venerdì, Giugno 5, 2026
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In Albania quinto giorno di proteste contro il resort di lusso Kushner-Trump

AGI – In Albania quinto giorno consecutivo di proteste contro i progetti immobiliari di Jared Kushner e della moglie Ivanka Trump, intenti a costruire un resort di lusso sull’isola di Sazan e sul sito protetto di Zvernec, nel sud del Paese. Per giunta il primo ministro albanese Edi Rama è accusato di corruzione in questa vicenda.

Dallo scorso fine settimana, a Tirana, la capitale, e a Zvernec, nei pressi di istituzioni pubbliche e sul sito stesso del progetto, si svolgono proteste quotidiane di cittadini e organizzazioni non governative ambientaliste con uno slogan comune che recita: “l’Albania non è in vendita”. Il movimento di protesta nazionale, soprannominato la “Flamingo Revolution”, riflette in realtà una più profonda messa in discussione del sistema politico albanese.

Rama, progetto resort Kushner non esiste ancora

“Non esiste ancora un progetto del resort” di Jared Kushner “e quindi non c’è ancora nulla da discutere o approvare”. Lo ha dichiarato il premier albanese, Edi Rama, rispondendo alle domande dei giornalisti al suo arrivo al vertice Ue-Balcani occidentali.

Il nome dato al movimento è un riferimento alle popolazioni di fenicotteri minacciate dal vasto progetto turistico e immobiliare del clan Trump sull’isola di Sazan, nel sud dell’Albania, proprio di fronte all’Italia. Nonostante le manifestazioni su vasta scala, i lavori preparatori sono iniziati sul sito della costa meridionale di Zvernec, dove sono state erette alte recinzioni di filo spinato che impediscono ai residenti e ai turisti di accedere alla spiaggia. I media locali hanno riportato incidenti tra cittadini e guardie di sicurezza private, segnati da violenze fisiche e minacce. Secondo quanto riferito, i cittadini avrebbero tentato di rimuovere le barriere e stanno circolando video che mostrano comportamenti violenti nei loro confronti.

A seguito degli incidenti di sabato scorso, le autorità albanesi hanno revocato le licenze a due società di sicurezza private, una guardia giurata è stata arrestata e detenuta, circa quindici manifestanti sono stati incriminati e il capo della polizia locale è stato rimosso dall’incarico.

L’identikit del progetto Trump-Kushner: lusso ed eco-rischi

Nell’agosto del 2024, Kushner annunciò i suoi piani per un complesso alberghiero di lusso in Albania, che avrebbe incluso circa 10.000 camere. Il progetto mira a trasformare in un paradiso per il turismo di lusso l’isola disabitata di Sazan di 5,7 km, al confine tra il Mar Adriatico e il Mar Ionio, e diverse centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, una zona umida costiera che ospita 200 fenicotteri, foche e siti di nidificazione per le tartarughe marine. Il piano include anche la costa albanese dell’isola, vicino alla città di Valona, che fa parte dell’area protetta.

Finora, l’isola di Sazan era sfuggita all’ondata di investimenti turistici che ha travolto la costa albanese. È anche una reliquia della Guerra Fredda, quando i sovietici la consideravano una roccaforte militare essenziale contro il blocco occidentale. Sebbene il piano sia stato presentato nel 2024, Kushner ha visitato il sito solo all’inizio del 2026 con la moglie Ivanka, per sviluppare ulteriormente i piani di investimento.

La difesa del premier Rama e le indagini della Procura

Fin dall’inizio, il progetto non ha ricevuto il sostegno dei cittadini e degli ambientalisti, ma la situazione è peggiorata lo scorso fine settimana. La procura speciale albanese incaricata della lotta alla corruzione ha annunciato di aver avviato un’indagine sulle circostanze dell’acquisizione del terreno a Zvernec e sulla realizzazione del progetto dei Trump-Kushner.

Il premier albanese Rama ha confermato che sono effettivamente in corso negoziati tra il governo e Kushner per un accordo relativo alla costruzione di circa 10.000 camere d’albergo. Rama ha però negato che il progetto minacci la riserva naturale protetta e ha assicurato che la proposta definitiva non è stata ancora presentata in quanto è in corso la valutazione di impatto ambientale. Il premier albanese ha inoltre respinto le accuse di trasferimento di terreni pubblici a privati, sottolineando che l’isola di Sazan rimane proprietà statale, mentre il resort sulla terraferma viene sviluppato su terreni di proprietà privata, con la partecipazione del governo in qualità di partner.

“Voglio fare dell’Albania un modello per l’intera regione, e questo progetto fa parte di questo impegno”, ha prospettato Rama.

L’analisi degli esperti: una rabbia sociale profonda

“Queste proteste non hanno precedenti dalla fine del regime comunista in Albania. Di solito, le manifestazioni sono tollerate dalle autorità, o addirittura strumentalizzate da esse. Questa volta, si tratta di un movimento ibrido che rappresenta un ampio spettro della società civile e che chiede le dimissioni sia del premier Edi Rama che del principale leader dell’opposizione, Sali Berisha”, ha osservato Klevis Kolasi, esperto di Albania presso l’Università di Ankara.

“Capisco che l’espressione “rivoluzione dei fenicotteri” sia così popolare, in effetti è molto accattivante. Ma è anche riduttiva e non riesce a cogliere la rabbia più profonda che si sta manifestando in questo momento”, ha commentato a France 24 Florian Cullhaj, politologo dell’Università Europea di Tirana.

“A prescindere dalla potenziale redditività di un progetto del genere, un piccolo Paese come l’Albania non dovrebbe essere costretto a vendere la propria terra. Il primo ministro non ha il diritto di cedere semplicemente un pezzo di territorio a investitori privati”, ha reagito Gezim Alpion, sociologo di origine albanese dell’Università di Birmingham.

Pertanto, i manifestanti di Tirana esprimono principalmente “una profonda frustrazione per quello che considerano l’ennesimo esempio di come i beni pubblici vadano a beneficio di una piccola élite, mentre i cittadini comuni si sentono esclusi dalle decisioni nazionali più importanti”, ha spiegato Cullhaj. Una vicenda che, secondo lui, è sufficiente a riaprire vecchie ferite. “La Albania è una nazione che è stata storicamente smembrata, in particolare dopo la Conferenza di Londra del 1913”, ha ricordato l’esperto. “Esiste una sorta di tradizione tra i leader albanesi che non esitano a sacrificare parti del territorio nazionale se ciò consente loro di consolidare il proprio potere”, ha sottolineato.

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