che esistono programmi genetici universali che guidano la rigenerazione in organismi molto diversi”, spiega Currie, sottolineando l’importanza dell’approccio comparativo tra specie. Gli esperimenti hanno mostrato che la rimozione del gene SP8 negli axolotl, tramite tecnologia CRISPR, compromette la corretta formazione delle ossa durante la rigenerazione degli arti.
Risultati degli esperimenti sui topi
Non soli i geni sulle salamandre. Un effetto analogo è stato osservato nei topi privati dei geni SP6 e SP8, con una riduzione della capacità di rigenerare le estremità delle dita. Partendo da queste evidenze, i ricercatori hanno sviluppato una strategia di terapia genica utilizzando un enhancer della rigenerazione identificato nello zebrafish.
Terapia genica e stimolazione ossea
La tecnica consente di veicolare il gene FGF8 — normalmente attivato da SP8 — per stimolare la ricrescita ossea. Nei topi, questo approccio ha parzialmente ripristinato i processi rigenerativi, compensando l’assenza dei geni SP. Sebbene gli esseri umani non possiedano naturalmente questa capacità rigenerativa — limitata alla ricrescita della punta delle dita in condizioni specifiche — lo studio fornisce una prova di principio per lo sviluppo di terapie in grado di imitare i meccanismi osservati in altre specie.
Prospettive per la medicina rigenerativa umana
“Potremmo essere in grado di somministrare trattamenti che sostituiscano questo tipo di epidermide rigenerativa per favorire la ricrescita dei tessuti umani”, afferma Currie. Ogni anno nel mondo si registrano oltre un milione di amputazioni, spesso legate a malattie vascolari, traumi o infezioni.
Verso una soluzione multidisciplinare
In questo contesto, i ricercatori indicano che approcci basati su terapia genica potrebbero affiancare altre strategie in sviluppo, come scaffold bioingegnerizzati e terapie con cellule staminali, contribuendo a una soluzione multidisciplinare. Secondo gli autori, il lavoro rappresenta una base fondamentale per future ricerche volte a trasferire questi risultati dall’animale all’uomo, evidenziando il valore della collaborazione tra discipline e modelli biologici diversi nello studio dei processi rigenerativi.



