AGI – Servirsi del Vesuvio per sviluppare un nuovo approccio utile a datare con maggiore precisione gli eventi geologici.
A questo obiettivo è stato orientato uno studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, condotto dagli scienziati del Berkeley Geochronology Center, dell’Università della California a Berkeley e dell’Università di Padova.
La distruzione di Pompei come data di riferimento
Il team, guidato da Paul Renne, ha utilizzato il confronto tra la data storica dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse Pompei, e la datazione argon-argon, una delle tecniche più utilizzate per datare gli eventi geologici. I risultati, commentano gli esperti, potrebbero contribuire a stabilire con maggiore accuratezza quando si sono verificati eruzioni vulcaniche, impatti di meteoriti, estinzioni e altri eventi nella storia della Terra, oltre a fornire un riferimento per calibrare altri metodi di datazione, come il carbonio-14 e l’uranio-piombo.
Dopo aver riesaminato le fonti storiche e i resoconti di Plinio il Giovane, che descrisse direttamente l’eruzione, i ricercatori hanno potuto confermare la data tradizionalmente attribuita all’evento, 24 agosto 79 d.C., con un’incertezza di circa due mesi. Questa informazione ha fornito un riferimento temporale noto con cui confrontare la data ottenuta attraverso la tecnica argon-argon. Nell’ambito dell’indagine, gli scienziati hanno analizzato otto campioni di sanidino, un minerale vulcanico ricco di potassio, provenienti dalla pomice eruttata dal Vesuvio e conservati per quasi trent’anni nelle collezioni di ricerca. I campioni erano stati raccolti a Oplontis, un’altra località romana sepolta dall’eruzione, e provenivano dalle prime fasi dell’attività eruttiva.
Come funziona la datazione argon-argon
La datazione argon-argon, aggiungono gli studiosi, sfrutta il decadimento naturale del potassio-40, che nel tempo si trasforma in argon-40. Prima dell’eruzione, quest’ultimo non è normalmente presente nel minerale; quando il magma viene espulso e si raffredda, il ‘cronometro’ inizia quindi a funzionare. Misurando il rapporto tra argon-40 e argon-39, prodotto artificialmente irradiando il campione con neutroni, è possibile stimare da quanto tempo il minerale si è formato. Il risultato raggiunge una precisione dello 0,7 per cento e un’accuratezza dello 0,4 per cento. La maggiore precisione potrebbe essere particolarmente utile per stabilire la successione temporale tra eventi geologici.
Per esempio, datazioni più accurate possono aiutare a capire se un impatto meteoritico sia avvenuto prima di un’intensa fase vulcanica e quale relazione possa avere avuto con una successiva estinzione. Gli studiosi puntano ora a utilizzare l’approccio anche per armonizzare diversi metodi di datazione, integrando più osservazioni attraverso modelli statistici. Il Vesuvio, concludono gli autori, rappresenta pertanto un punto di riferimento importante, che permette di migliorare uno degli strumenti fondamentali per ricostruire la storia della Terra.



