AGI – I porti della sponda meridionale del Mediterraneo sono destinati a diventare un nuovo banco di prova per la modernizzazione delle catene logistiche regionali. Un programma pilota di formazione progettato per migliorare l’efficienza e la competitività dei porti è stato avviato a seguito di un accordo di cooperazione tra la Scuola Europea di Trasporto Intermodale e l’autorità portuale algerina, Serport. L’iniziativa fa parte di un più ampio sforzo per ridurre il divario prestazionale tra le infrastrutture portuali europee e quelle del bacino del Mediterraneo meridionale e orientale. Il progetto è coordinato dal centro di formazione integrato nel sistema portuale catalano, sotto la guida dell’Autorità Portuale di Barcellona. L’accordo è stato firmato dal suo presidente, José Alberto Carbonell, con la parte algerina, segnando un ulteriore passo avanti nella cooperazione euro-mediterranea nella logistica e nel trasporto marittimo. Oltre all’Algeria, anche il porto di Tripoli, nel Libano settentrionale, partecipa alla fase pilota, che dovrebbe estendersi gradualmente ad altri paesi del Mediterraneo.
Operativamente, il programma si basa sull’utilizzo di strumenti digitali avanzati, tra cui piattaforme di simulazione come il “Virtual Port Lab”. Questi strumenti consentono di ricreare scenari complessi di gestione portuale e di commercio internazionale, facilitando la formazione di dirigenti, operatori e autorità di regolamentazione. L’obiettivo è migliorare il processo decisionale, il coordinamento tra attori pubblici e privati e la gestione dei flussi di merci, in un contesto di crescente pressione sulle infrastrutture portuali. Il progetto fa parte della più ampia iniziativa “Open Trade in the Mediterranean”, che mira a rafforzare le competenze professionali nel commercio e nella logistica attraverso metodi didattici innovativi.
Oltre agli aspetti puramente tecnici, il programma integra temi trasversali come la sostenibilità ambientale, la parità di genere e l’etica nei processi decisionali. Queste dimensioni riflettono l’evoluzione degli standard internazionali che i porti del Mediterraneo si trovano ad affrontare sempre più spesso, in particolare in termini di decarbonizzazione e governance. Il finanziamento e il supporto istituzionale si basano su una rete di attori europei e regionali, tra cui l’Agenzia Spagnola per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, l’Unione per il Mediterraneo, l’Istituto Europeo del Mediterraneo e l’Associazione delle Camere di Commercio e Industria del Mediterraneo. A livello locale, contribuiscono al progetto anche il Comune di Barcellona, la Città di El Prat de Llobregat e l’agenzia Barcelona Activa, evidenziando il legame tra sviluppo portuale, occupazione e crescita economica territoriale. I promotori del progetto ritengono che, se gli obiettivi iniziali saranno raggiunti nei porti di Algeri e Tripoli, il programma potrà essere esteso ad altre strutture portuali in Egitto, Libia, Tunisia, Giordania, Mauritania, Palestina e Marocco.
Questa espansione si baserebbe sull’iniziativa “Train the Port”, progettata per creare una rete di centri di formazione specializzati nella regione euro-mediterranea. In definitiva, l’ambizione dichiarata è duplice: rafforzare le competenze locali e migliorare in modo sostenibile le prestazioni portuali in una regione attraverso la quale passa una parte significativa del commercio globale. In un contesto di catene di approvvigionamento ristrutturate e di maggiore concorrenza tra gli hub logistici, questo tipo di programma potrebbe contribuire a una maggiore integrazione economica tra le due sponde del Mediterraneo.



